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In attesa di Marte gli Stati Uniti tornano sulla Luna

La Nasa annuncia la partnership con 9 aziende americane che, nei prossimi 10 anni, porteranno strumenti e tecnologie sul satellite. Tanti i motivi: dal turismo spaziale alla possibilità di “allenarsi” per missioni più difficili

29 Novembre 2018 alle 22:45

In attesa di Marte gli Stati Uniti tornano sulla Luna

Foto LaPresse

Si torna sempre dove si è stati bene. E infatti la Nasa vuol tornare sulla Luna. I terrapiattisti diranno: “Vedi, non essendoci andati negli anni '60 e '70, ora corrono ai ripari”. E con il coro “avevamo ragione noi” camperanno per i prossimi 20 anni di congetture e falsi profeti.

Un anno fa il presidente Trump firmò la nuova direttiva sulla Politica Spaziale. Il titolone che andava per la maggiore era “il presidente Trump manda gli astronauti sulla Luna: un programma integrato sarà guidato dagli Stati Uniti con partner del settore privato per un ritorno umano sulla Luna, seguito dall’esplorazione umana su Marte e non solo”. Insomma fatti e non pugnette, d’ora in poi si parlerà solo di espansione umana attraverso il sistema solare. “Questa volta non lasceremo solo le nostre impronte e la nostra bandiera” disse Trump con i capelli per nulla piatti.

 

  

Il 27 novembre, Jim Bridenstine (direttore della Nasa), sull’onda del successo planetario del recente ammartaggio della sonda InSight, con un Tweet ben studiato dichiarava: "Gli Stati Uniti torneranno sulla Luna, e lo faranno prima di quanto immaginate!". Oltre alla dichiarazione di intenti veniva annunciata una conferenza stampa in diretta mondiale che si è tenuta a Washington: la Nasa ha selezionato 9 aziende degli Stati Uniti che nei prossimi 10 anni porteranno sulla Luna strumenti e tecnologie creando una rete di servizi per cui la Nasa diventerà “un cliente di molti clienti”. Prima di mangiare sulla Luna bisogna apparecchiare, mettere i piatti, le posate e i tovaglioli: la Nasa cucina e non riesce a far tutto. Tanto alla fine i piatti li lava sempre l’umanità. Ma perché tornare sulla Luna?

1. La vicinanza e la relativa facilità con cui arrivarci (costi esclusi),

2. Ottima palestra per le missioni più complicate (Marte, Asteroidi),

3. Ci sono ancora interrogativi scientifici da chiarire;

4. Turismo spaziale.

E non sottovalutiamo la diretta live dello sbarco sulla Luna nel 2020. Il Super Bowl a confronto sarebbe la diretta sui social del matrimonio tra Fedez e Chiara Ferragni.

 

Dal 1969 solo 12 astronauti hanno appoggiato i piedi sul suolo lunare e soltanto in 6 posti diversi, tutti disposti lungo la fascia equatoriale. I satelliti in orbita attorno alla Luna hanno rivelato come sotto la sua superficie ci potrebbero essere riserve d'acqua. E poi mancano ancora molte prove concrete sulla formazione ed evoluzione. Per ottenere risposte definitive a queste domande bisogna mandarci fisicamente degli uomini. Basta Rover o piccoli trapani.

 

A detta di molti, prima di mandare un equipaggio su Marte, dobbiamo assolutamente costruire una presenza permanente sulla Luna: fare esperienza e adattarci alle condizioni, costruire un habitat, sviluppare metodi per creare risorse, insomma un soggiorno vivibile a 2 passi prima di pensare in grande. Perché il rischio sarebbe quello di mettere i piedi su Marte come se fosse un altro allunaggio in stile Apollo. Sì dai, tutto bello, fantastico, imperdibile, ma una toccata e fuga perché poi il prossimo anno torniamo a fare le vacanze in Puglia.

 

La Luna non è solo una roccia, ha molte risorse utili per il nostro pianeta: una su tutte l’Elio-3, difficile da trovare qui da noi ma abbondante appena sotto la superficie lunare. E poi silicio, alluminio, titanio e – forse – anche l’acqua: insomma tanta roba utile per pannelli solari, materiale edile, strutture resistenti, combustibile, bottiglie d’acqua e coltivazioni lunari. Oppure potrebbe essere un ottimo posto per la pensione. Per la differenza con forza di gravità terrestre, un uomo di 80 kg sulla Luna ne peserebbe solo 13: a 80 anni vorrebbe dire correre ancora come Bolt.

 

Trovo fantastica la trovata pubblicitaria, sperando solo non sia un passo indietro nell’esplorazione spaziale,

Sinceramente la notizia non mi esalta particolarmente, anzi mi lascia un po’ perplesso: non stavamo per andare su Marte? Non eravamo a due passi dal costruire un avamposto terrestre sull’arida terra rossa marziana? Ah No?

Come diceva quel famoso proverbio? Ah sì, “la volpe che non arriva all’uva, alluna” (voce del verbo).

Paolo Galati

Salentino, juventino, sposato con una cantante e padre di due figli. Laureato in Astrofisica, lavoro nel campo della ricerca e innovazione dal 2010. Mi occupo di divulgazione scientifica nelle scuole medie inferiori e superiori. Dal 2016 collaboro con il Foglio, sogno di fare le pulizie negli uffici della NASA e al mattino mi pento dei miei peccati. Sui social mi faccio chiamare Terron Power ma io e Romina non siamo parenti.

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