Iggy Pop apre ai Maneskin le porte del regno del rock

Enrico Cicchetti

Il 6 agosto esce la versione di "I Wanna Be Your Slave" in collaborazione con l'Iguana. I quattro ventenni italiani volano alto. Dall'Italia all'Europa al mondo

Quando, con mani smaltate e rimmel sfatto su facce estasiate, hanno vinto la palma a Sanremo è stato come mettere un carrarmatino da dieci sul Risiko della musica italiana. È stata la conferma che la strada macinata e i chilometri di corde pizzicate dalle prime esibizioni in strada hanno dato i loro frutti. E forse è stata pure una linguaccia a X Factor, che li ha lanciati, sì, ma che li ha pur sempre lasciati con l'amaro di un secondo posto. Poi il palco è diventato globale e, quando hanno vinto l'Eurovision, la conquista si è fatta – come minimo – europea. E poi ci sono i cinquantadue milioni di ascoltatori mensili su Spotify, con "Beggin" (cover del successo dei The Four Seasons, che fa parte del loro primo Ep, "Chosen", del 2017). Non proprio bruscolini: vuol dire che sei diventato un fenomeno mondiale. Ma i Maneskin ora hanno chiuso decisamente la partita. Manca, magari, di mettere un piede sulla Luna. Il trofeo questa volta non è una statuetta da esibire in salotto ma una collaborazione con un vero dio del rock. Domani esce una versione di I wanna be your slave, un brano di "Teatro d'Ira Vol 1", realizzata niente meno che con Iggy Pop.

   

"Questi giovanotti di oggi conoscono alla perfezione gli spartiti ma non sanno neppure cosa significa vomitare", diceva un tempo l'Iguana. Non sappiamo come se la cavano nel settore i quattro ventenni italiani, ma per quel che riguarda gli spartiti dev'esserci stato qualcosa che ha fatto breccia nell'animo del padre del punk rock. "Maneskin gave me a big hot buzz", mi hanno dato "una gran bella vibrazione", un "scossa" ha detto Iggy.

  

Qualsiasi cosa sia, che il nude look dei ragazzi italiani gli ricordi i suoi anni selvaggi o che senta particolarmente vicino il senso di I Wanna Be Your Slave (lui già nel 1969 con gli Stooges cantava I Wanna Be Your Dog, e non ce n'era per nessuno), la collaborazione con un gigante del suo calibro è la consacrazione definitiva per Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan. Perché, come scrisse Rolling Stone, "C'è l'estremo, c'è il leggendario e poi c'è Iggy Pop". L'Iguana cambia pelle, è versatile e negli anni ha dimostrato di essere la persona perfetta per i featuring. Da Bowie ai Simple Minds passando per Alice Cooper. Altroché premi, questo è un passepartout che apre il portone del regno del rock.

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  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti