Foto di Sergey Guneev, Sputnik, Kremlin Pool Photo, via AP, via LaPresse 

Editoriali

Putin ha detto “guerra”. Si è trattato di una svista o era intenzionale?

Redazione

Che cosa succede se il presidente dice la parola proibita. Giornalisti, politici, cittadini sono stati condannati per averlo fatto. Ma quella del presidente russo sarebbe potuta essere una mossa voluta

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto di voler “mettere fine alla guerra”, pronunciando proprio “guerra”, la parola proibita dal 24 febbraio 2022, e non “operazione militare speciale” come ordinato dal Cremlino. È difficile parlare delle cose senza poterle chiamare con il loro nome e infatti alcune testate giornalistiche hanno smesso di pubblicare i loro articoli perché non parlare del conflitto in Ucraina sembrava assurdo, parlarne senza poter scrivere la parola proibita sembrava ridicolo e usare la parola proibita era, invece, pericoloso.

 

Giornalisti, politici, cittadini sono stati condannati per aver pronunciato frasi simile a quelle del presidente, infatti l’opposizione che ancora coraggiosamente parla e protesta in Russia, ha chiesto la liberazione di tutti coloro che sono stati condannati per essersi espressi a favore della fine della guerra. Il deputato di San Pietroburgo, Nikita Yuferev, ha invece chiesto di aprire un procedimento legale contro Putin, proprio secondo la stessa legge che punisce chi diffonde falsità sull’esercito russo. 

 

Putin non si è scomposto, lo fa di rado, i giornalisti che erano davanti a lui neppure. Forse non lo ascoltavano, forse sono abituati a non fare cenni che possano dare adito a fraintendimenti, ma “guerra” non è una parola tabù per tutti in Russia. Mesi fa discutevamo dei falchi e dei falchissimi e i secondi da tempo hanno smesso di parlare di “operazione militare speciale”. Anzi, chiedono al presidente russo di fare un passo in avanti e dichiarare l’inizio della guerra. Non è per sincerità, ma per esaltazione e forse la frase di Putin più che una svista poteva essere intenzionale. Se si è trattato di una svista ha ragione il deputato di San Pietroburgo, se è stato intenzionale dovrebbe liberare tutte le vittime della sua legge sull’uso della parola proibita.

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