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Per Luca Bergamo "l'alleanza tra M5s e Lega non funziona più”

Gianluca De Rosa

“Ci sono questioni ideali che uniscono il Movimento 5 stelle e il Partito democratico. Le alleanze seguiranno”, ci dice il vicesindaco della Raggi

Roma. “Credo proprio che adesso il Movimento cinque stelle debba voltare lo sguardo da un’altra parte. So che non spetta a me dirlo. Ma deve partire un confronto, sia dentro il Movimento sia dentro il Pd”. E le parole che consegna al Foglio, nelle ore di massimo tramestio dentro al governo legastellato, dopo le elezioni che anche a Roma hanno segnato l’arrembanza della Lega vittoriosa, sono una piccola bomba. A parlare con il Foglio è Luca Bergamo, cinquantasette anni, vicesindaco di Virginia Raggi, assessore alla Cultura, uomo di sinistra. Ma soprattutto uomo schivo. Talmente schivo che le sue parole adesso assumono un significato molto forte. “Il M5s su alcuni temi deve fare una scelta di campo”, ci dice Bergamo. “Non parlo tanto di alleanze, ma di scelte fondamentali. Serve superare i tempi della cronaca e darsi, almeno ogni tanto, il respiro più ampio della storia”. Solidarietà, antifascismo, inclusione dei migranti. Il respiro più ampio della storia, cui fa riferimento il vicesindaco della giunta grillina è un’agenda ideale che è già nell’aria. Che ha i suoi sostenitori politici e intellettuali. Persino un suo giornale: Repubblica. E d’altra parte Bergamo parla con il Foglio dopo aver appena concluso un intervento, nel corso di un dibattito, proprio assieme a Nicola Zingaretti. Sul palco del Cinema America occupato, Bergamo ha squadernato lodi per il segretario del Pd. Si parlava di cultura, certo. Ma con allusioni evidenti. Implicite. Aveva detto Bergamo: “So che Zingaretti condivide in pieno l’idea che in una società in cui domina la paura del futuro custodire i rapporti umani e le relazioni sociali intorno al godimento dell’arte è una posizione fondamentale per la tenuta della società”. C’è un bel po’ di politica, no? “Ho semplicemente detto che troviamo spesso delle convergenze su alcuni temi”.

 

Martedì Luca Bergamo aveva postato sulla sua pagina Facebook un commento all’esito elettorale del 26 maggio. “In dodici mesi quattro milioni di donne e uomini hanno sentito disilluse le ragioni che li avevano spinti a dare fiducia al M5s. Il dato su cui ragionare e di cui discutere è questo: il governo gialloverde non piace a una larga parte dell’elettorato M5s e piace molto all’elettorato della Lega”. Quindi se Zingaretti (che è ormai soprattutto segretario del Pd) è bravo e capace di dialogare con il grillismo, allora la domanda sorge spontanea: il Movimento cinque stelle deve cambiare alleato? “Serve ragionare innanzitutto sui destini della società”, risponde Bergamo, aggirando la domanda pur senza eluderla. “C’è una considerevole distanza tra i militanti ed elettori del M5s e la Lega”, spiega. “Questo è evidente. Ma prima di tutto le convergenze, se ci sono, si trovano nelle grandi questioni. Sui concetti fondamentali: come si distribuisce la ricchezza? Verso chi? C’è un problema di povertà? Basta il mercato a risolvere  tutto questo?”. E certo, Bergamo, che proviene dalla sinistra – nel 2006 fu anche candidato dell’Ulivo al Consiglio comunale – è naturalmente spinto da un’idea un po’ romantica del M5s. La sua condizione di uomo-ponte lo sospinge, con fluida consequenzialità, a ritenere che il grillismo sia una “costola” della sinistra. Ma è davvero così? Si può aprire un dialogo tra Cinque stelle e Pd? “Credo sia scontato dire che sulle grandi questioni ideali che ho esposto prima ci sia più spazio per parlare con il Pd che con la Lega. Mi sembra evidente”. E insomma l’arretramento registrato dal M5s alle europee e alle amministrative diventerebbe l’occasione di un avvicinamento. “Sarebbe auspicabile. Qualcuno adesso dovrebbe fare la famosa mossa del cavallo”, cioè l’apertura spiazzante. Ma chi? Zingaretti? Di Maio, che è sembrato faticosamente vestire i panni dell’uomo di sinistra negli ultimi tragici scampoli della campagna elettorale? Di Battista che proviene da una famiglia di destra, di elettori ex missini? Probabilmente no. A Roma, nella città in cui per sua natura il potere si fa confluente (e quasi mai confliggente) il Pd e i Cinque stelle si parlano. E sono più vicini che altrove. Le aperture non sono soltanto quelle di Zingaretti. In regione la capogruppo Roberta Lombardi è quasi schierata in una forma di appoggio esterno alla giunta di centrosinistra. E adesso su Rousseau si voterà la fiducia a Di Maio, cioè all’uomo dell’alleanza con la Lega. Forse l’uomo da rimuovere, affinché si possa cambiare rotta. “La discussione va fatta sul merito non sulle persone”, dice Bergamo, diplomatico. Ma poi: “Se l’effetto di un anno di governo è che quattro milioni di tuoi elettori si astengono direi che c’è qualcosa che non va”.

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