“Chi ti paga?!” Perché i biodinamici sbagliano a usare questo argomento

Enrico Bucci

La deputata Cunial e l'Associazione biodinamica attaccano un convegno dell’Ibl (perché compare il logo della Bayer) con la solita litania degli scienziati “servi delle multinazionali”. Un'“accusa” che però gli si può facilmente ritorcere contro

Un’indignata Sara Cunial, deputata eletta con il M5s, avendo ricevuto dalla Bayer la notizia di un convegno organizzato dall’Istituto Bruno Leoni sulla pseudoscienza con l’intervento tra gli altri di Roberto Defez e di Roberto Burioni, prende la palla al balzo per attaccare in una volta sola i due ricercatori, il gruppo SETA (Scienze E Tecnologie per l’Agricoltura), l’Associazione Luca Coscioni e la senatrice a vita Elena Cattaneo.

 

  

Con un post su cui campeggia la scritta “chi paga la scienza” (in nero su giallo, una combinazione di colori che in natura indica veleno e pericolo, come per le vespe), attacca con la solita stantia litania della scienza che indicherebbe di bere il glifosate, che nasconderebbe i pericoli degli ogm e delle nuove tecnologie agrarie, che subdolamente imporrebbe gli abbattimenti degli alberi (presumibilmente si riferisce alle misure di contenimento di Xylella) e che vorrebbe stolidamente imporre colture intensive e idroponica.

 

Siccome il convegno in questione porta nella locandina il logo Bayer, si avrebbe la prova ancora una volta, secondo l'onorevole Cunial, che i ricercatori siano mossi in ultima analisi dai lauti finanziamenti elargiti dalla temibile industria chimica, che si tratti di vaccini (Burioni) o agricoltura (Defez); industria i cui sporchi interessi ella strenuamente combatte opponendo i suoi “studi di agricoltura biodinamica e tecniche idrofrequenziali” che “le consentono oggi di assistere la natura con infinita gratitudine”. Naturalmente, in soccorso della Cunial è giunto subito un altro difensore del bene pubblico e della biodinamica, quel Carlo Triarico, presidente dell’Associazione biodinamica italiana, il quale rilanciando il post della Cunial parla di lobbismo che vorrebbe farci credere che il “dibattito scientifico sia antiscienza e che la scienza è una e indiscutibile, quella che serve alle multinazionali, antidemocratica e assolutista”.

 

Ora, innanzitutto è ben strano che i ricercatori pubblici siano attaccati come servi delle multinazionali e lobbisti da uno come Carlo Triarico, il quale siede insieme ad altri sei nel board della multinazionale biodinamica Demeter International. E non basta che i sette componenti di quel board si facciano fotografare in campagna, invece che alla scrivania, per cancellare il fatto che la Demeter, anche attraverso le sue controllate e non senza notevoli movimenti finanziari, sia una multinazionale dagli ingenti profitti, che controlla la certificazione biodinamica in oltre 50 paesi.

 

A parte questo piccolissimo conflitto di interessi di Triarico, il quale nella sua denuncia è paragonabile ad un manager della Glaxo che accusi Burioni di conflitto di interessi, vale forse la pena pure di esaminare quali siano i loghi che campeggiano sulle locandine dei convegni di biodinamica. Prendiamo ad esempio l’ultimo caso, il convegno organizzato alla fine del 2018 presso il Politecnico di Milano. Come nelle occasioni precedenti, già evidenziate a suo tempo dal giornalista del Foglio Luciano Capone, si nota il logo della Pirelli, azienda controllata dalla ChemChina (con nove membri nel CdA): quella ChemChina che, guarda caso, possiede Syngenta e controlla Adama, costituendo quindi un colosso dell’agroindustria nel settore dei fitofarmaci e delle nuove tecnologie agrarie. Ma si sa, pecunia non olet; sicché, mentre il mio amico Roberto Defez, al telefono, mi conferma che non è neppure sicuro del rimborso del viaggio necessario per giungere al convegno con logo Bayer a cui è stato invitato, la sponsorizzazione della Pirelli, controllata dal colosso cinese del fitofarmaco ChemChina, per gli eventi di agricoltura biodinamica è denaro santo e benedetto.

 

E, per completare il rovesciamento della verità, un manager nel board della più grande multinazionale biodinamica può permettersi di accusare di lobbismo e conflitto di interesse i ricercatori pubblici (nonché il giornalista Capone), rivestendo così la propaganda della sua esoterica e antiscientifica pratica sotto il manto dell’eroe scopritore di oscuri complotti. E l'onorevole Cunial, convinta sostenitrice della sua biodinamica idrofrequenziale, può lanciare la sua accusa alla scienza corrotta e interessata, sicura del largo consenso che simili strepiti populisti raccoglieranno.

 

Enrico Bucci, Adjunct Professor in Systems Biology presso la Temple University di Philadelphia