Macachi e sentenze assurde. Siamo destinati alla miseria
L'animale migliore per studiare il Covid è il macaco, lo stesso che i neurobiologi italiani chiedono di utilizzare per gli studi sulla cecità. Permesso negato: in Italia le ricerche che hanno portato al vaccino non si sarebbero potute fare
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14 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:23 AM

AP Photo/Bebeto Matthews <br />
Al di là di quella che risulterà davvero l’efficacia, sul campo, del vaccino tedesco inventato da Ugur Sahin, il lavoro scientifico che ha portato al risultato contiene importanti insegnamenti. Che Sahin sia un immigrato turco è rilevante solo perché dimostra che in Germania egli ha trovato un efficace ascensore sociale, mentre nella Turchia del despota Erdogan probabilmente farebbe il cameriere. Gli italiani e i loro media, che applaudono e si aspettano di godere dei benefici del prodotto, dovrebbero soprattutto sapere e dire che le ricerche che hanno portato al vaccino tedesco in Italia non si sarebbero probabilmente potute fare.
In questa tragico momento, nessuno pensa come si è arrivati a sviluppare il vaccino, o come ci si sta arrivando con gli altri oltre 200 progetti. Interessa uscire dal tunnel, non come ci si si riesce. Né interessa che quel risultato contenga una lezione generale per imparare come uscire da altre malattie, anche se meno mediatiche. Mentre i ricercatori tedeschi guidati da Sahin analizzavano i risultati delle sperimentazioni cliniche e preparavano la conferenza stampa, che ha fatto correre tutti i governi a chiedere di comprare qualche milione di dosi del vaccino e i titoli di Pfizer a salire in Borsa, il nostro Consiglio di stato bloccava il progetto Light-Up, che prevede lo studio sperimentale nei macachi di meccanismi anatomo-fisiologici, che potrebbero restituire la consapevolezza visiva in persone con cecità corticale.
La sentenza è desolante per la malcelata faziosità, perché chiede ai ricercatori di provare se sono stati rispettati i requisiti etici di riduzione e sostituzione degli animali nella sperimentazione in oggetto, previsti dalla legge europea e da quella italiana. Ignorando che se tali princìpi non fossero stati rispetti, l’European Research Council (Erc) e i comitati etici non avrebbe mai finanziato e approvato il progetto! Si prova imbarazzo quando un organo di rilievo istituzionale non si comporta con terzietà.
Il progetto Light Up dei neurobiologi torinesi e parmensi era stato finanziato dall’Erc nel 2018 per un quinquennio con quasi due milioni di euro al termine di una valutazione rigidissima, fondata solo sulla qualità del progetto e dei ricercatori, nonché ovviamente tenendo conto della fattibilità e portata del risultato. L’anno prima era stato finanziato con 2,5 milioni di euro un progetto triennale di medicina di precisione che mirava a usare l’Rna messaggero sintetico per sviluppare una immunoterapia del cancro. A capo di questo progetto c’era Ugur Sahin, il quale non è strettamente un vaccinologo di formazione, ma un immunologo e oncologo molecolare.
L’Rna messaggero sintetico è un formidabile strumento per costruire vaccini più sicuri ed efficaci, e così Sahin ha immaginato di usare questa tecnologia, come decine di altri gruppi, per sviluppare un vaccino anti Covid. Apparentemente con successo. E l’Erc gli ha fatto i complimenti, perché si tratta della prova che il loro modo di decidere i finanziamenti funziona, nel senso che porta a premiare il 10 per cento circa delle domande, che sono le migliori senza discussione. Per approvare un vaccino è legalmente richiesta dalle agenzie regolatorie una sperimentazione preclinica su animali, sia per quanto riguarda lo studio della malattia sia per quanto riguarda stabilire se il vaccino causa effetti collaterali.
Ovvero, per ottenere non solo il vaccino di Sahin ma tutti i vaccini (protetti da brevetto o meno) anti Covid è prevista la sperimentazione animale nella loro fase di sviluppo preclinico. È fuori di dubbio, ci sono decine e decine di pubblicazioni controllate, che il modello animale migliore per studiare Covid-19 e le risposte immunitarie che induce è il macaco. Lo stesso animale che i neurobiologi italiani chiedono di utilizzare per gli studi sulla cecità, garantendo le medesime condizioni richieste dalla autorità tedesche per autorizzare le sperimentazioni che hanno consentito a Sahin di sviluppare il vaccino.
Non vi sono elementi per dire che i macachi del progetto italiano saranno trattati peggio di quelli sui quali si sperimentano i vaccini anti Covid e nulla induce a ritenere che i forse i centomila pazienti circa che ogni anno subiscono lesioni cerebrali che causano deficit visivi siano persone di serie B. È logico inferire che la sperimentazione di un vaccino anti Covid in Italia sul miglior modello animale della malattia potrebbe essere o sarebbe bloccato. Che cosa non funziona in questo paese? La propaganda contro la sperimentazione animale esiste da almeno due secoli nel mondo occidentale e in alcune fasi dell’evoluzione delle scienze biomediche i conflitti sono stati in qualche paese anche molto più accessi di oggi.
L’impatto che hanno in Italia i movimenti contro la sperimentazione, che sono riusciti a snaturare in senso dannoso per la ricerca una legge avanzata come quella europea e che nel caso specifico del progetto Light Up hanno ottenuto una sentenza imbarazzante del Consiglio di stato, dipende in primo luogo dall’arretratezza intellettuale delle élite del paese. È inutile credere di vivere in una società davvero civile se magistrati, politici, giornalisti e intellettuali mettono i loro modi di sentire (ignoranza) e le loro emozioni avanti ai fatti, cioè se fanno valere pregiudizi sbagliati quando compiono scelte che possono danneggiare diritti e libertà di altre persone.
Se politici, magistrati, giornalisti e intellettuali non sono in grado di capire che la ricerca biomedica, e quindi la salute individuale e pubblica, dipende dall’uso, ovviamente controllato, della sperimentazione animale, per cui da ciò dipende anche la capacità di un paese di concorrere allo sviluppo di cure accessibili a tutti, non andremo mai da nessuna parte. Anzi, stiamo cucinando un futuro di miseria e sofferenza ai nostri figli.