(foto Ansa)

cattivi scienziati

Così uno studio sulle pericarditi conferma la sicurezza dei vaccini anti Covid

Enrico Bucci

Un interessante lavoro dei ricercatori canadesi ci dice che il numero degli eventi avversi causati dal virus è più grande degli eventi legati alla patologia cardiaca

È appena stato pubblicato un interessante lavoro svolto da ricercatori canadesi, i quali hanno studiato il rischio di miopericardite in soggetti vaccinati con i vaccini a RNA contro SARS-CoV-2. A partire dai dati ottenuti dopo 10 milioni di dosi, si è studiata l’ospedalizzazione o il ricorso alla terapia d’urgenza per questa causa entro 7 e 21 giorni dalla vaccinazione. Sono stati trovati 179 casi incidenti di miopericardite entro 7 giorni e 308 casi entro 21 giorni dopo la vaccinazione. Complessivamente, il tasso di miopericardite nella coorte dei vaccinati è risultato pari a 1,75 (IC 95% 1,50-2,02) per 100.000 dosi di vaccino mRNA entro 7 giorni, con un rapporto tra eventi osservati e attesi di 5,18 (IC 95% 4,45-5,99). A 21 giorni, sono risultati 3,00 eventi (IC 95% 2,68-3,36) per 100.000 dosi, con un rapporto osservati/atteso di 2,97 (IC 95% 2,65-3,32). In base al sesso, al tipo di vaccino e al numero di dosi, i tassi per 100.000 dosi e il rapporto osservato/atteso erano più alti tra i maschi, tra i destinatari di mRNA-1273 e dopo la seconda dose del vaccino a mRNA.

 

Se si differenziano i soggetti inoculati per età, si osserva il tasso più alto per 100.000 dosi tra i soggetti di età compresa tra 18 e 29 anni, mentre il rapporto più alto fra eventi osservati e attesi è risultato per i soggetti di età compresa tra 12 e 17 anni. Guardando ad altre variabili che differenziano i soggetti studiati, si trova anche che le miopericarditi sono più alte in particolare dopo la seconda dose, tra coloro che hanno ricevuto il vaccino mRNA-1273 (Moderna) ed infine tra i maschi. I tassi più alti di miocardite sono stati osservati dopo la seconda dose di vaccino tra i maschi di età compresa tra 18 e 29 anni. In questo sottogruppo, i tassi erano circa quattro volte superiori con il vaccino mRNA-1273 rispetto al vaccino BNT162b2 (Pfizer-BioNTech). I tassi di miocardite sono risultati inferiori dopo la terza dose di vaccino rispetto alla seconda dose.

 

Ora, come dobbiamo considerare questi numeri? Come tradurre cioè queste misure quantitative, che dimostrano un aumento del rischio per certe condizioni cardiache più o meno accentuato per i soggetti che si vaccinano con prodotti basati su RNA, in una valutazione che ci dica se è opportuno o meno vaccinarsi, una volta definito il livello di sicurezza dei vaccini secondo i numeri forniti? Vorrei innanzitutto insistere proprio sulle parole finali di questa domanda: per ogni trattamento, che si parli di vaccino, farmaco, massaggio o bacino della bua, la sicurezza non si valuta in modo dicotomico, stabilendo cioè che qualcosa è assolutamente privo di ogni rischio oppure non lo è. Si valuta invece il livello di sicurezza, cioè quanto un prodotto è sicuro, nel modo fatto dagli autori, cioè attraverso la quantificazione dei rischi misurabili.

Alla luce dei risultati ottenuti, i ricercatori che hanno pubblicato lo studio in questione ci tengono a rassicurarci, fin dalle prime righe del lavoro, scrivendo infatti: “In definitiva, i nostri risultati mostrano la sicurezza complessiva del vaccino a mRNA. I tassi complessivi di miocardite per 100.000 dosi erano ancora molto bassi per entrambi i vaccini”. E perché la sicurezza è considerata sufficiente per consigliare di vaccinare? Perché, come riportano sempre gli autori, il numero di eventi avversi causati dal virus, evitati grazie ai vaccini nel periodo pandemico considerato, è di molto superiore.

Riportando dati USA pubblicati, essi mostrano per esempio che “560 ricoveri ospedalieri, 138 ricoveri in terapia intensiva e 6 decessi per COVID-19 potrebbero essere prevenuti per milione di seconde dosi di vaccino a mRNA contro SARS-CoV-2 somministrato a maschi di età compresa tra 12 e 29 anni, rispetto ai 39-47 casi attesi di miocardite dopo la vaccinazione SARS-CoV-2”. Vale a dire che nella fascia più a rischio di eventi avversi da vaccino a RNA, i ricoveri e le terapie intensive causate dal virus sono oltre un ordine di grandezza più numerosi rispetto alle miocarditi da vaccino (le quali peraltro si risolvono quasi sempre in maniera benigna); questo senza nemmeno contare i morti.

 

Ora, è evidente che qualsiasi miglioramento della sicurezza degli attuali prodotti sarà benvenuto, se può ridurre ulteriormente i rari effetti cardiaci della vaccinazione; se ne saranno chiariti i meccanismi causali, questo potrà ben essere possibile. Tuttavia, se ciò accadrà si tratterà di un miglioramento di prodotti già molto sicuri e per i quali il rapporto rischio/beneficio è attualmente molto favorevole, prendendo in considerazione un certo tipo di rischio a seguito della diffusione del virus e della vaccinazione (e non un calderone disomogeneo di qualunque effetto collaterale, pur lieve).

I ricercatori stanno in tutto il mondo lavorando per migliorare l'efficacia contro le nuove varianti e l’infezione e sicurezza dei prodotti che abbiamo; ma il fatto che un prodotto possa essere migliorato non significa per nulla che la sicurezza o l’efficacia attuali siano state insufficienti, quanto piuttosto testimonia il progresso che deriva dalla continua conoscenza. Se si sviluppasse una nuova tecnologia in grado di rendere più sicure le automobili, non accuseremmo i produttori delle auto attuali di averci venduto dei prodotti insicuri; allo stesso modo, i vaccini odierni sono stati abbondantemente sopra lo soglia del rapporto rischio/beneficio, e hanno evitato milioni di morti ed ospedalizzazioni inutili nel mondo, nonostante qualche sottosegretario faccia fatica a convincersene.

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