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Il Mondo perduto negli scatti di Paolo Di Paolo, i novant’anni di un grande fotografo

Fino a fine giugno al Maxxi sarà esposto il patrimonio di immagini forti, meravigliose e dolorose ritratti nelle fotografie del maestro

21 Aprile 2019 alle 06:14

Il Mondo perduto negli scatti di Paolo Di Paolo, i novant’anni di un grande fotografo

Per settimane, con i suoi novantaquattro anni portati magnificamente in dolcevita rosso, Paolo Di Paolo ha battuto i mercatini e i brocantage di Roma, cercando una scrivania, una rastrelliera, le sedie e i tavolini che più rassomigliassero a quelli del suo primo direttore, Mario Pannunzio, e che la sua memoria di fotografo acuto, ma anche rispettoso e sensibile, gli avevano impresso nella mente. Non rivedeva quell’ufficio dal 1966, l’anno in cui chiuse il “primo” Mondo (ora la testata è fra i marchi in concessione o forse di proprietà, non s’è mai veramente capito, alla casa editrice Rcs, sospeso da un quinquennio) e in cui decise che il mondo nuovo, in via generale, gli interessava parecchio di meno. “Non mi sentivo più in sintonia con la società che si andava formando”, dice, ora che ha ricostruito quell’ufficio in una delle sale del Maxxi in occasione della mostra “Il Mondo perduto. Paolo di Paolo” e che martedì sera, per la vernice, ha raccolto anche volti che da tempo si vedevano meno, come Marellina Caracciolo e Alessandra Borghese.

 

Prima degli anni di piombo, Paolo Di Paolo era dunque tornato ai suoi studi filosofici e all’editoria. Qualche tempo fa, la figlia ha ritrovato quel patrimonio di immagini forti, meravigliose e dolorose, quei contadini abbarbicati alle terre di Sardegna, quegli operai nascosti fra le macchine, ma anche Oriana Fallaci che salta sulla spiaggia di Cannes come una starlette, Marcello Mastroianni malinconico fra i fili di fumo, Kim Novak che stira al Grand Hotel e Jayne Mansfield alla scoperta dell’Italia del benessere, ha chiamato la curatrice maxima della fotografia in Italia, Giovanna Calvenzi, e con il sostegno (che ormai pare imprescindibile per tutto), di Gucci, ne ha fatto una mostra da non perdere. Fino a fine giugno.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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