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Stabilicum, legge di Bilancio e riforma della Rai. Cosa attende i parlamentari alla ripresa dei lavori
Deputati e senatori torneranno dalle ferie il 9 settembre. I dossier cruciali alla ripresa dei lavori saranno la legge elettorale, con il nodo preferenze, e la manovra, con i malumori anche di un pezzo di maggioranza sulle spese per la difesa

Foto Ansa
Nei primi giorni d'agosto, com'è tradizione, deputati e senatori terminano la loro attività politica e vanno in ferie per circa un mese. Quest'anno per l'esattezza, il Parlamento resterà chiuso fino al 9 settembre, anche se poi le singole Comissioni seguiranno un calendario differente, tant'è che alcune sono convocate già per il primo settembre. Alla ripresa dei lavori, saranno tanti i dossier da cui ripartire. Su tutti legge elettorale, legge di Bilancio e riforma della Rai. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni vuole approvare lo Stabilicum entro novembre, giusto qualche mese prima delle prossime elezioni. Questo è infatti il quinto e ultimo anno di legislatura, con il governo pronto a festeggiare il 4 settembre il traguardo di essere l'esecutivo più longevo della storia della Repubblica, mentre i parlamentari attendono il 14 aprile: giorno in cui maturano i contributi per le loro pensioni.
Legge elettorale e l’insidia delle preferenze
Partiamo dalla riforma della legge elettorale. Il 16 luglio a Montecitorio dopo la bocciatura di una cinquantina di franchi tiratori e delle insidie vannacciane sulle preferenze, la maggioranza ha retto allo scrutinio segreto nel voto finale sullo Stabilicum che è stato approvato in prima lettura con 217 voti a favore e 152 contrari. Due giorni prima, il centrodestra era andato sotto di un voto, complice il voto segreto, sulla proposta presentata da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc che avrebbe introdotto un sistema di preferenze con un capolista bloccato senza rispettare l’alternanza di genere.
L'alternanza tra i candidati uomini e donne è stato uno dei motivi che sembra aver spinto diversi franchi tiratori a votare contro l'emendamento presentato alla Camera. Ora l'obiettivo per Meloni è non rivedere la stessa scena a Palazzo Madama, dove il voto segreto non è previsto. Dopo un lungo dibattito interno alla maggioranza, un vertice nella sede di Fratelli d'Italia a via della Scrofa ha dipanato le tensioni nella coalizione: FdI, Lega, FI e Nm proporranno al Senato - dove non è previsto il voto segreto - l'emendamento già presentato a Montecitorio per l'introduzione delle preferenze, con una sola modifica per rafforzare maggiormente l'alternanza di genere che, secondo quando si apprende, nel nuovo testo andrà rispettata con la proporzione di 60 e 40 per cento nei capilista. Se la riforma sarà approvato con l’aggiunta di questo emendamento, o di altri, vorrà dire che dovrà ripassare dalla Camera per la terza lettura, con il rischio di andare incontro allo stesso copione già visto a metà luglio. Brividi.
Sui tempi si è già espresso il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, che ha annunciato che l'esame in aula è previsto a partire dal 9 settembre “senza orari di chiusura”, dopo l’esame in commissione Affari costituzionali che inizierà ai primi di settembre - la scadenza per presentare gli emendamenti sia in commissione che in aula è il primo settembre - e continuerà l'11 e il 14 settembre. Le dichiarazioni di voto e il voto finale sulla riforma sono calendarizzate in aula il 15 settembre. L’obiettivo della presidente del Consiglio è quello di approvare questa legge anche nella terza lettura della Camera entro ottobre per evitare di farla coincidere con la legge di Bilancio. Un fallimento potrebbe causare la fine anticipata della legislatura, com il rischio di votare con il Rosatellum, l'attuale sistema elettorale che, secondo la premier e diversi sondaggi, penalizzerebbe il centrodestra, in particolare nei collegi uninominali del sud d'Italia. Anche se il termine naturale sarebbe nell’ottobre 2027, sempre più insistenti si fanno le voci di chi ipotizza una scadenza anticipata, vale a dire metà aprile, cioè a quattro anni e sei mesi dall’inizio, il tempo giusto per avere diritto alla pensione da parlamentare.
