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Perché tra Lega e +Europa è finita 34 a 3?

Non è soltanto la rivincita dei Semplici contro i Saccenti e neppure quella dei Diplomati contro i Laureati. Come leggere i risultati delle Europee

28 Maggio 2019 alle 06:09

Perché tra Lega e +Europa è finita 34 a 3?

foto LaPresse

Che sia la rivincita dei Semplici contro i Saccenti, il 34 contro 3? (Mi limito a citare questi due risultati perché secondo me al momento esistono solo Lega e +Europa, gli altri partiti essendo varianti dei due modelli: ad esempio ho amici non fascisti bensì imprenditori del nord, naturaliter leghisti, che hanno votato i Fratelli semplicemente per marcare un dissenso verso la politica economica del governo). Forse sì, è stata la rivincita dei Semplici, o forse no. Quasi certamente no, osservando il divario exit poll / voti reali. Salvini è stato sottostimato dagli exit e la Bonino sovrastimata e allora sembra che gli elettori italianisti del loro voto un poco si vergognino, mentre gli elettori europeisti della loro crocetta molto si vantino. E non c’è rivincita se non c’è orgoglio. Che sia la rivincita dei Diplomati contro i Laureati, il 34 contro 3? Non è così semplice, non bisogna dar retta al culturame che insiste razzisticamente ad addebitare il salvinismo all’ignoranza. Siccome c’è laurea e laurea: se letterati e filosofi e architetti e artisti alla saccenza, per l’intellettualismo dei loro studi, appaiono condannati, agli ingegneri e ancor più ai medici la realtà suggerisce umiltà. Non sono andato a votare sia per dandysmo, sia per aristotelismo (vedi “Politica”), sia per lucrare uno sguardo più sereno, più obbiettivo, su questi ludi cartacei. Che però per l’appunto sono giochi e dunque alla presunta tenzone Diplomati-Laureati non si assegni molta più importanza che alla rivalità Scapoli-Ammogliati di certe antiche partite di pallone.

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Commenti all'articolo

  • giuseppe

    28 Maggio 2019 - 16:24

    Il giornalista di questa rubrica ha qualcosa contro i radicali. Oggi ce l’ha con la Bonino, l’altro giorno se la prendeva con Radio Radicale. Se fosse più saggio e meno saccente (e non si rende conto nemmeno di esserlo) eviterebbe di parlare contro chi con le sue lotte di civiltà gli ha assicurato la posizione che occupa. Se non ci fosse stato il fondo per l’editoria (e di questo ringraziamo i corrotti ma lungimiranti vecchi politici) questo godibile quotidiano forse oggi non ci sarebbe e il suddetto sarebbe probabilmente impiegato come digital philosopher del prepotente di turno. Allo stesso modo se quelli a cui ora lui strizza l’occhio avessero la fortuna di “regnare” per qualche decennio lui, probabilmente, come libero giornalista, si troverebbe disoccupato, perché logica vuole che persone come il nostro non servirebbero alla causa e, piuttosto che alla carta stampata, verrebbe destinato, dai "semplici", a scrivere guide turistiche del varesotto o a distribuire tapiri.

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    • GianniM

      GianniM

      29 Maggio 2019 - 22:37

      Anche tra i denigratori di Langone qualcuno potrebbe essere "più saggio e meno saccente"... Qualcuno che, ad esempio, non sia così imbevuto di cultura antistorica da pensare che l'Occidente abbia dovuto attendere i radicali per affermare le libertà democratiche e la libera stampa (sono gli stessi che pensano che l'Europa unita sia merito di Spinelli). Qualcuno che non si riferisca, maliziosamente, solo al fondo per l'editoria (riconosciuto a una pluralità di testate giornalistiche, tra le quali primeggia di gran lunga Radio Radicale: 4 mil di euro, davanti ad Avvenire con 2,5), dimenticando il contributo eccezionale (10 mil di euro aggiuntivi!) riconosciuto a Radio Radicale per un "servizio pubblico" che dovrebbe svolgere - e in parte già svolge - Radio Rai con GR Parlamento, e che è - in sostanza - un finanziamento pubblico mascherato (al partito e a quelle trasmissioni della radio più marcate politicamente). Ovviamente, al di là di Radio Radicale non esiste stampa libera...

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  • miozzif

    28 Maggio 2019 - 08:38

    Gli allegri signori in 'ascolto delle librerie', intese come mobili, hanno omesso di dire nel loro pezzo a quattro mani che un volumetto sarebbe stato indispensabile negli scaffali mezzi vuoti del vincitore padano (e forse c'era ma nascosto dietro ai Mémoires di Lilli Gruber o al Tapiro): l'operetta a stampa, semmai ne abbia scritta una, dell'autore di questa Preghiera. L'ignoranza non c'entra, è una questione di stile, il mobile sfoggiato l'altra notte è l'involucro migliore, l'imballaggio elettivo di questa scrittura.

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