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La scuola secondo la Lega

Mario Pittoni: “Basta trasferimenti forzosi dei docenti, buoni scuola per la parità”

28 Febbraio 2018 alle 13:53

La scuola secondo la Lega

Mario Pittoni

Abbiamo fatto otto domande alle principali forze politiche per capire che cosa hanno in mente i partiti per riformare l'istruzione. Qui le domande e le altre interviste.


   

1. La Scuola è un’istituzione pubblica che non deve esser autoreferenziale, ma che trova la sua funzione nel promuovere la personalità di ogni studente attraverso la cultura, in collaborazione con i genitori e valorizzando il contributo delle altre “formazioni sociali”, dalle chiese alle imprese, dalle associazioni volontarie no profit alle cooperative, dai mass media a tutti gli enti locali e territoriali.

   

2. La Scuola non può rimanere indietro rispetto a quanto sta avvenendo con la quarta rivoluzione industriale. Lo studente che entra oggi nel sistema dell’istruzione, a 6 anni, si dovrebbe diplomare non dopo 13 ma dopo 12 anni di scuola, in un contesto sociale ed economico che richiederà nuove conoscenze e nuove competenze. Per questo bisogna qualificare sul piano didattico e culturale l’alternanza scuola lavoro e aumentare l’apprendistato formativo anche nei percorsi scolastici.

   

3. Dobbiamo liberare le grandi risorse professionali che esistono nella scuola. Sostengo il passaggio a un modello di governance più snello verso l’autonomia effettiva per rendere concreto il passaggio a un finanziamento diretto alle scuole, con l’utilizzo del costo standard di sostenibilità, che poi venga gestito dalle scuole stesse per l’assunzione e la gestione del personale, valorizzandone il merito.

   

4. Sancire un diritto e non renderlo esercitabile è quantomeno un’ipocrisia. Nelle scuole statali continuiamo a spendere più di 6 mila euro per ogni studente, mentre nelle paritarie da 2 a 4 mila euro a carico delle famiglie che già pagano le tasse. Per garantire la libertà di scelta educativa e l’equità del sistema scolastico bisogna riconoscere una dote alle famiglie, pari a un costo standard di sostenibilità per ogni studente, che potrà essere attribuito all’istituzione scolastica statale o paritaria prescelta.

    

5. Si deve proseguire nel processo di decentramento: razionalizzare le competenze territoriali, raddoppiate con le leggi Bassanini negli anni Novanta, come nel caso della duplicazione di centri decisionali a livello regionale con gli Uffici Scolastici Regionali che affiancano le Direzioni Generali degli Assessorati regionali.

    

6. Le Università devono diventare hub di innovazione e di crescita delle vocazioni territoriali, superare la logica dell’offerta generalista e puntare alla specializzazione anche per l’offerta post-laurea da realizzare in apprendistato di alta formazione con le imprese del territorio.

   

7. Il tasso di passaggio degli studenti italiani dal secondo ciclo al livello terziario è del 50 per cento, poiché i diplomati tecnici e professionali passano in misura minima al livello terziario ( al 30 e al 11 per cento). Bisogna portare a crescere questo sistema.

   

8. Questa è la classica proposta di sinistra che aiuta i “ricchi”. Inoltre, non è una proposta che premia i capaci e i meritevoli come prevede la nostra Costituzione. Occorre riformare il sistema del diritto allo studio rimasto schiacciato dal taglio dei trasferimenti statali alle Regioni e consentire di studiare a chi merita e non ha i mezzi per farlo.

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