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InSight dalla Terra a Marte: studiare il nostro gemello per studiare noi stessi

L'arrivo della sonda sul pianeta rosso ci dice come è cambiata la competizione spaziale per arrivare alla più affascinante scoperta di sempre: la vita oltre il nostro pianeta

27 Novembre 2018 alle 18:08

Dalla Terra a Marte: studiare il nostro gemello per studiare noi stessi

I media assistono all'atterraggio di InSight su Marte (foto LaPresse)

Il fascino di Insight (l’acronimo sta per Interior Exploration using Seismic Investigations Geo and Heat Transport) comincia, forse da una curiosità cabalistica, con la ricorrenza del numero sette: sette anni fa il progetto fu selezionato nel Programma Discovery della Nasa per le missioni scientifiche spaziali del decennio 2010-2020; sette mesi è durato il suo viaggio da Vandberg, in California, fino all’atmosfera di Marte – 480 milioni di chilometri; quasi sette anni separano Insight dall’ultimo ammartaggio, cioè quello del Mars Science Laboratory, la sonda che ha portato su Marte l’ormai celebre rover Curiosity, all’epoca il più sofisticato robot mai costruito; sette, infine, sono stati i minuti di terrore, ovvero il tempo occorso dall’entrata della sonda nell’atmosfera di Marte fino all’ammartaggio. Sono i minuti più critici di ogni missione su Marte (ricordiamo la sfortuna recente della sonda Schiapparelli), la fase più complessa, e ancora solo parzialmente risolta, del viaggio sul pianeta rosso. Le curiosità e l’interesse della sonda Insight, al di là della cabala, sono parecchie. Due su tutte.

 

 

La prima: Insight conferma la grande trasformazione epocale della competizione spaziale nel nuovo secolo, con l’ingresso di nuove potenze come Cina ed Europa, ma anche Corea, India, Giappone, a minacciare il tradizionale duopolio russo-americano; il protagonismo inedito dell’impresa privata come SpaceX, Blue Origin e Virgin Galactic che sfidano il monopolio delle agenzie spaziali pubbliche; l’apertura all’avventura lucrosa dell’economia dello spazio (come il turismo spaziale, lo sfruttamento degli asteroidi). Eppure la Nasa resta davanti a tutti nel settore tecnologico decisivo: quello della robotica spaziale e dell’intelligenza artificiale applicata all’esplorazione spaziale. I robot, cioè le sonde su Marte, saranno, per una lunga fase, protagonisti di missioni spettacolari nel sistema solare, per poi dedicarsi all’ingegneristica fase della predisposizione dell’ambiente di Marte all’arrivo dell’uomo: un’opera titanica. Qui saranno i robot, e non gli umani, a costruire fabbriche, laboratori chimici, basi, esperimenti fisici, prima che l’uomo arrivi. In questo gli americani restano avanti. La robotica di Insight è però anche uno straordinario concerto scientifico internazionale: il sismografo (Seis) è francese; il sensore del calore (Heat Transport) tedesco, i sensori del vento e della temperatura spagnoli; il sensore stellare (Star Tracker), il navigatore che ha consentito alla sonda di orientarsi nel viaggio verso Marte, e il microriflettore (Lerri) che fornirà i dati di posizionamento del lander sul pianeta sono italiani.

  

La seconda curiosità di Insight è la missione, l’obiettivo. Il nuovo lander apre la fase dell’indagine dell’interno di Marte. E’ la sede di tutti gli enigmi, ancora irrisolti, del pianeta rosso. A partire dalla scommessa più grande: esiste la vita? L'arida superficie di Marte ne è priva – a causa della radioattività elevata, dell'atmosfera troppo tenue e priva di ossigeno, dell'acqua solo gelata ai poli. Ma l’interno? Se si dovesse confermare la presenza di acqua in forma liquida nei giacimenti sotterranei, potrebbe essere la più affascinante scoperta di sempre: la presenza di vita, seppure in forma microbica e non solo, come si sospetta, nel passato di Marte. Una scoperta che cambierebbe non solo la cosmologia scientifica e le conoscenze astrofisiche, ma anche i programmi e i progetti di esplorazione spaziale. Pensiamo solo ai dilemmi che porrebbe l’incognita delle scambio virale o delle contaminazioni genetiche possibili, grazie ai viaggi di esplorazione, tra la Terra e Marte. Quale enorme bacino di studi si aprirebbe.

 

L’indagine dell’interno di Marte, grazie a Insight e ad altre missioni che seguiranno, fornirà risposte ad interrogativi che riguardano noi, la Terra. In fondo Marte, il nostro gemello nel sistema solare, è una sorta di fossile vivente della Terra nella fase della sua formazione: come era miliardi di anni fa. E’ il passato studiato dal vivo. Non solo attraverso gli archivi naturali della memoria della Terra. Forse, per miliardi di anni, Marte ha seguito la nostra evoluzione. Poi qualcosa l’ha interrotto. Qualcosa che noi abbiamo potuto evitare. E il pianeta rosso è congelato, inerte e senza vita alla superficie, nei tempi a venire. Pensate all’importanza di avere altri indizi di quel qualcosa. Pensate all’importanza di avere un laboratorio che simula la formazione della Terra, agli indizi e alle scoperte che potremmo fare sui fenomeni più intricanti della vita naturale del nostro pianeta: i terremoti, la vulcanologia, il viaggio dell’energia nelle viscere della Terra. Tutto questo è il fascino di Insight. Ovvio che sia così.

Umberto Minopoli

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