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Non è poi così difficile riconoscere una pseudoscienza. Ecco un decalogo

Da stamina ai vaccini, dieci caratteristiche comuni per orientarsi nel confuso quadro delle scienze che non lo sono 

31 Dicembre 2018 alle 06:00

Non è poi così difficile riconoscere una pseudoscienza. Ecco un decalogo

Foto LaPresse

In Italia pseudoscienziati e pseudoscienze trovano un terreno culturale fertilissimo. In parte perché oltre la metà dei cittadini paga un grave ritardo cognitivo e in parte perché nessuno spiega come riconoscerli, soprattutto a chi magari è anche colto, ma non ha dimestichezza con le differenze tra scienza e pseudoscienza. I temi della pseudoscienza sono cavalcati politicamente, come nel caso di vaccini, Ogm o Xylella, e quindi anche se si riesce a identificare la pseudoscienza l’irrazionalità del sentimento politico rende il quadro confuso.

   

Dagli anni Sessanta circa, cioè da quando l’offerta di cure alternative contro il cancro ha iniziato a minacciare il lavoro degli oncologi, è stato progressivamente descritto un fenotipo socio-psicologico dello pseudoscienziato. Costui è uno che si tiene in disparte dal mondo scientifico e talvolta è o è stato una figura marginale e un po’ anomala come scienziato e non è riuscito a fare carriera per capacità limitate. In tal senso, è mosso da sentimenti di rivalsa verso i colleghi ed esprime forme di ossessività patologiche. Altre volte è un outsider che si dice in possesso di conoscenze del tutto innovative e in alcuni casi cerca un accreditamento da parte degli scienziati attraverso un dialogo, mentre altre volte rifiuta di discutere le sue opinioni. Gli pseudoscienziati sono spesso persone di scarsa cultura scientifica e/o medica – spesso non sono neppure scienziati o medici – e godono non di rado del sostegno di scrittori, giornalisti, avvocati, politici. In genere presentano anche profili psichiatrici tipici degli individui manipolatori. Gli pseudoscienziati e le loro teorie hanno delle caratteristiche simili, ecco un decalogo per riconoscerli.

    

Le teorie pseudoscientifiche non sono mai controllabili, cioè falsificabili. Quasi mai sono formulate in modo da potere essere sottoposte a una prova che le confuterebbe definitivamente. Gli pseudoscienziati chiedono però ai critici di confutare la loro credenza, e se si fa notare che mancano le basi teoriche o descrizioni di meccanismi per farlo, concludono che se qualcosa non può essere confutato, allora deve essere potenzialmente vero. Ma l’assenza di prove a confutazione non prova nulla, in mancanza di prove positive. L’argomento, vecchio di un secolo di Bertrand Russell della teiera cinese che ruota tra Marte e la Terra, e non può essere vista con i telescopi esistenti, esemplifica il modo di ragionare degli pseudoscienziati: siccome non si può confutare, e quindi dimostrare che la teiera non esiste, allora la sua esistenza dovrebbe essere presa in considerazione come possibile e usata nei ragionamenti?

   

Una pseudoscienza è fondata su idee stabili, cioè su ideologie o dogmi che non cambiano e non possono/devono essere cambiati. L’omeopatia è il caso più esemplare: le teorie di Hanemann risalgono al 1800 circa ed erano improbabili già allora, mentre in seguito la fisica, la chimica e la medicina le hanno rese qualcosa di ridicolo. Gli omeopati sono rimasti fermi alle idee di Hanemann introducendo solo argomenti per proteggerle dalle critiche, e non si accorgono di essere comici. Altre credenze pseudoscientifiche come la Terra che sarebbe piatta, l’astrologia o la medicina tradizionale cinese sono fondate su teorie statiche più o meno antiche. La pseudoscienza è una forma di religione.

    

La ricerca degli pseudoscienziati non prevede le revisioni tra pari. I resoconti sperimentali o clinici di una pseudoscienza sono frammentari o ingenui, e la comunità degli pseudoscienziati sceglie sempre e solo i dati favorevoli, che spesso non sono riproducibili, scartando quelli che vanno contro la teoria.

