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Bruxelles si iscrive al complottismo 5 stelle

La Commissione Ue sugli alimenti non ha votato l'estensione della licenza al Roundup, l'erbicida a base di glifosato creato dalla multinazionale Monsanto e attorno al quale si muove da anni la guerra tra ambientalisti e istituzioni

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cicchetti@ilfoglio.it

27 Ottobre 2017 alle 13:46

Bruxelles si iscrive al complottismo 5 stelle

Un aereo spruzza diserbante a Jiangchuan, nella contea di Huachuan, nord est della Cina (foto LaPresse)

L'Ue prende tempo sul rinnovo della licenza europea al glifosato, il diserbante creato dalla multinazionale Monsanto e poi prodotto anche da altri, visto che il brevetto è scaduto da quindici anni, e attorno al quale si muove la guerra tra ambientalisti e istituzioni. Bruxelles ha però fretta di arrivare a una decisione in materia: il via libera alla vendita del Roundup, così si chiama l'erbicida a base di glifosato, scade il 15 dicembre e mercoledì scorso la Commissione permanente dell'Ue sugli alimenti vegetali e animali non ha votato sull'estensione della licenza. In un primo momento, la Commissione europea aveva proposto un rinnovo di quindici anni; poi, visto il mancato sostegno da parte degli stati membri, è finito sul tavolo un nuovo compromesso, che prevede un'autorizzazione di dieci anni.

     

Per Greenpeace, che si batte da anni per l'abolizione totale dell'erbicida, "quello che conta è quanto e come il glifosato viene impiegato, non tanto la durata della licenza". Eppure la comunità scientifica non è del tutto concorde. O meglio, un solo organismo internazionale, l’Iarc – agenzia intergovernativa con sede a Lione che conduce e coordina la ricerca sulle cause del cancro – nel 2015 l’ha classificato come probabile cancerogeno e l’ha assegnato al gruppo 2A, quello, per intendersi, dove è stata inserita la carne rossa.

    
L'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, nello stesso anno ha evidenziato invece, con una review di oltre 700 studi analizzati dai suoi comitati scientifici, la non cancerogenità del prodotto ma ha comunque proposto “nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui negli alimenti”. Fao e Oms, in un meeting congiunto del 16 maggio 2016, hanno scritto che "in assenza di potenziale cancerogeno nei roditori e negli umani in dose rilevante e in assenza di genotossicità” questa sostanza è “probabilmente non cancerogeno”. Una versione confermata anche dall'Echa, l'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che l'ha definito non cancerogeno, non mutageno e non tossico per la riproduzione.

    

Le strategie di lobbying della Monsanto sono state rivelate da numerosi leak di email interne e memo. I "Monsanto papers" suggeriscono che la società abbia interferito su alcune ricerche e che non sapesse esattamente se il Roundup fosse innocuo per la salute delle persone. "Non possiamo dire che non sia cancerogeno", ha commentato la tossicologa della multinazionale Donna Farmer in una delle mail inviata il 22 novembre 2003. "Non abbiamo fatto i test necessari sulla formulazione per fare questa dichiarazione". Ma d’altra parte, una recente inchiesta di Reuters riporta che nello studio dell’Iarc due componenti del gruppo di lavoro (Blair e Portier) “hanno riconosciuto di aver omesso di informare il gruppo stesso di dati epidemiologici a loro conoscenza che mostravano l'assenza di cancerogenicità del glifosato o omesso di dichiarare affiliazioni in potenziali conflitti di interessi con associazioni e contratti di consulenza con studi legali ostili all'impiego di agrofarmaci e del glifosato in particolare”. Sarebbero poi state apportate una decina di modifiche ai paper dell’Iarc, in cui la valutazione finale passava senza spiegazioni da “non correlabile” a “correlabile al cancro”.

