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Due canzoni per evitare di diventare stupidi

“'O DJ” di Liberato è in dialetto poco comprensibile, “Arca” di Daniela Pes in una lingua inventata proprio indecifrabile. Il ritrarsi del testo lascia spazio alla fantasia, buone alternative alle classifiche e al Concertone del Primo maggio

Camillo Langone

Ad ascoltare le canzoni italiane odierne ho paura di instupidirmi: è altamente probabile che siano l’espressione musicale della stupidità italiana contemporanea (quella che consente: 1) agli orsi di vagare per il Trentino liberi di azzannare residenti e turisti; 2) ai croati di sfruttare con gran guadagno i giacimenti adriatici di metano da noi scoperti e abbandonati). La stupidità è contagiosa e io devo lavorare, non posso permettermi di ammalarmi. Alternative alle classifiche e al Concertone del Primo maggio? Ascoltare canzoni del passato mi intristisce. Per fortuna sono apparse due belle canzoni criptiche, una poco comprensibile (“’O DJ” di Liberato), l’altra proprio indecifrabile (“Arca” di Daniela Pes).

 

 

Lui è un cantante misterioso, ignote la faccia e l’anagrafe, che canta in napoletano stretto, lei è una sibilla sarda che si è inventata una lingua mischiando il gallurese arcaico con fonemi tutti suoi. Di lui si capisce appena che canta di amore, con quel tono losco che all’amore fisico si addice, di lei si può immaginare che canti di riti e nuraghi. Nient’altro. Due pezzi diversissimi per pubblici lontanissimi, entrambi per me inebrianti. Composti di ritmi e suoni, di pure atmosfere: il ritrarsi del testo lascia spazio alla fantasia, e l’eventuale intelligenza dell’ascoltatore non viene danneggiata.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).