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Il dibattito

Disforia di genere e farmaci che bloccano lo sviluppo: è bene andarci molto cauti

Marina Terragni

La Società psicoanalitica italiana esprime grande preoccupazione per le terapie bloccanti somministrate ai ragazzi. Furio Lambruschi, direttore del Centro di psicoterapia cognitiva a Bologna, esorta a ripristinare "il buon senso clinico"

Dopo la Società psicoanalitica italiana che ha espresso “grande preoccupazione per l'uso di farmaci finalizzato a produrre un arresto dello sviluppo puberale in ragazzi di entrambi i sessi a cui è stata diagnosticata 'disforia di genere'”, anche i terapeuti cognitivo- comportamentali riuniti nella Sitcc, la maggiore società scientifica di psicoterapia in Italia, apre il dibattito sul trattamento definito “sperimentale”. 

 

In un recente convegno fiorentino Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta didatta, ribadisce la mancanza di dati certi: “Se segue il cosiddetto approccio affermativo con i blocker, il ragionare clinico viene stravolto. Ma se non aderisci al modello vieni sanzionato socialmente . Subiamo un vero e proprio controllo sociale della diagnosi: se pensi sei transfobico. Se ragioni sul fatto che la disforia si accompagna – dal 20 al 50 per cento dei casi – a disturbi di personalità rischi la carriera. Ma questi trattamenti sono sperimentali. Non si sa se funzionino o no. Si tratta di una palese violazione delle procedure scientifiche. Occorre distinguere la giustizia sociale dalla scienza ”. 
 

Anche Furio Lambruschi, direttore del Centro di psicoterapia cognitiva a Bologna, parla della necessità di ripristinare “il buon senso clinico. In più del 60 per cento dei casi esiste comorbidità (ovvero compresenza di altri disturbi, ndr). La disforia può anche essere una manifestazione clinica dell'autismo. Va anzitutto diagnosticata e trattata la patologia di base. Dei blocker” continua “si dice che danno il tempo per decidere: ma come puoi decidere se manca la base corporea su cui ragionare? E' necessario sospendere l'azione sul corpo per attivare l'autoriflessività. Oggi vediamo un balzo enorme di questi casi, tra i nostri giovani pazienti non ce n'è quasi più uno che non dichiari anche disforia di genere .E' un disturbo generale dell'identità, una gassosità identitaria”. Collegato dagli Stati Uniti Marco Del Giudice, docente di psicologia all'University of New Mexico, racconta della rapida politicizzazione e “sacralizzazione” della questione dell'identità di genere. E del clima irrespirabile nelle accademie dove ogni voce critica viene censurata mentre si pubblicano lavori scientifici molto deboli. 
 

“Le società scientifiche”, dice Del Giudice, e “si sono fatte pilotare dagli attivisti. Il sesso biologico viene sciolto e sostituito da uno spettro. Tutta la parte biologica viene estromessa e il vuoto si riempie di teorie artigianali e di una vera e propria mitologia del genere . C'è anche da considerare” osserva “che oltre alla pubertà esiste una pre pubertà con i suoi aspetti ormonali. I bloccanti sulla pubertà ma non su questa fase precedente: con quali effetti? Nessun dato suggerisce quali pazienti avranno un beneficio dai bloccanti e quali no.Ed è molto facile trovare online istruzioni su che cosa dire al terapeuta, ideazioni suicidarie comprese, per ottenere diagnosi di disforia e farmaci: è un problema che nel caso di altre diagnosi non abbiamo”. 
 

Due studi recenti confermano le preoccupazioni dei cognitivisti . Il primo – Current Sexual Health Report, 14 aprile – mette in guardia sul rischio che i medici possono “sbagliare le loro ipotesi sulle cause, la persistenza e la traiettoria futura della disforia di genere negli adolescenti” e avvertenze che “l'entità dei possibili danni iatrogeni non sarà nota per diversi anni”: non si può ignorare “l'incertezza dello stato attuale delle conoscenze”. Per il secondo studio (Acta Paediatrica, 17 aprile) “l'esame sistematico di quasi 10 mil abstract suggerisce che gli effetti a lungo termine della terapia ormonale sulla salute fisica e psico-sociale dei bambini sono al momento sconosciuti”.
 

Pubblicato dal Journal of Sexual Medicine, un altro studio dà conto di una ricerca della clinica universitaria Amsterdam Umc, pioniera nell'uso dei blocker, in cui si afferma che il 93 per cento dei minori trattati ha poi continuato con gli ormoni: non si tratta quindi di una “messa in pausa” reversibile ma dell'inizio della transizione. Uno studio precedente – British Medical Journal – afferma che anche se il minore sospendesse i blocker i problemi alle ossa e l'osteopenia sarebbero irreversibili, così come altri possibili effetti sulla fertilità e sul sistema nervoso. Anche la rivista dell'Endocrine Society ha avvisato che i rischi per la salute connessi alla pubertà tardiva fisiologica– osteoporosi, obesità, diabete di tipo 2, problemi cardiovascolari e di salute mentale – valgono anche per la pubertà volontariamente ritardata con i bloccanti . Probabilmente la Sitcc istituirà una commissione di studio sul tema.

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