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La trap rende ancora più lerci i treni regionali

Cercare un antidoto musicale, qualcosa di assolutamente bianco, terso, raffinato, con lunghe parti strumentali, meglio se chitarristiche, in Steven Wilson

25 Maggio 2018 alle 06:14

La trap rende ancora più lerci i treni regionali

Sul lercio regionale solo-seconda-classe che mi tocca prendere perché la Freccia è soppressa qualcuno in fondo al vagone diffonde ad alto volume un verboso rap o trap, non saprei dire se arabeggiante o indianeggiante: comunque fa sembrare ancora più unto il sedile. Cerco un antidoto musicale, qualcosa di assolutamente bianco, terso, raffinato, con lunghe parti strumentali, meglio se chitarristiche, e mi sovviene Steven Wilson. Ascolto “Song of unborn” che a sua volta mi fa risalire alla memoria “Many too many” dei Genesis, di quando l’Europa era ancora assolutamente Europa. Leggo che Wilson suonerà a Verona il 25 giugno, nel Teatro Romano per giunta. So che su quelle romanticissime gradinate tra la collina e il fiume siederanno miei simili, miei fratelli, l’unico tipo di persone che vorrei incontrare sui treni e ovunque. Lo spirito dell’antica Europa, se non il tecnico luci, proietti lo scettro di Carlo Magno sul cielo sopra Verona.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    25 Maggio 2018 - 23:11

    Mi sono chiesto tante volte: ma gli immigrati che incontro hanno con la cultura italiana? Gerghi di periferia, pseudomusiche da supermercato/discoteca che rincitrulliscono... Qualcuno ha mai fatto ascoltare loro, che so, un brano d'opera lirica, un concerto di Vivaldi? Oppure qualcosa di vero folklore? No. Ma il problema è che questa musica non l'ascoltano più nemmeno i nostri eroici compatrioti (e forse nemmeno Langone, che preferisce roba anglosassone). Dunque è con loro che bisogna prendersela, prima ancora che con gli immigrati e la roba pseudoarabeggiante.

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