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La lezione di Iggy Pop: il rock è libertà

Non puoi togliere un ingrediente alla formula sex and drugs and rock and roll. Non puoi fare il finto-diverso, il legale. Se sei un conformista come Damiano dei Maneskin non lo riesci a fare il rock, all'iguana non ci arrivi

Camillo Langone

Lezioni di rock. Sono quelle che Iggy Pop, il vecchio Iguana (vecchio davvero: classe 1947), somministra nell’ultimo “Every Loser”. Si ascolti “New Atlantis” e ci si ficchi in testa l’eterna formula di cotanta musica: sex and drugs and rock and roll. Non puoi togliere un ingrediente, nemmeno compensando col trucchetto dell’aumento dei decibel. Non puoi fare il furbo, il finto-diverso, il legale. Se sei un conformista come Damiano dei Maneskin non lo riesci a fare il rock: può riuscirti una caricatura, una carnevalata, e siccome sei bravo (Damiano dei Maneskin è bello e bravo) può riuscirti benissimo, ma sarai sempre un derivato, un surrogato. A Iggy non ci arrivi, al massimo puoi arrivare a Ozzy (Osbourne). Iggy Pop in “New Atlantis”, dichiarazione d’amore a una Miami piena di spacciatori, si dimostra perfino ecoscettico: “Some say the world will end in fire, some say ice”. Alcuni dicono che il mondo finirà nel fuoco, altri nel ghiaccio. Non si sa. Non lo sanno i rocker, non lo sanno i politici che sacrificano interi comparti industriali, intere generazioni, a un idolo alla moda, non lo sa nessuno. Dunque il meglio che si possa fare è usare le chitarre elettriche per esaltare l’uomo indipendente (“a man can be himself”). La prima lezione del rock si chiama libertà.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).