Dieci domande e risposte sul vaccino anti Covid

Enrico Cicchetti

Dal funzionamento alla lista degli ingredienti, al calendario vaccinale. I dubbi (infondati) sulle tempistiche e su possibili alterazioni del dna. Le paure, da ridimensionare, di reazioni avverse. Tutto quello che c'è da sapere sul nuovo farmaco 

Il vaccino Covid-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è un vaccino destinato a prevenire la malattia da nuovo coronavirus, quella che abbiamo imparato a conoscere con il nome di Covid-19. Al momento Comirnaty, farmaco prodotto da Pfizer-BioNTech, è l'unico utilizzato in Unione europea e da questa domenica è protagonista del vaccino-day e della prima campagna vaccinale. Si attende anche l'ok dell'Ema (l'agenzia del farmaco europea) il 6 gennaio per quello prodotto da Moderna. 

 

     

Per capire come funziona il farmaco bisogna fare un piccolo passo indietro. I virus Sars-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave e permette l’accesso dei virus nelle cellule umane, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule. Il vaccino di Pfizer-BioNTech è fatto con molecole denominate acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le “istruzioni“ perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule - la sostanza che si trova dentro la membrana ma fuori dal nucleo della cellula, nella quale si svolgono le principali attività della vita cellulare – e avvia la sintesi delle proteine Spike. Le proteine prodotte verranno riconosciute come agenti esterni dal sistema immunitario, che verrà quindi stimolato a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni al virus.

  

Non ci sono microchip per controllarci la mente né metalli pesanti, come sostengono alcune teorie complottiste. La lista degli ingredienti del vaccino di Pfizer-BioNTech è da tempo pubblica: come abbiamo visto l'elemento più importante è un frammento dell'RNA messaggero, che induce il corpo di chi lo riceve a produrre una proteina del virus, a riconoscerla come estranea e a preparare la risposta immunitaria. Per essere più stabile, l’mRNA viene “impacchettato” all’interno di nanoparticelle lipidiche. Il preparato – approvato dall'Agenzia europea del farmaco (Ema) – contiene anche una miscela di zucchero, sale e grassi per renderne possibile l’erogazione tramite iniezione intramuscolare. Come spiega Aifa, l'agenzia nazionale del farmaco che ha testato la sicurezza ed efficacia del vaccino, Comirnaty contiene un RNA messaggero che non può propagare se stesso nelle cellule dell’ospite, ma induce la sintesi di antigeni del virus (che esso stesso codifica). L’RNA messaggero è racchiuso in liposomi formati da ALC-0315 ((4-idrossibutil)azanediil)bis(esano-6,1-diil)bis(2-esildecanoato) e ALC-0159 (2-[(polietilenglicole)-2000]-N,N-ditetradecilacetammide). ALC-0315 e ALC-0159 sono lipidi sintetici che contribuiscono a formare le vescicole che veicolano il vaccino. Il vaccino contiene inoltre altri eccipienti: 1,2-Distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine, colesterolo, potassio cloruro, potassio diidrogeno fosfato, sodio cloruro, fosfato disodico diidrato, saccarosio, acqua per preparazioni iniettabili.

   

Anche per il vaccino di Moderna la scheda tecnica è stata resa pubblica. Contiene più o meno le stesse cose: mRNA, nanoparticelle lipidiche, zucchero e sali.

 

Il vaccino di Oxford AstraZeneca, noto anche come AZD1222 e in attesa di autorizzazione da parte dell'Ema, si che si tratta di una versione indebolita e incapace di replicarsi del virus del raffreddore (un adenovirus, per la precisione) prelevato dagli scimpanzè e ingegnerizzato in modo da contenere istruzioni per la produzione della proteina spike di Sars-Cov-2. Un video diffuso su Facebook sosteneva falsamente che il vaccino Oxford AstraZeneca contenesse tessuto di un feto umano abortito. Non è così e qui c'è il fact checking di Reuters, una delle agenzie di stampa internazionali più affidabili in assoluto.

 

L'Agenzia del farmaco spiega che "questo vaccino non utilizza virus attivi, ma solo una componente genetica che porta nell’organismo di chi si vaccina l’informazione per produrre anticorpi specifici. Non sono coinvolti virus interi o vivi, perciò il vaccino non può causare malattie. L’mRNA del vaccino come tutti gli mRNA prodotti dalle cellule si degrada naturalmente dopo pochi giorni nella persona che lo riceve“. In altre parole, il farmaco sviluppato da Pfizer così come quello di Moderna non introducono nelle cellule di chi si vaccina il virus, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie di una proteina virale, la cosiddetta proteina S o "Spike", che non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione. Contengono cioè solo la chiave, senza il corpo che la può mettere in funzione.

