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Lo Stadio della Roma si fa di sicuro, anzi no

Baldissoni: questi del comune ci fanno perdere tempo. Incongruenze e litigi M5s. Riunione fiume in Campidoglio

6 Giugno 2019 alle 14:56

Lo Stadio della Roma si fa di sicuro, anzi no

Roma. Nessun passo avanti sullo stadio della Roma. “Le parole sono solo parole, ma contano i fatti”, ha detto allusivo l’avvocato Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della As Roma uscendo ieri sera dal sesto e lunghissimo incontro – è durato cinque ore – tra Roma Capitale, As Roma ed Eurnova per scrivere la convenzione, il contratto che regolerà nel dettaglio diritti e, soprattutto, doveri delle parti. L'obiettivo era cercare di trovare un accordo sulle venti pagine, delle oltre 100 già redatte. In particolare Campidoglio e proponenti dovevano trovare un compromesso sul nodo delle opere pubbliche. Ma l'incontro di ieri è stato l'ennesimo nulla di fatto che in pratica lascia il dossier stadio allo stesso punto in cui si era fermato nel giugno del 2018 quando fu arrestato l'allora presidente di Acea e superconsulente della sindaca sulla vicenda stadio Luca Parnasi.

 

A caricare di aspettative questo appuntamento era stata martedì la sindaca Virginia Raggi. “Basta chiacchiere. Il mio unico interesse è che la As Roma mantenga gli impegni presi con la città: prima le opere pubbliche per i cittadini, poi il campo di calcio. Mi auguro che domani la Roma porti una proposta definitiva e concreta”, aveva detto alle agenzie. Allertando tutti i tifosi di fede giallorossa della Capitale. Sarà la volta buona?

 

I proponenti (As Roma ed Eurnova) però avevano difficoltà a capire le richieste della sindaca. Con il progetto Raggi infatti molte delle opere pubbliche che la sindaca vuole che siano realizzate prima dell'apertura dello stadio non spetteranno alla società come prevedeva invece il primo progetto, quello dell'ex sindaco Ignazio Marino. In particolare l'ammodernamento della ferrovia Roma Lido – che secondo i tecnici del Politecnico di Torino – dovrà garantire il 50 per cento del l'affluenza delle persone allo stadio. Con un efficientamento che passa da lavori alla rete e all'acquisto di nuovi treni che dovranno essere finanziati dalla Regione Lazio e, in parte minore, dal Comune. La Raggi ignora o è in malafede? Sicuramente le parole della sindaca servivano a ricompattare la maggioranza pentastellata in Campidoglio completamente lacerata dalla vicenda. Soprattutto dopo l'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito. “Non voglio neanche più sentirne parlare. Lo stadio è stata la nostra rovina”, diceva tempo fa Monica Montella, insieme a Gemma Guerrini, tra i consiglieri più contrari all'opera. Mentre la presidente della commissione capitolina Urbanistica Donatella Iorio ieri garantiva: “Se il proponente fa quanto stabilito in conferenza dei servizi, e dunque le opere pubbliche prima dell'apertura dello stadio, allora non avremo problemi a votare variante e convenzione”. Sottointeso: senza queste condizioni non votiamo nulla.

 

Per mettere pressione al Campidoglio l’As Roma aveva anche tentato la strada del piano B. Dagli ambienti della società giallorosso nessuno ha smentito la visita che alcuni tecnici della Roma hanno fatto su alcuni terreni di Leonardo Caltagirone a Fiumicino, rivelata settimana scorsa da Repubblica. Un piano b per realizzare lo stadio? “Il sindaco di Fiumicino Esteri o Montino ha insistito a lungo nel presentarci il suo progetto alternativo e così siamo andati a vedere i terreni”, dicono fonti della societa, ribadendo però categoricamente: “Il nostro unico obiettivo rimane lo stadio a Tor di Valle”.

 

Tutto bloccato dunque da quando dopo le elezioni la sindaca Virginia Raggi intendeva mantenere le promesse elettorali: stralcio del progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Poi, un parere dell'Avvocatura capitolina ancora secretato informò i grillini capitolini che tale rinuncia sarebbe potuta costare penali milionarie. Si puntò così su una revisione del progetto: meno grattacieli (quelli di Libeskind) e più edifici, meno cubature e, inevitabilmente, meno opere pubbliche. Da allora inizia questo caos.

Gianluca De Rosa

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