(Lapresse)

Roma Capoccia

“Voterò Pd, ma avrei preferito Zingaretti”. Parla Massimo Ghini

Gianluca Roselli

Conversazione a tutto campo sulla capitale, sul partito e sui candidati a sindaco. “Raggi? Ha distrutto la città”

 

Roma. “Roma ha bisogno di una profonda ristrutturazione. Non di costruire, ma di ristrutturare quello che c’è. In questo modo si restituisce dignità alle persone e al loro lavoro”. Massimo Ghini non è solo un bravo attore, ma è una persona impegnata, da sempre. A sinistra. Suo padre era un funzionario del Pci. Da lui Ghini dice di aver appreso, tra le altre cose, una certa etica della politica. E della militanza. Che ha messo in pratica anche come consigliere comunale, dal 1993 al 1998 (giunta Rutelli). Parliamo, dunque, di come la sinistra, in città, si appresta ad andare al voto. Qualche mese fa sembrava che lei avesse dato una sua disponibilità… “Assolutamente no, si trattò di una semplice battuta durante una conferenza stampa su un film. Poi fui costretto a smentire in tutte le salse. Mi chiamarono tutti: amici, colleghi. Ma nessun politico. Segno che forse avevano preso quelle parole sul serio. Ma non lo erano…”.

 

Veniamo all’oggi. La sinistra, come al solito, si presenterà divisa. “Penso che il partito erede del Pci fino a un certo punto in città sia stato di ottimo livello, dai militanti ai dirigenti. Parlo del periodo di Rutelli e di Veltroni. Con quest’ultimo ci conosciamo da ragazzini, dai tempi della Fgci romana. Poi è iniziato un lento e inesorabile declino che ha toccato l’apice con la vicenda Marino, persona di grande intelligenza, ma forse non adatta a fare il sindaco. Da lì si è generata una crisi e un malcontento che ha portato molti, a sinistra, a votare per Virginia Raggi”. Ok, e adesso? “Roma è una città difficile da amministrare perché il Campidoglio ha diversi poteri sopra di sé con cui fare i conti: la politica nazionale, la chiesa, le lobby. Il Pd deve riuscire a fare pace con la sua agitazione controversa. Finire di rincorrere l’abbraccio al nulla e ridare un senso alla rappresentanza”.

Intanto ci sono le primarie. “Con tutti i loro difetti - compresa una naturale tendenza romana alla ‘caciara’ - sono uno strumento democratico assolutamente valido. Ma più che i nomi, voglio sentire le proposte, i progetti, la prospettiva di città e come, su quella, coinvolgere i cittadini”. Le piacciono i candidati in campo alle primarie? “Sono tutte persone rispettabili, da quelli con più esperienza, come Gualtieri, fino alle giovani leve molto appassionate. Non nego, però, che mi sarebbe piaciuto vedere in campo pure Nicola Zingaretti. Perché è una persona capace di coniugare il ruolo del politico con quello di amministratore”.

 

Carlo Calenda, intanto, va per i fatti suoi, col rischio di togliere voti al candidato del centrosinistra. “Capisco che lui, da persona intelligente, abbia voluto sottrarsi a un lungo percorso di polemiche interne, ma dividersi è sempre un errore. Avrebbe dovuto inseguire di più l’unità, anche partecipando alle primarie”. In questo modo si è ridato fiato alla Raggi. “Trovo incredibile che ci sia qualcuno, in città, disposto ancora a darle credito. Come sindaca ha distrutto la Capitale. Non riesco a ricordare nulla di buono, non salvo niente della sua amministrazione. E ora, a ridosso della campagna elettorale, si è messa ad asfaltare strade e tappare buche, secondo una perfetta logica democristiana”.

Già, però col M5S il Pd deve fare i conti. “Io sono favorevole alla costruzione di un’alleanza nazionale e locale tra il centrosinistra e il movimento, i cui principi iniziali erano assolutamente condivisibili, anche a sinistra. Credo che un dialogo tra i due partiti sia l’unica strada per contrapporsi a questa destra e fa bene Enrico Letta a seguirla. Poi, però, ci sono le dovute eccezioni e la Raggi è una di queste. Se al massimo puoi stare in panchina, non puoi giocare al centro del campo…”.

 

Guardiamo dall’altra parte della barricata. La sorprende vedere il centrodestra brancolare nel buio? “Per loro prima era facile: c’era Silvio Berlusconi e decideva tutto lui. Ora anche a destra devono fare i conti con il dibattito interno, che prima era prerogativa solo nostra. Ma quello che scontano di più nella ricerca di candidati, a Roma come a Milano, è la feroce competizione per la leadership tra Salvini e Meloni, con nomi che cadono per i veti incrociati dell’uno o dell’altra. E pure tra gli elettori di destra mi sembra di notare un certo malcontento nei confronti della politica…”. Come si risolleva questa città? “Roma non è una città industriale, non lo è mai stata. Qui si deve puntare su cultura e turismo, ma di qualità. In città dovrebbe esserci un grande evento a settimana, che porti qui persone e investimenti da tutta Europa. Cosa c’è stato negli ultimi cinque anni? L’ultimo evento che ricordo è il concerto di Paul McCartney al Colosseo… Le pare possibile?”.

 

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