    

Eppure, la versione delle lobby ambientaliste, talvolta amplificata anche dai media, ha attecchito con successo a Bruxelles. Così, il 24 ottobre (il giorno prima del voto che era atteso alla Commissione permanente) il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non vincolante che prevede la graduale rimozione del glifosato dal mercato Ue entro il 2022. Una posizione che ha ridotto ulteriormente il limite in discussione tra gli stati membri, che ora è sceso a un massimo di sette anni. Secondo fonti sentite dal sito EuObserver, tra gli stati membri manca ancora l'accordo, ma al momento l'abolizione completa del glifosato non è stata presa in considerazione. Tra i 27 resta però una divisione profonda e molti tra loro non hanno ancora dato indicazioni su quale posizione prendere alle istituzioni Ue. “Il Parlamento è stato chiaro, la posizione è di progressiva riduzione e probabile abbandono del glifosato entro il 2022. Anche se la nostra posizione era di contrarietà all’obiezione”, dice al Foglio Giovanni La Via, presidente della Commissione Ambiente, Sanitá pubblica e Sicurezza alimentare, che ammette che la decisione di vietare la sostanza sia criticabile. Anche a voler catalogare il glifosato – secondo il più rigido principio di precauzione – nella maniera più severa, quindi come indica l’Iarc inserendolo nel gruppo 2A, non si capisce il perché del divieto totale. Qualche esempio delle 75 sostanze presenti nel gruppo? C’è l’acrilammide, che si forma ogni volta che friggiamo un alimento contenente amido, il fumo generato dalla combustione delle biomasse (come il legno), alcuni prodotti utilizzati nel lavoro di parrucchiere, il rifornimento di carburante, la carne rossa. Nessuno stato europeo però ha deciso di abolire i barbieri né di mettere un embargo su patatine fritte, pane e pizza cotte nei forni a legna. O, a maggior ragione, quelle “certamente cancerogene” come insaccati, alcol e tabacco.

    

“Il Parlamento per fortuna sta esprimendo il sentire dei cittadini europei. Purtroppo il Consiglio è ancora incerto”, dice al Foglio l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e giornalista, fondatore di WIISE (FARE - GIFT – Food Times), che vede in questa titubanza uno specchio del “conflitto all’interno delle confederazioni agricole” e della “relazione perversa tra biotech e fitofarmaci”. Davanti a queste contraddizioni, per Dongo, “la Commissione europea prende le parti delle grandi lobby, senza badare all’interesse primario della salute e al rispetto del principio di precauzione”. Il curriculum di Dongo non è certo quello del complottista da divano. Dal 2002 al 2012 è responsabile politiche europee e regolative in Federalimentare (Confindustria), federazione delle industrie alimentari in Italia, su Bruxelles e Roma. Insegna diritto alimentare all’università Milano-Bicocca e Federico II di Napoli. Eppure non si dice convinto né delle rivelazioni di Reuters (“continuiamo a leggere fake news da una parte e dall’altra”) né dei risultati di Efsa, Fao, Oms, Echa. “Diffido della convergenza di studi e valutazioni che hanno ricevuto interferenze di documenti falsi, nell’ambito di vari passaggi”. L’intera letteratura scientifica, insomma, avrebbe bisogno di un ulteriore “processo di revisione”. La soluzione alternativa per Dongo è il “biologico” e al limite “il ricorso alle buone pratiche agronomiche: anziché gettare un super-veleno ad ampio spettro, usarne altri che colpiscono i singoli parassiti. Ma il mercato dell’agrochimica è in mano a pochi colossi che hanno saputo riconvertire la produzione all’Ogm. Anche qui in Europa, dove gli organismi geneticamente modificati sono vietati, un ‘agrotossico’ unico ha preso piede”. Se fosse davvero così, la presa tentacolare della Monsanto avrebbe però delle falle, poiché dal 2001, quando è scaduto il brevetto, sono stati registrati presso il ministero della Salute circa 350 prodotti contenenti glifosato e autorizzati all’impiego in Italia.

    
Infine, come scrivono al Senato gli onorevoli Dalla Zuanna, Dalla Tor e Cattaneo “l'improvvisa soppressione dell'utilizzo del diserbante glifosato metterebbe in crisi la misura 10 dei vari PSR (piani di sviluppo rurale) di tutte le Regioni italiane, costringendo le imprese agricole a restituire i fondi messi a bando e regolarmente assegnati”. La sola Lombardia investe 60 milioni di euro nella misura 10. Insomma, ormai i tempi stringono, la linea del Parlamento è piuttosto chiara e probabilmente dovremo trovare un’alternativa al glifosato. Ma quando l’Europa prenderà la decisone finale, dovrebbe tenere a mente le numerose incongruenze nella scelta di abolire un prodotto che la scienza, allo stato dell’arte, considera meno pericolosa di un salame.

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