Legge di Bilancio, clausola di salvaguardia e spese per la Difesa
Si diceva della manovra. Quella di quest’anno sarà la quinta e ultima legge di Bilancio del governo Meloni prima delle prossime elezioni che, come sempre, dovrà essere approvata entro il 31 dicembre. Ma ci potrebbe essere una novità rispetto agli ultimi anni ed è stato lo stesso Lorenzo Fontana ad annunciarla. Parlando in occasione della cerimonia di consegna del Ventaglio da parte della stampa parlamentare, il presidente della Camera ha ventilato l’ipotesi di un possibile doppio passaggio, reale, tra Camera e Senato: “Ho già iniziato a incontrare il Mef per cercare di avere delle tempistiche che possano garantire il più ampio dibattito in Parlamento e, se si potrà, anche fare una doppia lettura. Vorremmo cercare di fare in modo che questa legge di Bilancio, che probabilmente sarà molto impegnativa, possa eventualmente essere affrontata in questo modo”. Come dicevamo prima, negli ultimi tempi, per prassi, è spettato a una sola Camera esaminare e modificare la legge di Bilancio mentre l'altra si è limitata a procedere alla discussione generale e al voto finale sull'intero provvedimento, per poi scambiarsi i ruoli l’anno successivo. Quest’anno la discussione inizierà dalla Camera.
Ma ci sono due date da segnare in rosso. Prima di procedere con ogni tipo di valutazione bisognerà aspettare il 22 settembre quando arriverà la certificazione finale sul rapporto deficit/Pil del 2025. Se resterà al 3,1 per cento, come ha stimato ad aprile Eurostat, l’Italia non uscirà dalla procedura d’infrazione iniziata nel 2024 e ci sarà meno spazio per le misure. Caso diverso se il rapporto dovesse essere sotto il 3 per cento. L’altra data fondamentale è il 15 ottobre, giorno entro cui il governo deve inviare il Documento di programmazione di bilancio all’Unione europea. Se da una parte è ancora presto per sapere quali saranno i provvedimenti del Parlamento che finiranno nella legge di Bilancio, dall’altra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha già dato una direzione. Durante le sue comunicazioni a Camera e a Senato del 6 agosto, quando ha comunicato ufficialmente l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, il leghista ha fatto sapere che per l’energia l’Italia chiederà il massimo della flessibilità europea, cioè lo 0,6 per cento, mentre sulla Difesa ci si fermerà allo 0,9.
La loro combinazione va così a comporre esattamente la quota totale dell’1,5 per cento consentita dalle regole dell’Unione. Restano escluse dal raggio d'azione della salvaguardia tutte le misure a carattere temporaneo o di emergenza. Il Mef ha specificato che non potranno essere conteggiate le norme rivolte ad attenuare provvisoriamente la crisi o i sussidi diretti e indiretti, come per esempio la riduzione delle accise sui carburanti. Giorgetti ha ricordato che la valutazione della richiesta di attivazione della clausola sarà a settembre, mentre la sua formalizzazione avverrà nell'Ecofin di ottobre. A seguito della raccomandazione del Consiglio, si procederà in via analoga al ricorso alla procedura del cosiddetto scostamento di bilancio, sul quale il Parlamento sarà chiamato a deliberare in vista della prossima manovra.
E sempre in ottica legge di Bilancio, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha già preannunciato la sua intenzione di voler fare un prelievo sugli utili dei principali istituti bancari, ispirandosi al modello spagnolo di Pedro Sánchez: “Chiederemo un contributo pari al 5 per cento degli utili per tre anni e lo chiederemo non a tutte le banche ma alle prime dieci”, ha detto il segretario leghista. Anche se sul fronte dell’associazione delle banche, guidata da Antonio Patuelli, si registra un clima di attesa e nessuna posizione ufficiale, per ora, salvo ribadire che viene considerato valido l’accordo sottoscritto lo scorso anno con il governo e cioè un impegno a fornire contributi pluriennali, senza nuove tassazioni straordinarie, per contribuire alla stabilità finanziarie e alla solidarietà economica.
Autonomia differenziata e l'"allarme democratico" della sinistra
Con la ripresa dei lavori a settembre comincerà di nuovo anche il dibattito sull’autonomia differenziata approvata a giugno 2024, l’unica grande promessa del governo rimasta dopo la sconfitta al referendum e la rinuncia al premierato, ma dichiarata incostituzionale dalla Consulta in alcune sue disposizioni. Dopo che il Senato aveva approvato il 16 luglio le risoluzioni sulle intese preliminari per Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, cinque giorni dopo è stato il turno della Camera. Il provvedimento in sostanza devolve alle regioni la competenza su quattro aree: protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità. Le pre-intese quindi impegnano il governo a proseguire il negoziato con le quattro regioni rispettando quanto previsto dalla legge Calderoli e dalla sentenza della Corte costituzionale. Il testo ora dovrà passare dall’approvazione in Consiglio dei ministri di singoli disegni di legge per ognuna delle regioni coinvolte e poi votato dal Parlamento, ma i governatori di due regioni meridionali, il pugliese Antonio Decaro e il campano Roberto Fico, hanno già pronto il ricorso alla Corte costituzionale.
Riforma della Rai tra modello societario e dimissioni della Vigilanza
Un altro dossier che attenderà il Parlamento è la riforma della Rai. Da mesi ormai questa legge è ferma nell’VIII commissione del Senato. La Vigilanza infatti è in stallo sulla nomina di Simona Agnes che Forza Italia avrebbe voluto come presidente dell'azienda. Ma gli uomini di Antonio Tajani non sono mai riusciti a convincere gli alleati leghisti, decretando di fatto la lunga paralisi. Paralisi che ha portato il 2 luglio alle dimissioni non solo della presidente Barbara Floridia (Movimento 5 stelle), ma anche di tutti e 16 i parlamentari delle opposizioni che siedono in Vigilanza. Una mossa minacciata per mesi e che arriva proprio quando si appresta a essere varata la riforma dell’azienda. Ma le dimissioni sembrano indicare un'altra cosa, cioè che la legislatura sta davvero finendo. E a confermarlo, a stretto giro, arriva la reazione dei consigliere di maggioranza: "Sinistra irresponsabile, ci dimettiamo anche noi!”. Il tutto è accaduto proprio nelle settimane in cui vanno avanti le discussioni sulla riforma della Rai. Su cui, come scriviamo qui, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha messo diversi paletti: “Il modello societario non può essere stravolto”.
Dal testo unico sul cinema al ddl sull'antisemitismo, gli altri dossier sul tavolo
Il 6 agosto le commissioni parlamentari hanno chiuso la fase istruttoria sul testo unificato di riforma del cinema e il voto finale in Aula è previsto per il 9 settembre, durante la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, come ha annunciato lo stesso presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Il 21 luglio invece è ripreso il percorso del ddl sull’antisemitismo in commissione Affari costituzionali alla Camera dopo che era stato approvato alla fine di marzo in Senato dove era stata trovata una sintesi in un disegno di legge che introduce nell'ordinamento italiano la definizione di antisemitismo formulata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (Ihra) che è stata fortemente voluta dal senatore dem Graziano Delrio. Ma sul punto il Pd si è spaccato perché quella definizione era considerata troppo ampia, tanto che il senatore dem Andrea Giorgis è stato incaricato da Francesco Boccia, capogruppo a Palazzo Madama e fedelissimo della segretaria Elly Schlein, di trovare una quadra tra le diverse sensibilità del partito e di presentare un ddl diverso. Alla fine a marzo in Senato è stato approvato il testo con il riferimento alla definizione dell'Ihra con l'astensione del Pd, ma tra i dem in sei hanno votato in dissenso col loro gruppo, tra cui Delrio.
Sempre alla Camera, ma stavolta nella XIII Commissione Agricoltura, è stato depositato l’esame del ddl sulla caccia - a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Madama Lucio Malan - che è stato approvato al Senato il 23 giugno 2026. Il testo interviene sulla legge del 1992 e punta a ridefinire l’equilibrio tra tutela degli animali e attività venatoria. Al Senato invece è stato assegnato al 20 febbraio scorso il disegno di legge per il riconoscimento degli equidi come animali di affezione e altre disposizioni per la loro tutela e per la promozione di misure per la riconversione degli allevamenti, proposto dalle deputate Eleonora Evi, Patrizia Prestipinio e Debora Serracchiani. Ma l’esame nella XIII commissione Agricoltura non è ancora iniziato. E sempre a Palazzo Madama è stato assegnato all’VIII Commissione Ambiente l’esame per la conversione in legge il dl approvato in Cdm il 7 agosto per le disposizioni urgenti in materia di obbligo di compostabilità di determinate tipologia di imballaggi. Con la riapertura dei lavori poi il Senato dovrebbe anche approvare la delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile, visto che l’VIII commissione Ambiente ha concluso l’iter il 22 luglio dopo l’approvazione della Camera il 4 giugno.
Insomma, tra riforma della Rai, Stabilicum, legge di Bilancio, ci sono diversi dossier che attendono i parlamentari al rientro dalle ferie, ma c’è ancora una piccola novità perché se i deputati sono andati in vacanza, a Montecitorio sono rimasti alcuni tecnici che hanno iniziato l’installazione di telecamere di nuova generazione interamente digitali e ad alta definizione che migliorano la qualità della ripresa audiovisiva all’interno della Camera con una nuova inquadratura a 16:9.




