Trattori a Roma - foto Ansa

Roma Capoccia

Trattori? No problem, qui a Roma si marcia da sempre

Andrea Venanzoni

Quella degli agricoltori è l’ultima protesta di categoria. Dai vigili ai cacciatori fino a tassisti e pensionati. Un bestiario

Accampati alle porte settentrionali di Roma, i trattori degli agricoltori vanno ingrossando le fila. I manifestanti fanno in metafora rombare i motori, rilasciano interviste, espongono le loro preoccupazioni e le loro rivendicazioni, tra un vinello caldo e un fuoco da campo. Il tutto in una attesa quasi messianica che una parte dell’opinione pubblica – dei mass media e della politica – dipinge con la stessa ansia che il Senato romano dovette provare all’epoca della discesa in Italia di Annibale. Conto alla rovescia per l’invasione del Grande Raccordo Anulare e forse delle strade del centro cittadino. Ma nonostante tutto, i romani rimangono saldi nella loro consumata letargia, rafforzata da un antico fatalismo e da coronarie ormai irrobustite dall’abitudine al caos urbano e soprattutto da una lunghissima sedimentazione quasi geologica di cortei, manifestazioni e disagi.

 

 

Roma, la Capitale, la città dei palazzi del potere – dove chiunque voglia alzare la voce deve farlo nel mezzo della strada e nelle piazze – ha assistito per decenni a cortei di ogni colore, dimensione e forma. L’idea del manifestante medio per farsi sentire è generare confusione: comprensibile, ma vano. Vano, già. In questa sonnacchiosa metropoli dove ogni giorno è apocalisse di lamiere incolonnate, di cantieri più o meno casuali, di mezzi pubblici inesistenti, di risentimenti viari che si intrecciano come lacoontici serpenti mitologici, riuscire a creare ancora più confusione è ipotesi ai limiti della metafisica.
 

I romani lo sanno e fanno spallucce. Rinforzati da una lunghissima abbuffata di precedenti cortei che ogni anno, per anni e anni, si sono tenuti in ogni area del centro, irradiando caos per interi quartieri. Nei primi anni duemila, quando manifestare in massa sembrava ancora una buona e gioiosa idea la Cgil convogliava decine di migliaia di persone nel nome di ‘un’altra Europa è possibile’. Pensionati, precari, centri sociali, preventivamente attivati nelle strade contro la allora vagolante e fantasmatica direttiva Bolkestein, non ancora approvata ma già portata nelle piazze.
 

E i sindacati, confederali e autonomi, di ogni comparto, hanno preso la residenza nel vociare festante di pullman sciamanti da ogni parte d’Italia e magneticamente convogliati nelle strade capitoline, tra vigili urbani santificati per gli sforzi alla Houdini e la pazienza di Giobbe di pendolari tumulati nelle loro auto. Era l’epoca di un proto-galateo dei cortei, concentrati nell’autunno di lotta e di caos traffico. Come la stagione di caccia, anche i cortei capitolini avevano una loro data di inizio e una di fine.
 

A proposito di caccia, furono proprio i cacciatori a inaugurare la stagione di lotta nel settembre del 2006; in 10.000 invasero le strade della Capitale, dandosi poi convegno in piazza della Repubblica, per protestare contro le limitazioni previste dal decreto-caccia. Studenti in lotta, ogni anno scolastico, contro le riforme dei vari Ministri. E giù caos traffico. Centri sociali, autonomi e neofascisti, anche loro a ritmi più o meno prestabiliti si sono affastellati per rioni e strade, magari anche periferiche. Con la particolarità dei cortei neofascisti sempre accompagnati dalla immancabile contro-manifestazione antifascista in altra zona, tanto per duplicare il caos. E i tassisti, come dimenticarli. Anche loro, tra fumogeni e vetture bianche incolonnate in un corteo metallico, hanno regalato momenti indimenticabili ai cittadini di Roma, per cingere d’assedio il Parlamento o Palazzo Chigi, rei entrambi di aver ventilato ipotesi di semi-semi-liberalizzazione. Tra i cortei più surreali, senza dubbio quelli registrati durante la turbolenta epopea di Ignazio Marino, il sindaco che si ritrovò i dipendenti capitolini tutti uniti nello sciopero e nel corteo. In una paradossale immagine surrealista di una Roma che protestava contro se stessa.
 

In quegli stessi anni e sempre per contrasti, contrattuali ma non solo, con il chirurgo eletto primo cittadino si registrò il dadaista corteo di protesta dei vigili urbani che, solitamente chiamati a lenire le sofferenze viabilistiche dei romani, creavano loro confusione stradale con un lungo corteo. Impreziosito, va detto, da alcune parole grosse che volarono dirette ai colleghi in servizio, considerati poco commendevolmente al pari di crumiri.

Di più su questi argomenti: