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Invasione pennuta. Ritratto di gabbiano romano (in un esterno)

Di mare, di lago, ci sono tante sottospecie, dalla piccola gabbianella al possente mugnaiaccio, e paiono romani da sempre

11 Febbraio 2018 alle 06:10

Invasione pennuta. Ritratto di gabbiano romano (in un esterno)

La foto condivisa sui profili social del comune di Roma (foto LaPresse)

Il sito del comune è bloccato per rinnovo, e dunque non si può leggere il vademecum anti-gabbiano emesso nei giorni scorsi, quello che avvisava che i grossi volatili sono entrati nel temibile “periodo riproduttivo”. Periodo delicatissimo, diceva il comune, tocca evitare di nutrirli, di incoraggiarli a riprodursi (niente family day per gabbiani), perché se si accoppiano ora, una volta fatto il nido e deposte le uova, sarà poi impossibile mandarli via (mentre mamme gabbiane e papà gabbiani diventano ulteriormente aggressivi a difesa della prole). Il rapporto del comune con il volatile è però ambiguo, se da una parte infatti mette in guardia contro gli accoppiamenti, sui profili Facebook e Instagram di Roma Capitale si postava giorni fa un bel primo piano di un uccellone appollaiato sui Fori, con hashtag #buongiornoroma. E del resto, si sa che la città vive un rapporto difficoltoso coi suoi simboli. Volatili di mare e di lago, i gabbiani, nome latino larina, con tante sottospecie, dalla gabbianella di trenta centimetri e un etto di peso, ai due chili del possente mugnaiaccio (che pare il ceppo più inurbato in Roma Capitale), paiono romani da sempre, al pari della lupa, ma arrivarono a Roma solo quarant’anni fa, a seguito dell’apertura delle grandi discariche, spiegò al Corriere della Sera l’esperto Piero Genovesi.

 

Sono oltre diecimila, disse, e in costante crescita. Di fronte a questa invasione pennuta, la politica è inerme: nessuno osa respingimenti, destra e sinistra subiscono. Perfino Casa Pound tace. Solo il commissario Tronca ci provò; aveva istituito infatti un tavolo sulle “specie infestanti e problematiche”, e una multa di 500 euro per i ristoratori che tengono i sacchi di monnezza in mezzo alla strada – per i gabbiani, una deliziosa apericena. Ma niente di sostanziale accadde. Del resto cosa può la politica, anche se commissariata, contro un volatile così (per definizione) problematico? Tocca dunque dialogare. Così un grande sindaco come Walter Veltroni aveva perfino un amico gabbiano. Lo confessò proprio al Foglio. “La mattina, quando esco di casa, incontro spesso un gabbiano che se ne sta a frugare dentro il cassonetto”. “Sembra Genny, il camorrista di Gomorra”, disse Veltroni. Probabilmente era un gabbiano della razza mugnaiaccio, la più pingue. O forse era nel periodo riproduttivo.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    11 Febbraio 2018 - 20:08

    Ipocrisia, imbelli, finti buonisti. In Inghilterra quando una specie supera i limiti della convivenza con altre specie li abbattono per permettere alle autoctone di non estinguersi. Invasione dovuta si alla monnezza ma anche per mancanza di pesce nel mare. Sulle discariche del monte Amiata vi erano gia’ negli anni sessanta altro che quarant’anni fa come si vuol far credere a Roma. Lo stesso dicasi delle cornacchie che fanno scempio di nidi di passeri, merli e affini. Ne siamo invasi ed il pietismo ben si addice in tempi di invasioni sottaciute e nascoste. I gabbiani a Roma o nelle campagne sono lo specchio di quello che siamo. Degli imbelli che giocano a scaricabarile fregandomene delle conseguenze che fatti nefasti producono. Il problema del gabbiano sta nell’inerzia di chi non sa amministrare prendendo le decisioni del caso. Ora le uova e i nidi. Aiuto.

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