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Marianna Rizzini

Raggi, la monnezza, le europee. Parlano Caudo e Ciaccheri, presidenti di municipio “extra Pd”

Roma. E’ il giorno successivo a quella che il Corriere della Sera ha definito la “bagarre in Aula sul pattume”: l’Assemblea straordinaria sui rifiuti, con il sindaco Virginia Raggi intenta a leggere un discorso in mezzo alle proteste. Ma non di solo “pattume” rischia di morire Roma: tali e tanti tanti sono i problemi che per l’opposizione si aprono (di nuovo) praterie.

 

A sinistra, intanto, dove il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, anche candidato alla guida del Pd, ha appena dichiarato, in vista delle Europee, che il simbolo del Pd medesimo “non è un dogma”. Sempre a sinistra, a Roma, c’è stato, a poca distanza dalla sconfitta nazionale, un piccolo doppio successo: in due municipi, il terzo e l’ottavo, si sono affermati l’estate scorsa Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri, candidati di una sinistra anti M5s più “larga” del Pd. Dice Caudo, ex assessore all’Urbanistica nella giunta Marino: “Ci siamo affermati restando vicino alle persone, togliendo l’intermediazione dei social, organizzando vertenze territoriali, sperimentando lezioni in piazza o nelle scuole, stando nei problemi, parlando in modo semplice”.

 

Ma, dice Caudo, il punto vero in prospettiva è un altro: “La narrazione negativa della città ha stancato i romani. Qui ci sono potenzialità incredibili. E Roma capitale esiste in realtà soltanto da circa 150 anni. Prima era Roma imperiale, poi Roma papale. Chiediamoci allora qual è il senso di essere Roma capitale nel 21esimo secolo, in uno stato in cui la capitale, al momento, non ha amici politici e in cui altre regioni decidono”. Ben venga, dice l’ex assessore, il “no-logo” zingarettiano, ma “a patto che non sia un’operazione a freddo e che il ‘campo largo’ riguardi più le persone che le parole”. Dice invece Amedeo Ciaccheri, trentenne presidente dell’VIII municipio con lunga esperienza nel “civismo attivo”: “Abbiamo dimostrato che una proposta di sinistra non circoscritta al Pd può funzionare. Partiamo da qui per costruire la presenza costante di un’opposizione viva che affronti la giunta sui temi, affrontando quartiere per quartiere gli elementi di crisi, ricostruendo una connessione tra esperienze umiliate”. Serve, dice Ciaccheri, “un disegno strategico in chiave europea, per dare a Roma una personalità. Londra sulla Brexit l’ha avuta, noi nel quadro nazionale che cosa esprimiamo? Bisogna incalzare il governo perché dia qualcosa alla città. Ma la città non può stare muta”. Quanto al logo-no-logo, dice Ciaccheri che l’allargamento del campo “può essere un elemento importante per riconnettere mondi che si sono sentiti esclusi. Ma non si può ridurre tutto, in vista delle europee, a uno scontro sulla retorica della paura e sicurezza e tenere fuori il resto. Il Pd dovrebbe tenerne conto, le prossime settimane saranno decisive”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.