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Poche vite sono invidiabili come quella di Gino Paoli

Camillo Langone

Era un vero artista e quindi capace di fare tanto con poco: con poca voce, scarsa avvenenza, il pianoforte suonato così così. La vera vita spericolata fu la sua, non quella di Vasco

Gino Paoli, eri un uomo libero e oggi hai dato libertà anche a me, mi hai sollevato dal quasi obbligo di scrivere dell’orrida politica. Altro che frenesie referendarie: “Qui il tempo è dei giorni / che passano pigri”. Altro che “Bella ciao”: “I semafori rossi non sono Dio”. Sono poche le vite davvero invidiabili, non me ne viene in mente un’altra come la tua. Fosti genovese quando Genova ancora esisteva. Da ragazzo frequentavi i casini e invece di rimorsi o malattie ne ricavasti “Il cielo in una stanza”.

Appassionato di sedicenni, fosti ricambiato. Con una di loro, Stefania Sandrelli, fornicasti perfino sulla cupola di San Pietro. Ti sparasti romanticamente nel petto e la pallottola si fermò vicino al cuore: vivesti alla grande per altri sessant’anni. Ti schiantasti con la Ferrari ma sopravvivesti anche allora.

Ti drogasti molto e tracannasti di più: “Per vent’anni ho bevuto una bottiglia di whisky al giorno”. Perché la vera vita spericolata fu la tua, non quella di Vasco. Eri un vero artista e quindi capace di fare tanto con poco: con poca voce, scarsa avvenenza, il pianoforte suonato così così. Fosti talmente libero da elogiare, sebbene non cattolico, lo strumento per eccellenza della musica sacra: “Suona un’armonica / mi sembra un organo / che vibra per te e per me / su nell’immensità del cielo”. Mi inchino, Gino.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).