San Giuliano Milanese (foto ANSA)

PREGHIERA

Pietà per chi vive nell'hinterland milanese

Camillo Langone

Da Segrate a Cologno Monzese, passando per Seveso fino a Cesano Maderno. Comuni che non si possono definire paesi, avendo decine di migliaia di abitanti, e non si possono definire città, in quanto privi di status e di storia

Abbi pietà di loro che non vivono né a Milano né in Lombardia, bensì nel purgatorio intermedio. Coloro che vivono, o sopravvivono, nella fascia intorno alla metropoli e dunque in posti come Segrate e Cologno Monzese, come Seveso e Cesano Maderno, come San Donato e San Giuliano Milanese. Il cosiddetto hinterland, i comuni-dormitorio che a volte non hanno nemmeno una piazza, centri senza centro e senza speranza visibile. Una landa desolata che avevo attraversato mille volte ma stavolta l’ho vissuta, ci ho perfino dormito, e perciò prego per chi ha la disdetta di risiederci. Comuni che non si possono definire paesi, avendo decine di migliaia di abitanti, e non si possono definire città, in quanto privi di status e di storia.

“Un bar di cinesi ogni cento metri. In mezzo un negozio pakistano. Tutto così per chilometri”, mi avverte un amico che lavora qui. E davvero per chilometri non trovo nulla di italiano, nulla di bello, nulla di cristiano. Vedo una chiesa, la parrocchia di San Giuliano Milanese, ed è un terribile esempio di autodemolizione del cattolicesimo. Vedo Milano 2 e immagino appartamenti da un milione dove la gente mangia la pizza nel cartone. Vedo la Bassissima Brianza con tutte le serrande abbassate, o alzate su studi di tatuaggio. Abbi pietà di chi vive in questo deserto urbano e non può permettersi di fuggire via.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).