Giorgetti illustra il piano sulla clausola di salvaguardia: più margine per energia, meno per la difesa

Il ministro dell'Economia alla Camera dice che il governo chiederà un incremento complessivo della spesa per gli interventi connessi alla sicurezza energetica di circa lo 0,6 per cento del pil e per la sicurezza e difesa di circa lo 0,9 per cento. Dopo il via libera di Bruxelles, il Parlamento dovrà votare sullo scostamento di bilancio

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 10:04
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Per l'energia l'Italia chiederà il massimo della flessibilità europea (0,6 per cento), mentre sulla difesa ci si fermerà allo 0,9 per cento. È quanto ha illustrato il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti durante le comunicazioni del governo che si sono svolte questa mattina alla Camera e nel pomeriggio in Senato. Lo spazio fiscale non potrà essere usato per i sussidi temporanei come il taglio delle accise. 
Giorgetti si è presentato nell'Aula della Camera per comunicare ufficialmente l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. L'obiettivo prioritario del governo è sfruttare il margine di flessibilità previsto dalle normative comunitarie per sostenere le spese strategiche nei settori della sicurezza energetica e della difesa nazionale. Nel corso del suo intervento, il titolare del Mef ha tracciato il quadro preciso delle richieste che l'Italia presenterà formalmente a Bruxelles.
Il perimetro complessivo delineato dalla disciplina europea prevede una clausola originaria concepita per la spesa militare, pari all'1,5% all'anno. La principale novità risiede nella possibilità di destinare una quota di questa dote alla sicurezza energetica, per un valore massimo dello 0,3% all'anno su un arco biennale, portando il totale potenziale per l'energia allo 0,6%. Su questo fronte, la linea dell'esecutivo è orientata al massimo utilizzo delle quote disponibili. Parlando con i giornalisti prima del suo ingresso, Giorgetti ha confermato l'intenzione di chiedere l'intera dote per la sicurezza energetica, una scelta indirizzata a proteggere famiglie e tessuto produttivo dall'instabilità dei mercati energetici. Diverso, invece, l'approccio relativo alle spese strettamente militari. Per la difesa il governo non intende saturare l'intero margine teorico, ma fermarsi allo 0,9%. La combinazione tra lo 0,6% per l'energia e lo 0,9% per la difesa va così a comporre esattamente la quota totale dell'1,5% consentita dalle regole dell'Unione.
Un passaggio centrale della relazione di Giorgetti ha riguardato i criteri di ammissibilità degli interventi finanziabili tramite la clausola. Il ministro ha chiarito con precisione quali capitoli di spesa potranno godere della flessibilità sui saldi di bilancio e quali dovranno invece trovare copertura nell'ambito della programmazione ordinaria. Restano escluse dal raggio d'azione della salvaguardia tutte le misure a carattere temporaneo o di emergenza. Il Me ha specificato che non potranno essere conteggiate le norme rivolte ad attenuare provvisoriamente la crisi o i sussidi diretti e indiretti, come per esempio la riduzione delle accise sui carburanti. L'impostazione concordata in sede europea impone infatti che i margini di sforamento siano riservati in via esclusiva a interventi strutturali e di investimento.
Giorgetti ha ricordato che la Commissione europea ha invitato gli stati membri interessati a presentare la richiesta di attivazione o di estensione della clausola entro la metà di agosto 2026, con valutazione a settembre e formalizzazione della raccomandazione nell'Ecofin di ottobre. A seguito della raccomandazione del Consiglio, ha aggiunto, si procederà in via analoga al ricorso alla procedura del cosiddetto scostamento di bilancio, sul quale il Parlamento sarà chiamato a deliberare in vista della prossima manovra.