  

Su alcune pagine web, su gruppi WhatsApp e sui social network si è anche iniziata a diffondere la voce che la strategia vaccinale diretta a debellare il Sars-CoV-2 basata sull'utilizzo di piccole molecole di RNA sia pericolosa perché in grado di modificare il genoma umano. Un tesi, purtroppo, rilanciata anche dalle affermazioni pubbliche della deputata Sara Cunial e della virologa Maria Rita GismondoIn realtà si tratta di un evento impossibile, oltre che assurdo. Lo spiegano in parole semplici Simone Di Giacomo e Simona Paglia, biologi del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell'Università di Bologna, nella loro rubrica L'Osservatorio della cattiva Scienza. "L'idea che possano creare mutazioni o inserirsi nel genoma delle persone che si sottoporranno alla vaccinazione è del tutto infondata perché la molecola di mRNA è processata nel citoplasma, non nel nucleo cellulare (dove è presente il DNA), e successivamente viene degradata, quindi non c'è alcun rischio di interazione o integrazione con il genoma della cellula ospite (Kaur & Gupta, 2020)".

      

A differenza di questi due vaccini, quello messo a punto da Oxford AstraZeneca rientra nella categoria di quelli a "vettore virale": anziché iniettare l'mRNA utilizzano un virus reso innocuo contenente al suo interno una sequenza genetica utile a fare produrre la proteina Spike e generare la risposta immunitaria. Un approccio testato con successo già nel vaccino sperimentale contro Ebola. Il risultato non cambia ma la differenza riguarda la produzione e la distribuzione. Il siero di AstraZeneca potrà essere distribuito e conservato come un qualsiasi altro vaccino oggi in commercio e costerà meno per singola dose.

   

 

Le reazioni avverse osservate più frequentemente (più di 1 persona su 10) nello studio sul vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech sono stati in genere di entità lieve o moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione: dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre. Arrossamento nel sito di iniezione e nausea si sono verificati in meno di 1 persona su 10. Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni, che hanno interessato meno di 1 persona su 100. Debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta) si è verificata raramente, in meno di 1 persona su 1000. L’unica reazione avversa severa più frequente nei vaccinati che nel gruppo placebo è stato l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche. Si tratta, comunque, di una patologia benigna che guarisce da sola. In generale, le reazioni sistemiche sono state più frequenti e pronunciate dopo la seconda dose.
 

Nei paesi dove è già stata avviata la somministrazione di massa del vaccino sono cominciate anche le segnalazioni delle reazioni avverse, da quelle meno gravi a quelle più significative, comprese le reazioni allergiche. Tutti i Paesi che avviano la somministrazione del vaccino estesa a tutta la popolazione raccoglieranno e valuteranno ogni segnalazione pervenuta al sistema di farmaco vigilanza delle reazioni avverse al vaccino, così da poter definire con sempre maggior precisione il tipo di profilo di rischio legato alla vaccinazione.

 

La segnalazione di una qualsiasi reazione alla somministrazione del vaccino può essere fatta al proprio medico di famiglia o alla Asl di appartenenza, così come per tutte le altre reazioni avverse a qualunque farmaco, secondo il sistema nazionale di farmacovigilanza attivo da tempo in tutto il paese. Inoltre, chiunque può segnalare in prima persona una reazione avversa da vaccino utilizzando i moduli pubblicati sul sito Aifa.

Nel 2020 sono state segnalate delle varianti del virus sars-CoV-2, la più celebre quella isolata per la prima volta in Gran Bretagna. Finora queste varianti non hanno alterato il comportamento naturale del virus. M prima di rispondere, anche qui occorre fare un piccolo passo indietro per provare a chiarirsi le idee. 

  

  

I virus subiscono mutazioni genetiche attraverso diversi meccanismi. È importante distinguere tra i virus a DNA e i virus a RNA: l'RNA è una molecola molto più instabile e consente ai virus di mutare più di frequente rispetto a quelli a DNA. È anche possibile che questi virus mutati eludano più facilmente la difesa del sistema immunitario, delle terapie e dei vaccini. La maggioranza delle mutazioni, però, non altera in modo significativo l’assetto e le componenti del virus. Inoltre le mutazioni raramente sono vantaggiose: spesso sono letali, deleterie o indifferenti per il virus.

 

La variante segnalata in Inghilterra è il risultato di una serie di mutazioni di proteine della superfice del virus e sono in corso valutazioni sugli effetti che queste possono avere sull’andamento dell’epidemia, mentre appare improbabile un effetto negativo sulla vaccinazione.

