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Quasi nessuno si sposa per colpa degli anni Settanta

Camillo Langone

Sposarsi e riprodursi è assai temerario. E ci mancherebbe, visto che le leggi colpevoli dell’attuale situazione hanno più di mezzo secolo: la legge del 1970 che ha posto fine al matrimonio indissolubile e quella del 1975 che ha abolito la patria potestà

“Trent’anni di mutui e figli ingrati”. Il romanzo di Massimiliano Fiorin, “Il Re di Picche” (Il Timone), ha per protagonista un uomo di mezza età, marito accomodante di una moglie all’improvviso insofferente. Temendo che lei stia per dirgli “Non ti amo più”, la formula idiota del divorzio contemporaneo, va dall’avvocato che gli spiega tutto: “Se decide di chiudere, tu te ne vai. Paghi, e se ti va bene vedi i figli due fine settimana al mese. Dove andrai a vivere, se a casa dei genitori, in macchina o sotto un ponte, è interamente affare tuo”. Il legale, che ne ha viste tante, passa dunque alle conseguenze collettive: “Il matrimonio è diventato un oggetto a perdere. Il problema è che i giovani lo hanno capito benissimo, tant’è che non si sposano più”. Ormai lo sanno proprio tutti che sposarsi e riprodursi è assai temerario. E ci mancherebbe, visto che le leggi colpevoli dell’attuale situazione hanno più di mezzo secolo: la legge del 1970 che ha posto fine al matrimonio indissolubile e quella del 1975 che ha abolito la patria potestà. Nel romanzo accade un miracolo, un bel giorno il povero marito diventa ricco, vincendo 86 milioni alla lotteria, e questo ovviamente cambia molte cose. Mentre nella realtà niente miracoli, niente cambiamenti, la solita lenta estinzione.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).