Giovani Dottori, una “Excellenziniziative” per l’Italia

Perché investire negli stipendi dei dottorandi di ricerca è un bene per l'Italia. Intanto nella legge di bilancio uno stanziamento di 20 milioni per cercare di avvicinare l'importo delle borse di dottorato ai migliori standard internazionali

15 Dicembre 2017 alle 19:13

Giovani Dottori, una “Excellenziniziative” per l’Italia

Foto LaPresse

"Per avere un sistema efficiente la Germania non può non avere una ricerca universitaria efficiente. Per avere ottimi ricercatori dobbiamo invogliare i nostri ragazzi a sposare la ricerca e per farlo non c'è altro modo che pagare bene le nostri menti migliori". Era il 2005 quando l'ex ministro della Formazione del secondo governo Schröder riformò l'università tedesca lanciando l'Excellenziniziative, l'Iniziativa di eccellenza, ossia un sistema all'interno del quale le università venivano spinte a competere per i fondi federali promuovendo la ricerca di alto livello, le scuole universitarie e, soprattutto, i “cluster di eccellenza”, collaborazioni con scienziati di altre organizzazioni di ricerca. Un circolo virtuoso foraggiato dallo stato con assegni di ricerca. I risultati si sono visti negli anni facendo salire la Germania ai primi posti delle università europee migliori.

 

E' in questo contesto di eccellenza dello studio che trova una sua dimensione la proposta portata avanti dal Comitato per la valorizzazione del Dottorato di ricerca che è riuscita a far inserire nell'attuale legge di bilancio uno stanziamento di 20 milioni per cercare di avvicinare l'importo delle borse di dottorato ai migliori standard internazionali.

 

Come segnala Giulio Formenti, uno dei promotori del comitato, i pur meritori incentivi portati avanti dal Governo per l'assunzione di giovani, per quanto essenziali, non bastano, soprattutto per quanto riguarda chi invece di lavorare preferisce portare avanti un percorso di ricerca universitario. Spiega Formenti in una nota: "Per quanto dunque sia una norma positiva, abbiamo tuttavia ravvisato come il limite temporale di 29 anni, indipendentemente da qualsiasi considerazione rispetto agli anni di studi, crei un discrimine poco ragionevole, specialmente per chi intraprende un percorso di terza formazione, che per di più in Italia per varie ragioni avviene generalmente tardi (età media al conseguimento del titolo 33 anni, Almalaurea 2015). Il paradosso è che dunque attualmente questa norma, almeno in astratto, disincentiva il proseguimento degli studi con un Dottorato di ricerca".

 

Per questo il Comitato dei dottorandi si muove, con una proposta concreta per la politica che sta varando la legge di Bilancio. Scrive Formenti: "abbiamo suggerito alla maggioranza parlamentare e al Governo di provare ad intervenire, almeno per il dottorato di ricerca, introducendo dei correttivi rispetto all'età in caso di titoli. La bozza di Legge di bilancio è ora passata alla Camera, dove è attualmente in discussione un emendamento che esclude il triennio del dottorato dal computo degli anni valevoli per accedere agli incentivi. L'emendamento è stato inizialmente presentato da Chiara Gribaudo, responsabile lavoro del PD, ma è stato poi fatto proprio da tutta la Commissione Lavoro".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • monica de simone

    monica de simone

    16 Dicembre 2017 - 11:11

    La politica degli sgravi fiscali è ampiamente praticata , da tantissimi anni, e drena risorse alla ricerca e all'università...senza produrre alcun risultato degno di nota (tranne appunto la riduzione dei fondi per il BENE COMUNE)

    Report

    Rispondi

Servizi