(via Giolitti, stazione Termini, foto d'archivio Ansa)

roma capoccia

Termini, la quiete dopo lo sparo. Ma il degrado non si ferma

Gianluca De Rosa

Controlli a tappeto delle forze dell’ordine, ma la stazione e le vie limitrofe rimangono terra di nessuno

Alla fine alla stazione Termini si è arrivati persino a sparare. Il video del poliziotto che apre il fuoco contro il ghanese che brandisce un coltellaccio ha fatto il giro di tv e web ed è diventato subito arma politica. #iostoconilpoliziotto, twitta Salvini in mattinata commentando l’indagine (partita d’ufficio) nei confronti dell’agente. Claudio, 36 anni, è un cameriere del bar di via Marsala di fronte al quale è avvenuto il fattaccio e non ha dubbi: “L’ho visto con i miei occhi, è stato bravissimo, quello mica si fermava, poteva prendere un passante e sgozzarlo. Erano due settimane che girava con un cacciavite in mano. Adesso, ci sono altri due con problemi mentali, ma non li bloccano, forse aspettano che ammazzino qualcuno”. 

 

A 72 ore di distanza dallo sparo nella rovente mattinata della stazione vige una relativa calma. I controlli di polizia e carabinieri a piedi sono serrati. Il bar è un covo di lavoratori della stazione. Un bivacco di controllori e addetti alle pulizie dei treni che si proteggono dal caldo. Tutto intorno, in mezzo al frenetico via vai di lavoratori e passeggeri, ci sono i clochard. È un repertorio eterogeneo, perché anche nei giacigli di fortuna c’è, evidente, la diversità. I più disperati sonnecchiano sotto il sole, buttati a terra, senza neppure una coperta. Sullo spartitraffico che divide la strada in due corsie, invece, una corpulenta barbona è assisa su due enormi trapunte matrimoniali, si protegge dal sole con un ombrello da pioggia, mentre con specchietto e stuzzicadenti cerca di risolvere qualche problema dentale. Una delle grandi cose che la Caritas fa per la città è offrire ai senza tetto uno studio odontoiatrico. Più in là una signora magra magra è accampata, ma quasi elegante. Il suo anfratto è insolitamente pulito: i cartoncini dei succhi di frutta sono disposti in fila accanto al sacco a pelo, insieme a un bricchetto di alluminio per il caffè e una buccia di mandarino utilizzata come posa cenere. A piazza dei Cinquecento invece c’è la coppia: lui sorseggia Tavernello, mentre lei, tette all’aria, si cambia con calma la maglietta. 

Andiamo su via Giolitti, teatro di cronaca nera  La via è popolata perlopiù da stranieri assiepati intorno ai più disparati negozi: monete, parrucche, orologi. Appena fuori, una zingara, gonnone lungo e foto dei figli in mano, vende fortuna in cambio di 50 centesimi. Più in là, su via Manin, che dalla stazione scende verso l’Esquilino, due sue amiche, stessa gonna e stessa corporatura, chiedono sedute l’elemosina chiacchierando con il bicchierino per le monete davanti a loro. Sullo sfondo la gigantografia dei protagonisti delle serie Netflix che copre il fianco della stazione. Un colorato mondo filmico piazzato proprio sopra ad un altrettanto colorato mondo reale. Un napoletano in bermuda e t-shirt rossa fa la via avanti e indietro con un trolley che lo segue. Non è un turista. “O-ro-lo-gi, o-ro-lo-gi”, scandisce entusiasta. E intorno è tutta una trattativa: due bengalesi cercano di convincere un arabo che vende power bank a dimezzare il prezzo, mentre un altro bengalese dispone su un tappetino rosso in terra oggettistica varia pronta alla vendita. Un’altra gira con un cartonato pieno di foto di donne con treccine. Ci spiega che può creare acconciature con ben dieci tecniche diverse. Un variopinto suk a cielo aperto. La violenza sembra non esserci. Ma ecco la voce di Marco, 48 anni, vigilante da questo lato della stazione fin dal 2015: “Oggi è tranquilla perché c’è la polizia, normalmente è un casino. Un mio collega qualche mese fa s’è beccato una coltellata. Prima il problema era il McDonald: spacciavano di brutto, poi però il commissariato ha messo la telecamera, ma le risse proseguono tutti i giorni”.

A confermare le sue parole ci sono i fatti, tutti su via Giolitti. Nel 2018 durante una rissa ci fu un altro sparo, rimase ferito un 38enne, a ottobre 2019 un 30enne cinese fu massacrato a colpi di mannaia, un mese dopo un’altra rissa in cui un 26enne fu colpito al volto con un coccio di bottiglia, a marzo 2020 fu un 17enne a finire in ospedale, trafitto da un pazzo allo stomaco con un coltello da parmigiano.

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