Una nuova protesta rosa sulla legge elettorale

Il compromesso siglato due giorni fa al vertice degli ‘sherpa’ del centrodestra ha provocato nuovi mal di pancia tra le parlamentari di tutti gli schieramenti. L’intesa raggiunta viene vista come fumo negli occhi da chi non si sente “sufficientemente tutelata”

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Foto Lapresse

C’è stato l’ok di Stefania Craxi, capogruppo di FI al Senato, e quindi di Marina Berlusconi. E c’è stato ovviamente l’ok anche di Giorgia Meloni. Ma il compromesso siglato due giorni fa al vertice degli ‘sherpa’ del centrodestra sulla legge elettorale ha provocato nuovi mal di pancia tra le parlamentari di tutti gli schieramenti. Per i capilista bloccati non c’è alcun obbligo di alternanza di genere. Niente quote. “La verità – si sfoga una deputata azzurra – è che Forza Italia e Lega per assurdo rischiano di non eleggere nessuna donna…”. Apriti cielo. L’intesa raggiunta – il rapporto di 60-40 sarà nelle liste dei singoli partiti e nel listino degli eletti tramite premio di maggioranza – viene vista come fumo negli occhi da chi non si sente “sufficientemente tutelata”.
Dietro le quinte c’è uno scambio di accuse di responsabilità nella maggioranza e pure la consapevolezza che il tema della parità di genere nel sistema di voto andrà affrontato una volta per tutte, che occorrerà prima del primo settembre – quando sarà depositato l’emendamento sulle preferenze firmato da tutti i capigruppo a palazzo Madama – portare avanti un ulteriore approfondimento. Perché sullo sfondo si staglia, tra i più pessimisti della coalizione, quello che viene considerato un vero e proprio incubo. Ovvero un eventuale nuovo incidente parlamentare dopo quello che si è registrato per un solo voto tre settimane fa. Cosa succederebbe se dopo l’ok che arriverà a palazzo Madama alla riforma della legge elettorale con le preferenze, il testo venisse bocciato nuovamente a Montecitorio nel voto finale? “Altro che elezioni, arriverebbe un nuovo Draghi”, dice un ministro. Ecco lo spauracchio. “Con questo accordo – dice un’altra parlamentare della maggioranza – si torna ancora più indietro. Evitiamo allora di sprofondare nel baratro…”.