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La pericolosità del politeismo

L'induismo a differenza della religione coranica non si espande in Europa fisicamente, ma spiritualmente, sottilmente, alimentando un sincretismo gesuitico e yoga che insegna “Dio come puro vuoto"

2 Agosto 2018 alle 06:14

La pericolosità del politeismo

Il viaggio in India lo facevano i Beatles, adesso lo fa Arisa: non sembrerebbe un gran momento per l’induismo. E invece è appena uscito un libro, “Cristo o l’India”, che solo Roberto Dal Bosco poteva scrivere, che quasi solo Fede & Cultura poteva pubblicare, che quasi solo io potevo elogiare, in cui della religione vedica si mostra la crescente pericolosità, l’accanimento anticristiano, la fondamentale demonicità sacrificale. A differenza della religione coranica non si espande in Europa fisicamente, con pance e barconi, ma spiritualmente, sottilmente, alimentando un sincretismo gesuitico e yoga che insegna “Dio come puro vuoto, la relativizzazione e l’abbandono della figura divina e perfino storica di Cristo, il panteismo ultra-immanentista”. Mentre Cristo, nella condivisibile visione di Dal Bosco, è il solo katéchon che possa intralciare “il frame di lavoro della bioetica mondialista: aborti, procreazioni in provetta, eutanasie, ora anche ufficialmente aborti post-natali, c’est-à-dire infanticidi tout court”. Sia letto da chi pensa che il politeismo sia forma religiosa di per sé più benevola e tollerante.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    02 Agosto 2018 - 19:07

    Caro Camillo analisi ben ragionata ma in occidente la religiosità e la correlata morale oggi nasce in provetta e sono i genetisti i nuovi sacerdoti.

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