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Il fascino discreto della portineria

"Portinerie romane", ossia un censimento fotografico che è racconto della città

20 Gennaio 2019 alle 06:08

Il fascino discreto della portineria

Nell’Italia dei premi c’è anche quello sui migliori portieri di stabili. Nel 2018 ha vinto un napoletano. A Roma è iniziato invece il censimento delle portinerie, per la serie chi controlla il controllore. L’illustratrice Giulia Carioti e il fotografo Tommaso Sacconi con la curatela dell’architetto Andrea Bentivegna hanno presentato al Centro Studi Giorgio Muratore le foto delle prime 100 “Portinerie romane”, il progetto è ancora in progress. E’ una Roma che non contempla gli attici con la vista di remottiana memoria nè terrazze & cupole: solo piani terra, ingressi low profile ma con stile, incastonati nel boom d’autore delle palazzine dei grandi architetti tra cui Ridolfi e Libera. Dal minimalismo delle cabine alla monumentalità tipo acquario, ecco i luoghi di filtro tra pubblico e privato capitolino, l’accesso a mondi altrimenti sbarrati, custodi persino di una fantaRoma edilizia: a Balduina sta in guardiola un manifesto con la promessa di un quartiere fantasma, l’ex Villa Morris.

 

Il locale della palazzina Giammarusti di Lombardi, autore delle fontane rionali, sembra innocuo, laterale ma la porta aperta è una dogana spietata, ci è passato Totò, ci passa Baglioni, anche questa è livella; sempre ai Parioli nella palazzina Girasole di Moretti la custodia è inglobata nella parete a vista; bugiarda la discrezione della finestrella sull’ingresso curvo di via Gomenizza in Prati; severa e spartana, dai vetri smerigliati, quella dell’edificio Luccichenti dietro villa Massimo a cui arrivò di default l’ordine infame di Pietro Caruso nel 1944 con cui “il questore di Roma sollecita i portieri alla lotta antiebraica”. All’epoca neanche le livree scherzavano se sul giornale lanciato dagli alleati su Roma si avvisava di “diffidare del portiere dell'albergo Internazionale a via Sistina informatore dei tedeschi”. Portinerie: familiari e temute cabine di comando di un’epoca al tramonto ma che ancora difendono il fortino proibendo qua e là gli scatti del censimento che continua.

Stefano Ciavatta

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