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Addio a Silvano Dalla Libera, che sfidò la politica miope trebbiando il suo mais ogm

Non era solo un contadino, ma un uomo che cercava la libertà

10 Gennaio 2019 alle 18:31

Addio a Silvano Dalla Libera, che sfidò la politica miope trebbiando il suo mais ogm

Silvano Dalla Libera

Guardando una piantina satellitare del nord Italia, si nota una grande V bianca sopra Venezia: in mezzo c’è Vivaro. Un luogo non facile da abitare e coltivare, specialmente dopo la guerra, quando nasceva il 20 ottobre 1946 Silvano Dalla Libera.

 

A dieci anni abbandonava gli studi per l’incendio che distrusse la stalla di famiglia. Una scelta obbligata, ma continuerà a studiare la sera dal parroco del paese. Perché l’indole intellettuale, in lui, era innata, visto che a sette anni era referente della locale Azione Cattolica. Siamo negli anni ’50. Silvano lavora nei campi dell’azienda di famiglia, con tanta fatica e poca meccanizzazione. Non era solo contadino. Era un uomo alla ricerca dell’indipendenza e della libertà. L’area attorno a Vivaro era da sempre un poligono di tiro per manovre militari. E i campanili dei comuni erano un fastidio, così i generali decisero di abbatterli: anche quello di Vivaro. Silvano non lo trova giusto. Affronta i militari e minaccia di prenderli col forcone se provano a toccare il suo campanile. Hanno di fronte un ragazzone di un metro e novanta con mani grosse come un badile, che ha dietro gli abitanti di tutti i comuni della zona. I militari sono costretti a cambiare i loro piani. Il campanile di Vivaro svetta ancora, al centro della piazza.

 

Nel lavoro dei campi, Silvano ai muscoli predilige il cervello. Capisce l’importanza dell’innovazione e della meccanizzazione. E del ragionamento critico che viene dall’uso della scienza. Sa osservare le piante, riconosce ogni parassita e tutte le malattie. Sa scegliere per ognuna il trattamento efficace. La passione per la conoscenza non è mai spenta, malgrado l’interruzione degli studi. Negli anni 80 va negli Stati Uniti riuscendo, malgrado l’ostacolo dell’inglese, a conoscere di persona la ricercatrice che aveva costruito la prima pianta di soia ogm. Rimane affascinato dalle potenzialità della ricerca scientifica e dal poterla usare per coltivare meglio, in un ambiente più  sano, per fare alimenti più sicuri e poter trarre il giusto reddito dal suo lavoro.

 

L’uso della ricerca in agricoltura diventa la sua idea fissa e cercherà di portare l’innovazione anche in Italia, a Vivaro. Vedrà arrivare nei consorzi agrari quelle stesse piante ogm, coltivate da agricoltori stranieri, che a lui vietano di coltivare. Silvano Dalla Libera non si perde d’animo e insieme a Giorgio Fidenato e Duilio Campagnolo crea un’associazione di coltivatori, Futuragra, che si batterà per la libertà di poter coltivare le stesse piante che sono alla base della mangimistica di tutta Europa, e tra queste il mais ogm del tipo Bt così adatto al suo terreno agricolo. Futuragra raggiungerà successi che nessuna organizzazione scientifica o agricola riuscirà ad ottenere in Europa. Giorgio Fidenato farà cancellare una dopo l’altra una serie di leggi penali illegali, tese a intimidire chi coltiva piante ogm. Con la sentenza a suo favore della Corte europea di giustizia del 13 settembre 2017, Fidenato ha fatto abrogare il principio di precauzione applicato agli ogm. Quindi i rappresentanti di Futuragra hanno abrogato un pregiudizio europeo.

 

A frantumare l’ossessione antiscientifica avversa agli ogm è uno storico ricorso al Consiglio di stato vinto dall’avvocato di Silvano, Gabriele Pirocchi, contro il ministero italiano dell’Agricoltura. In quella sentenza si spiegava che l’Italia non può vietare una decisione sull’agricoltura presa dall’Unione europea: ossia non poteva vietare la coltivazione di mais ogm del tipo Bt. Quel trionfo lo lascia però con i piedi ben piantati per terra. Nella sua terra. Ha dovuto difendere la sua casa dalle aggressioni squadriste di ecoterroristi indottrinati ad avversare il mais ogm. Anche per tutto questo non si può dire che Silvano Dalla Libera sia stato solo un contadino. Ma è stato anche un contadino, perché ha guidato la sua comunità, gli altri agricoltori, la sua famiglia e i sentimenti di indipendenza e senso critico di tante persone sparse nel mondo civile a difesa delle libertà di ricerca e d’impresa.

 

La sua apoteosi sarà nell’ottobre del 2013 quando alla presenza di tutte le forze dell’ordine e difeso dalla Polizia, trebbierà personalmente il mais ogm che aveva legalmente coltivato strappando con la saggezza e la perseveranza questo suo diritto a una politica miope e incompetente. Silvano venderà quel mais con tanto di fattura e versamento Iva e riceverà anche le tradizionali sovvenzioni comunitarie per la coltivazione del mais riconosciute a qualunque contadino. Perché Silvano, in aggiunta a tutto il resto, era anche un contadino.

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