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Il tempo dei baci al cinema è finito

Camillo Langone

Ormai gli amanti sono ostacolati dai delatori covidisti fissati con la mascherina. Ed è finito il tempo anche di qualcos'altro: Arbasino in “Fratelli d’Italia” scrive dei “grandi cinema a Trani e Barletta dove i pescatori in maglione blu si tirano giù i pantaloni nei palchetti”...

Quasi quasi concedo un’attenuante agli abbonati a Netflix, sentito il racconto del mio amico Paolo Bianchi a cui in un cinema milanese hanno intimato di smettere di baciarsi: “Sono stato aggredito due volte dal mandatario del gestore e due da altrettanti spettatori che gli si sono affiancati. In nome della sicurezza pubblica”. Prenotazioni, mascherine, personale occhiuto (ma hanno visori infrarossi?), spettatori delatori, divieti sadici: “Neanche si può mangiare una caramella o portare una bottiglietta d’acqua”. I cinema sono diventati caserme, solo che nelle caserme ci andavi perché costretto, e non pagavi. Pensare che ci fu un tempo, remotissimo, in cui le sale erano viceversa oasi di libertà: si mangiava, si beveva, si fumava, ci si baciava e oltre. Arbasino in “Fratelli d’Italia” scrive dei “grandi cinema a Trani e Barletta dove i pescatori in maglione blu si tirano giù i pantaloni nei palchetti”... Quel tempo è finito, quel cinema è finito, avendoci ancora qualche ormone (benché certamente meno del mio amico Paolo Bianchi) quest’altro cinema da reclusi covidisti o da amebe gettate sul divano non mi interessa, non mi riguarda. Adesso è il momento di una cosa di nome libro.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).