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Perché la Cina sta cercando di diventare invisibile

Pechino lancia il primo satellite quantistico di comunicazione: servirà per passare informazioni criptate a lunga distanza. Il satellite anticipa gli Usa e mostra come la tecnologia cinese rivoluziona pure la geopolitica.

16 Agosto 2016 alle 16:18

Perché la Cina sta cercando di diventare invisibile

Cina, il lancio del satellite di comunicazione quantistico Mozi (foto LaPresse)

La Cina ha effettuato la notte tra lunedì e martedì, per la prima volta nella storia, il lancio di un satellite quantistico di comunicazione. Si tratta di una svolta tecnologica per Pechino, che sta cercando di costruire un sistema di comunicazioni crittografate a prova di hacker. L'agenzia di stato Xinhua ha spiegato che il satellite è stato lanciato dal razzo Lunga Marcia 2D dal centro di lancio di satelliti di Jiuquan, nel deserto del Gobi, in un momento in cui Stati Uniti, Giappone e altre nazioni sono in forte competizione per sviluppare la stessa tecnologia invisibile.

 



I lavori di completamento del primo satellite quantistico cinese

 

Il satellite quantistico Quess (Quantum Science Satellite) è stato ribattezzato Mozi, in onore del celebre filosofo cinese del V secolo a.C. Realizzato dal National Space Science Centre (Nssc) di Pechino con la collaborazione dell’Accademia scientifica cinese (Cas), Mozi ha il compito di sperimentare i vantaggi della tecnologia quantica nelle comunicazioni a lunga distanza.

 



Il satellite cinese Quess, mentre viene trasportato alla rampa di lancio (foto LaPresse)


 

Gli esperimenti vedranno la collaborazione dell'Accademia austriaca delle Scienze di Vienna, coinvolta in parte delle ambiziose missioni per creare una rete di comunicazione quantistica su scala globale. Pechino, che spera di avere una rete globale di comunicazioni quantistiche entro il 2030, ha inserito lo sviluppo del progetto nel piano quinquennale del marzo scorso. Le risorse finanziarie investite sono enormi: una maratona tecnologica nel campo della ricerca scientifica avanzata, che va dallo sviluppo dell'industria mineraria spaziale alla manipolazione genetica. Ma è soprattutto il programma spaziale cinese ad aver ricevuto una considerevole spinta economica all'inizio di quest'anno, con la concessione di circa 5,9 miliardi di yuan (quasi 800 milioni di euro) in cinque anni.

 

A differenza dei metodi convenzionali, il nuovo sistema di comunicazione utilizza fotoni – particelle fondamentali del campo elettromagnetico – per inviare le chiavi di crittografia necessarie alla decodifica delle informazioni. I dati in essi contenuti sarebbero impossibili da intercettare poiché ogni tentativo di intrusione causerebbe la loro distruzione. Se gli scienziati hanno dimostrato l'efficacia della tecnologia per trasmettere messaggi su distanze relativamente brevi, ostacoli tecnici hanno finora reso le comunicazioni a lunga distanza di gran lunga fuori portata.

 



 


Viste le enormi difficoltà di sviluppo, il successo dell’esperimento non è garantito. Mozi tenterà di inviare dati crittografati tra Pechino e Urumqi, la capitale dello Xinjiang, che si trova a quasi 2.500 chilometri di distanza. "E' come lanciare una moneta da un aereo a cento chilometri di altitudine e sperare che centri esattamente la fessura di un salvadanaio", ha detto a Xinhua Wang Jianyu, comandante del progetto.


Il Quess è il terzo di quattro satelliti cinesi lanciati a intervalli di meno di dodici mesi l'uno dall'altro dotati di tecnologie rivoluzionarie. La sonda Dampe (Wukong) è stata lanciata lo scorso dicembre e ha l’obiettivo di rintracciare la materia oscura. Il satellite recuperabile Shijian-10 è stato lanciato il 5 aprile scorso. Un quarto prototipo, il telescopio a raggi X (HXMT), ha recentemente superato i test di fabbrica e verrà sperimentato a fine 2016 per osservare buchi neri, stelle di neutroni e altri fenomeni in base alle loro emissioni di raggi X e raggi gamma.

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