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Cosa non funziona nel sistema delle allerta meteo

“La meteorologia non può essere sacrificata a logiche politiche che ne indeboliscono l'applicazione. Parlo per esperienza”. Franco Prodi, tra i più importanti esperti di climatologia al mondo, spiega i difetti del sistema meteorologico italiano. Frammentazione, incompetenza e strumenti inutilizzati

30 Ottobre 2018 alle 19:30

Cosa non funziona nel sistema delle allerta meteo

Maltempo, devastato il porto di Rapallo (foto LaPresse)

Da ieri si è abbattuta sull'Italia una forte ondata di maltempo che tra pioggia e vento ha causato molti danni e decine di vittime. Su buona parte delle regioni italiane la Protezione civile, con i suoi centri funzionali locali, ha diramato un'allerta meteo che ha portato molti sindaci ad adottare misure di precauzione. In alcuni casi si sono confermate corrette, in altri no. A Roma il sindaco Virginia Raggi ha deciso di chiudere le scuole, ma i romani martedì hanno aperto l'ombrello solo poche ore. A Napoli invece il sindaco Luigi De Magistris ha criticato la Protezione civile per aver sottovalutato il maltempo, che lunedì ha portato alla morte di un giovane studente. 

   

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“Il sistema che in Italia si occupa di diramare i bollettini meteo è un sistema organizzato male – dice al Foglio Franco Prodi, fisico italiano tra i più importanti esperti di climatologia al mondo – perché funziona su base regionale, è spesso inadeguato per gli strumenti che usa ed è gestito talvolta da veri e propri incompetenti”. Il suo giudizio impietoso è frutto di molti anni al Cnr, dove ha ricoperto l'incarico di direttore dell'istituto di Scienze dell'Amosfera e del Clima, e altrettanti spesi a coordinare progetti innovativi di previsioni meteo sia italiani che europei. Per compilare i bollettini con le allerta meteo, di solito la Protezione civile usa un modello basato sulla meteorologia numerica. Ma per stimare l'intensità delle precipitazioni in un determinato bacino idrologico sarebbe più appropriato ricorrere al nowcasting, previsioni meteo istantanee che possono determinare con precisione con quanta intensità e dove si svilupperà un evento atmosferico. “Si tratta di utilizzare i radar meteorologici insieme ai sensori sui satelliti. Dai primi si hanno i dati sulle precipitazioni in corso, dai secondi le stime attendibili di quelle in arrivo. Con questo sistema – spiega il professore che ha insegnato Fisica dell'Atmosfera all'Università di Ferrara – si ha un metodo affidabile per misurare i livelli di fiumi e torrenti che subiscono piogge e prevedere con precisione le esondazioni, così da anticipare l'allarme. Di radar ne servirebbe uno ogni 100/150 chilometri e in Italia, con estremo ritardo rispetto al resto d'Europa, abbiamo una rete non proprio capillare che lascia anche alcune regioni scoperte”. Nei luoghi in cui sono presenti, comunque, secondo Prodi, sono spesso inutilizzati. “A Roma, a Tor Vergata, c'è un radar che avrebbe potuto fornire indicazioni precise su dove si sarebbero verificati i temporali nell'arco di sei-dodici ore con una precisione tale da poter distinguere quanto accaduto nella province di Latina e Rieti rispetto a Roma. Perché non è stato utilizzato?”.

  

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Uno dei problemi, secondo Prodi, è nell'organizzazione del sistema meteorologico italiano, che negli anni è diventato un coacervo di enti scoordinati. "Frammentare i servizi su base regionale non garantisce standard comuni e complica le comunicazioni". C'è poi il tema dell'accesso ai dati, degli strumenti tecnologici assenti o utilizzati male. Secondo il professore alcuni dei radar installati in Italia sono spenti e due di questi sono in Puglia, a Torchiarlo e Mesagne. Dovevano essere a servizio dell'aeroporto di Brindisi come parte di un progetto, il Rivona, di cui Prodi è stato responsabile scientifico. "Ma poi sono stato estromesso", racconta il professore. "Spesso si sottovaluta l'incompetenza, anche in questo settore: a capo di una struttura che si occupa di previsioni meteo deve esserci un tecnico, una persona competente. La meteorologia è una scienza e non può essere sacrificata a logiche politiche o di potere che ne indeboliscono l'applicazione. Io l'ho vissuto nella mia esperienza personale: per via delle mie posizioni scomode sono stato allontanato dai progetti che seguivo". 

Maria Carla Sicilia

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    31 Ottobre 2018 - 10:10

    Una istantanea dell'Italia, da molti anni a questa parte: la disorganizzazione e il menefreghismo intellettuale. Bravo questo "ramo" della famiglia Prodi, io ho conosciuto un altro fratello, Paolo, rettore dell'università di Trento: altro bravo e persona squisita.

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  • Luciano D'Agostino

    31 Ottobre 2018 - 10:10

    Professore, non si amareggi. Anche altrove, se non è zuppa è pan bagnato (per usare una metafora metereologica).

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