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San Luca è una foto dell’autodemolizione in corso del cattolicesimo italiano

Troppi flash e troppo poche candele, nel santuario sulle colline di Bologna

20 Novembre 2019 alle 06:00

San Luca è una foto dell’autodemolizione in corso del cattolicesimo italiano

Santuario della Madonna di San Luca (foto di Enrico Strocchi)

C’è un cardinale a Bologna, e c’è un riflettore Unesco acceso sul portico più lungo del mondo, candidato a diventare patrimonio dell’umanità, e in effetti in cima alla collina di San Luca, meta del portico, di umanità ce n’è molta. Purtroppo lo Spirito è andato a soffiare da un’altra parte. Era qualche anno che non salivo e ci sono rimasto malissimo: il santuario non c’è più, al suo posto c’è uno sfondo per selfie in stile barocco. Davanti alla chiesa tutti fanno e si fanno foto, dentro la chiesa tutti fanno e si fanno foto, comportamento favorito dal fatto che non esiste una candela e senza candele non c’è preghiera e senza preghiera non c’è santuario. Insomma San Luca è una fotografia panoramica dell’autodemolizione in corso del cattolicesimo italiano.

 

Sceso in pianura ho chiesto lumi e mi hanno raccontato che la vecchia stanza delle candele, a sinistra dell’altare, è stata smantellata anni fa, e dopo una soluzione intermedia il clero ha adibito alla bisogna uno stanzino invisibile, fuori dalla chiesa, dietro un arco. “Praticamente dici una preghiera ai mattoni”.

  

A cosa serve un cardinale disinteressato alla preghiera e interessato a partecipare alle iniziative del comunista irriducibile Franco Berardi detto Bifo? A scardinare la fede in metà dei fedeli bolognesi. A cosa serve un portico patrimonio Unesco? A fare arrivare in cima alla collina un numero ancora maggiore di selfisti. A cosa serve il santuario di San Luca? A ricordarmi di andare a pregare da un’altra parte.

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Commenti all'articolo

  • rosamuss

    22 Novembre 2019 - 09:43

    Io sono l'ultima arrivata, quindi non parlo di vescovi. Sulle chiese come sfondo, però, carissimo Camillo non sa quanto sbaglia. Per anni ho fatto lo stesso: le ho usate come sfondo! Appena mio marito mi ha aperto gli occhi (e non con la dolcezza) all'improvviso mi sono riapparse tutte! E improvvisamente mi sono accorta che tutte mi hanno parlato. Mio marito dice che sono blasfema ed idolatrica: chi parla è il Santissimo che le chiese custodiscono! Sarà, ma se le chiese custodissero solo, non mi sembrerebbero importanti: io credo che quella pietre sono delle casse armoniche che permettono allo Spirito di risuonare nelle nostre vite.

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  • lorenzolodigiani

    20 Novembre 2019 - 18:35

    Caro Langone, la sua polemica con il cardinale Zuppi mi pare abbastanza pretestuosa. Proprio ora, dopo l’incontro con Salvini! Sulle candele ha ragione, purché non siano elettriche.

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  • Chichibio

    20 Novembre 2019 - 15:09

    I fedeli non si fanno i selfie. E, ai funerali, non applaudono la bara.

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    • rosamuss

      22 Novembre 2019 - 09:45

      Come ha ragione! Mio marito ai funerali non applaude mai! Pensi le prime volte che ho partecipato ai funerali, avevo capito che fossero una parte del rito! Non sa lo strazio di essere i soli a non farlo.

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  • Dario

    Dario

    20 Novembre 2019 - 13:37

    Le candele vanno molto di moda tra i ragazzi, come pure gli incensi. Se fosse rimasta la stanza delle candele probabilmente sarebbe stata invasa da selfisti che avrebbero trovato molto cool la location (mi sa che il mio linguaggio giovanile è già vecchio un bel po'). Il selfismo compulsivo davanti a San Luca non è certo colpa del vescovo di Bologna. La riduzione delle chiese o degli altri luoghi significativi del culto, come pure dei principali monumenti o opere d'arte, a sfondo per selfie è la testimonianza del narcisismo senza limiti che spinge a sovrapporree la propria immagine a tutto ciò che è socialmente riconosciuto come un valore. Il selfie dice a San Luca: io valgo più di te. Ma lo dice anche alla Gioconda, al Canal Grande, a San Pietro, ecc.

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