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La Venere di Milo e il David come ragazzi malati e stampati in 3D

Ogni scultura è segnata e modificata in base alle cicatrici fisiche, o interiori, dei B.Livers: ragazzi affetti da gravi patologie croniche. Una mostra alla Triennale di Milano fino al 28 ottobre

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

18 Ottobre 2018 alle 19:02

La Venere di Milo e il David come ragazzi malati e stampati in 3D

La Venere di Milo in una fotografia di Pietro Piupparco (via Flickr)

Prendete la Venere di Milo e il David di Michelangelo, l’assoluta bellezza fatta corpo, arte. Poi riempiteli di cicatrici. Non le cicatrici del Tempo, o quelle astratte della Filosofia. Ma le vostre (chi non ne ha una, sulla pelle o nella mente, o nel cuore?). Oppure, se non avete il coraggio di esporre le vostre (ma la possibilità c’è: ci sono dei fogli bianchi su cui disegnare, e uno specchio per riconoscersi) prendetevi un po’ di tempo, alla Triennale di Milano, e guardate le ferite di questi ragazzi. Ragazzi affetti da gravi patologie croniche e che ci convivono, anzi ci “vivono” assieme, e che hanno trasferito i propri segni di dolore – ma poi leggete quel che scrivono, e sono segni di vita, di speranza – su quei due corpi-simboli di salute e armonia per antonomasia.

    

Prendete la Venere e il David, ma non quelli veri: sono repliche stampate in 3D alte una trentina di centimetri. Solo che dalle stampanti di +LAB, il laboratorio del Politecnico di Milano che esiste da cinque anni e che studia l’innovazione e le applicazioni della stampa 3D, non sono usciti tali e quali. Sono usciti, ogni Venere e ogni David diversi, segnati e modificati in base alle cicatrici fisiche, o interiori, di questi ragazzi, i B.Livers. A Milano, e non solo qui, molti li conoscono già. Fanno parte di B.Live, un progetto della Fondazione Near Onlus che li aiuta a “imparare il mestiere della vita” attraverso percorsi di creatività, e molta condivisione di esperienze. Fanno anche un bel giornale mensile, tutto curato da loro, ma un giornale vero, che si chiama Il Bullone, per raccontare storie di positività, storie che interessano tutti, non solo chi come loro ha una malattia da affrontare ogni giorno.

  

Questa volta i B.Livers hanno fatto di più, ed è nata questa mostra, “Cicatrici”. Hanno incontrato il lavoro di Marinella Levi, docente al Politecnico e responsabile di +LAB. Che tra le altre cose ha avviato il progetto +Ability, che realizza e mette a disposizione oggetti d’uso quotidiano destinati a semplificare la vita alle persone con disabilità: da un apriscatole con impugnatura particolare a una “mano” che permette di allacciarsi la cintura di sicurezza in auto. Loro li creano, poi si possono stampare in 3D – in open source – e ciò che prima sembrava impossibile ora diventa la prossima rivoluzione applicata alla qualità della vita. Ma stavolta hanno stampato qualcosa di diverso.

   

Il primo David che si incontra ha la gamba sinistra amputata al ginocchio e al posto dell’arto mutilato la cicatrice è diventata un paio di ali azzurre. Sotto c’è una didascalia, che è in realtà una dedica: “A Isabella, che ha disegnato la sua opera e adesso la guarda stampata da sopra le nuvole”. Le altre didascalie raccontano, ognuno a modo proprio, ognuno disegnando una ferita esterna, o un percorso interiore, di una grande voglia di vivere. Di una incredibile capacità di “discendere dentro a se stessi” e ritrovarsi, e scoprirsi, che desta stupore. Perché non c’è nulla di consolatorio, c’è l’esperienza ineludibile, concreta, di vivere la propria condizione riconoscendola, accettandola, scoprendo che la diversità – e il limite – è ciò che rende uguali tutti. Non è un di meno di possibilità, o di bellezza.

  

L’idea di questa mostra-esperienza è anche quella di essere una mostra-esperimento: “Abbiamo provato ad avvicinare i cosiddetti sani a chi vive da malato”, raccontano i responsabili di B.Live. Non è un’esperienza banale, per nessuno dei due “tipi umani”. Non lo è stato per i protagonisti di questa trasformazione del concetto del bello, questi giovani tra i quindici e i trent’anni che hanno provato a confrontarsi con l’altrui e la propria idea di bellezza, di identità. Non lo è, se ci si prova a pensare: e io, che ferita avrei stampato, in 3D? Una serie di conversazioni, nel luogo della mostra, tenteranno di dipanare l’argomento: il calendario è disponibile sul sito www.bliveworld.com

 

Alla Triennale di Milano, fino al 28 ottobre. Ingresso gratuito.

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