  

Gli pseudoscienziati non usano i canali di comunicazione tradizionali di scienziati e medici. Non pubblicano su riviste scientifiche con elevato controllo sulla qualità dei dati e dei metodi, ma usano riviste che mimano il controllo o prevalentemente i quotidiani, la televisione o oggi i social media.

   

Gli pseudoscienziati tengono segreti i metodi che usano. Dicono di basarsi su principi o regole speciali, che avrebbero scoperto o inventato personalmente e che descrivono con linguaggio ermetico (ma privo di senso).

   

Diversamente dalla scienza, le pseudoscienze rivendicano una diffusa utilità pratica (es. capacità di curare gravi malattie). Le tecniche derivabili dalle teorie usano misure improvvisate e vaghe per aggirare la falsificabilità, rivendicano una personalizzazione del trattamento o di saper fare solo loro esperimenti o trattamenti. Nel ragionamento esplicativo degli pseudoscienziati manca sempre la parsimonia, e l’onere della prova è invertito (ricade su chi nega validità a teorie o pretesi fatti). Idee e concetti, inoltre, sono considerati tanto più credibili quanto più sono difesi da persone con qualità individuali speciali (di solito con buone capacità persuasive).

Gli pseudoscienziati sono vittimisti. Denunciano un pregiudizio della classe medica o scientifica nei loro riguardi, ovvero l’azione di complotti industriali o accademici quando le loro tesi o pratiche sono smascherate. E si presentano regolarmente come degli eretici o incompresi, troppo avanti rispetto alla scienza del momento, cioè come persone che cantano fuori dal coro e pensano che un giorno si riconoscerà che hanno ragione. Pensare in modo eretico non significa, però, dire qualcosa di corretto, nel senso che non basta cantare fuori dal coro per essere casi analoghi a Copernico, Galileo, Harvey, Pasteur.

Gli pseudoscenziati fanno uso di terminologie simil-scientifiche. Imitano i tratti esoterici del linguaggio usato dagli scienziati sperando di rendere così scientifico un argomento o una tesi. Le persone usano per tendenza le somiglianze superficiali per giudicare, in questo caso gli aspetti criptici del linguaggio per fare ingannevolmente credere che scienza e pseudoscienza siano sullo stesso piano.

Gli pseudoscienziati fanno uso regolarmente dei ragionamenti post-hoc, del tutto fallaci. Del tipo “siccome è stato osservato X, allora deve essere vero Y e la spiegazione deve essere Z”. Dopo la comparsa di una cometa in cielo si manifestano disgrazie, per cui deve essere vera l’influenza delle comete sulle vicende umane ed è vera la spiegazione di una carestia come dovuta al passaggio di una cometa.

  

Gli pseudoscienziati cercano di suscitare emozioni, a scapito dallo logica. Come quando parlano di “bambini innocenti” che sarebbero danneggiati dal fatto di negare loro l’uso di pseudoterapie (es. Stamina) o dal somministrare loro trattamenti pur efficaci (es. vaccini). O quando lanciano accuse ad personam, per screditare le teorie scientifiche legata al loro ideatore: Darwin era razzista; la teoria della relatività è falsa perché la pensata un ebreo; gli scienziati capitalisti producono una scienza asservita al sistema economico-militare. Nella pseudoscienza vale, inoltre, una fiducia eccessiva nell’autorità, che porta ad accettare un’idea sbagliata perché la dice qualcuno ritenuto autorevole (ipse dixit).

Gilberto Corbellini

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Commenti all'articolo

  • manfredik

    31 Dicembre 2018 - 17:05

    "E poi in Cacania un genio era sempre scambiato per un babbeo, mai però, come succedeva altrove, un babbeo per un genio" (R.Musil, "L'uomo senza qualità" cap.8 la Cacania). Il potere della falsificazione contro quello della conferma, direbbe il prof.Corbellini. E pensare che abbiamo fatto una guerra con 600.000 morti per distruggere definitivamente l'impero Austroungarico, e goderci finalmente Bonifacio, Di Bella, Vanoni & C.

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