 

 

Il piano vaccinale seguirà il calendario indicato nell'infografica qui sopra: si parte a gennaio e fino a marzo si vaccinano le categorie più a rischio: gli operatori sanitari e sociosanitari, gli ospiti e i dipendenti delle residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Questo primo step coinvolgerà quasi due milioni di persone, per cui servirà un numero doppio di dosi vaccinali: considerando che per una piena immunizzazione occorrerà sottoporre ogni persona a due dosi, con un intervallo di almeno tre settimane. Da aprile a giugno saranno vaccinati le persone con più di 80 anni che in Italia sono quasi 4,5 milioni, il doppio rispetto al numero dei vaccinati nella fase 1. Si stima che questa fase possa concludersi durante la primavera 2021. Da luglio a settembre sarà il turno delle persone di età compresa tra 60 e 79 anni (13,5 milioni) e degli italiani affetti almeno da una malattia cronica (7,5 milioni).Poi tutti gli altri, con priorità per il personale scolastico e le forze dell'ordine.Da ottobre a dicembre tutta la popolazione con più di 16 anni che non è stata vaccinata nelle prime 3 fasi.

  

Condizioni particolari

La vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Covid-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna. Le persone con una storia di gravi reazioni anafilattiche o di grave allergia dovranno consultarsi col proprio medico prima di sottoporsi alla vaccinazione. I dati sull’uso del vaccino durante la gravidanza sono tuttora molto limitati, tuttavia studi di laboratorio su modelli animali non hanno mostrato effetti dannosi in gravidanza. L'Istituto Superiore di Sanità ha in atto un sistema di sorveglianza che potrebbe offrire ulteriori utili informazioni. In generale, l'uso del vaccino durante la gravidanza e l’allattamento al seno dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi. Le persone con malattie autoimmuni che non abbiano controindicazioni possono ricevere il vaccino, così come le persone immunocompromesse. Le persone in cura con una terapia anticoagulante hanno una generica controindicazione a qualsiasi iniezione, per loro la vaccinazione deve essere valutata caso per caso dal proprio medico per il rischio di emorragie dal sito di iniezione. Non vi sono ancora dati sull’interferenza tra vaccinazione anti Covid e altre vaccinazioni, tuttavia la natura del vaccino Comirnaty suggerisce che sia improbabile che interferisca con altri vaccini.

 

  

Il piano di trasporto e distribuzione dei vaccini sul territorio nazionale messo a punto dalla Difesa, chiamato operazione Eos, prevede l’impiego di 5 aerei, 60 furgoni e circa 250 militari. Il piano prevede il trasportovia terra, con partenza dall’ospedale Spallanzani di Roma, delle dosi vaccinali previste per le esigenze di 4 regioni (Campania, Abruzzo, Molise, Umbria). La restante parte delle dosi vaccinali dalla base di Pratica di Mare viene trasportata, con l’impiego di aerei delle forze armate, su aeroporti già pianificati.

 

Gli studi sui vaccini anti Covid-19 sono iniziati nella primavera 2020. Sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma hanno visto la partecipazione di un numero di persone dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi. Perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrarne efficacia e sicurezza. Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino: i tempi brevi che hanno portato alla registrazione rapida sono stati resi possibili grazie alle ricerche già condotte da molti anni sui vaccini a RNA, alle grandi risorse umane ed economiche messe a disposizione in tempi rapidissimi e alla valutazione delle agenzie regolatorie dei risultati ottenuti man mano che questi venivano prodotti e non, come si usa fare, soltanto quando tutti gli studi sono completati. Inoltre la scienza ha sfruttato l’esperienza della prima epidemia di Sars. Nel 2003 fu messo a punto un vaccino, mai usato perché quel coronavirus si è estinto. Queste misure hanno portato a risparmiare anni sui tempi di approvazione.

 

Per la prima volta si sono sviluppati più candidati pre-clinici, situazione che in passato e per altri vaccini può richiedere anni. “Se non si hanno tanti fondi si sviluppa un candidato per volta, e si sperimenta uno dopo l’altro: qui invece è avvenuto tutto in simultanea. Sono stati poi assoldati valutatori esperti, hanno lavorato giorno e notte” e compresso in 15 giorni un lavoro che normalmente dura 6-8 mesi, ha spiegato a Quotidiano Sanità Paolo Bonanni, il direttore della Scuola di specializzazione di Igiene e Malattie preventive dell'Università di Firenze e consulente dell’Ecdc a Stoccolma. 

Il profilo di sicurezza ed efficacia del vaccino Pfizer e BioNtech è stato valutato nel corso di ricerche svolte in sei paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone. La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo, un prodotto identico in tutto e per tutto al vaccino, ma non attivo. L’efficacia è stata calcolata su oltre 36.000 persone che non presentavano segni di precedente infezione. Lo studio ha mostrato che il numero di casi sintomatici di Covid-19 si è ridotto del 95 per cento nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino (solo 8 casi su 18.198 avevano sintomi di Covid-19) rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo (162 casi su 18.325 avevano sintomi di Covid-19).

 

 

La durata della protezione non è ancora definita con certezza perché il periodo di osservazione è stato necessariamente di pochi mesi, ma le conoscenze sugli altri tipi di coronavirus indicano che la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi. Il vaccino è efficace dopo una settimana dalla seconda dose.

Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino di Pfizer-BioNTech sulle forme clinicamente manifeste di Covid-19 ed è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone.  Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione.

  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti