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In camera caritatis

Nel suo appartamento il vescovo lo dice chiaro: “Il Papa sbaglia a tacere su Viganò. Deve replicare”

16 Settembre 2018 alle 06:21

In camera caritatis

Papa Francesco (foto LaPresse)

Eccellenza, fa bene il Papa a stare zitto? “Mi sta registrando?”. No, rispondo. “Allora le dico di no, non fa bene, e lo dico per lui”.

 

Il vescovo disdice l’appuntamento al baretto, preferisce il suo appartamento con piastrelle verdi – “erano già così quando siamo arrivati”, commenta la suora che evidentemente mi ha letto nel pensiero – per uno scambio di vedute sulle conseguenze della diffusione del comunicato dirompente di monsignore Carlo Maria Viganò. Ci accomodiamo in una specie di studiolo, tante madonne appese, una croce, un vasetto di fiori finti molto cimiteriale. “Rimanere in silenzio dopo quella mole invereconda di accuse dolorosissime e pesantissime non è possibile. Si presta il fianco all’accusatore, ai potentati vari che gli stanno dietro. No no, non va bene così. E’ una alluvione, una sciagura. No no”. Gli domando se sia vero che dietro le manovre c’è il futuro Conclave. “Questo è ovvio, è sempre stato così. Parlavo l’altro giorno a pranzo con il cardinale [omissis] che mi diceva proprio questo. E’ già tutto un conciliabolo, si fanno nomi, si bruciano candidati, e così via. Cene continue, in ogni angolo di Roma. Non c’è da meravigliarsi. I Papi non nascono di certo in Conclave, a meno che si voglia credere alle favolette”. Neanche Francesco? Il vescovo ride di gusto. “Ma certo che no, si rilegga quel che si scriveva del cardinal Bergoglio nel 2005 all’indomani dell’elezione di Papa Benedetto. Mi pare circolò anche un diario di un cardinale sudamericano in proposito”.

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