Ansa
Tutti garantisti
Povera anche la Santa. Il giochetto del garantismo cinico di quelli che ora dicono che non si doveva dimettere
Molti dall'opposizione hanno reclamato le dimissioni della ministra Santanchè a ogni passo e per anni. E oggi che le hanno avute, ecco che tirano fuori la teoria del Capro espiatorio, manco fossero andati a prendere appunti ai seminari sull’Anticristo di Peter Thiel
Ora che le teste del governo cadono come uva matura, ora che anche i più nerboruti frontmen del No si sono rilassati in poltrona e concordano, come nulla fosse stato, sulla necessità di una riforma, viene persino facile considerare plausibili certi commenti, tutti garantisti, persino l’onore delle armi, letti a proposito della sempre spregiata “Pitonessa”, la ministra che ha detto “obbedisco”. Poi si può farlo con più eleganza o con pura ipocrisia, dipende dallo stile, ma l’intendimento e l’esito del giochetto di società è lo stesso: usare la testa mozzata di Daniela Santanchè, fingendo di rispettarla, per lanciarla contro Giorgia Meloni. Con più eleganza: la prosa di Francesco Merlo, uno che la definiva un ministro “stile Apocalypse Now” ma che ieri ricamava un puro barocco siciliano. Scriveva Francesco Merlo, nella sua rubrica di lettere per Repubblica: “Diciamo la verità, Daniela Santanchè ha ragione a dire che non c’entra nulla con il referendum perduto”, garantismo oblige, ma che “non c’era capro espiatorio migliore della ministra… la donna-eccesso che in un governo, qualsiasi governo, non avrebbe mai dovuto starci”. E infine, dopo agile giravolta da moschettiere, la stoccata: “Incredibile a dirsi, la persona senza stile (‘il mio stile è non avere stile’) ha più stile della signora che la caccia”.
Più acrobatico, ça va sans dire, Matteo Renzi, che in passato aveva votato contro le mozioni di sfiducia contro Santanchè (il garantismo, una fede eterna), ma nei giorno scorsi argomentava che se Meloni non le avesse ottenuto il passo indietro della titolare del Turismo sarebbe stato un fatto politico “incredibile”. E infine, a cose fatte, ha usato Daniela per colpire Giorgia: “C’è chi si dimette. E chi fa dimettere gli altri”. Più triviale, ça va sans dire, Giuseppe Conte, che pure siede in banco a Montecitorio con la condannata in via definitiva Chiara Appennino, ma senza badarci dichiara: “Ci sono voluti tre anni e 15 milioni di cittadini che hanno votato no al referendum per far dimettere una ministra”. Epperò, anche lui si aggiunge al coro sul classico refrain: “Chi è responsabile di tutto questo? Un solo nome, Giorgia Meloni”. Poi ci sono i politici più professionali e circonvoluti come il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, uno che le dimissioni di Santanchè le reclama fin dal 2023, forte di una puntata di “Report” su Visibilia, e ora che le ha ottenute sostiene siano “tardive… Si chiude una vicenda ma non si chiude la evidente crisi politica”.
Più dritto al sodo il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale: “Per me la Santanchè è un pessimo ministro del Turismo, non doveva neanche essere nominata”, ma "la richiesta delle sue dimissioni è invece il tentativo di trovare un capro espiatorio rispetto a un basso gradimento del governo”. Una mossa “ingenerosa”, dice cavallerescamente (o quasi). Poi ci sono i raffinati, quelli col garantismo incorporato, come i due vice di Italia Viva, Enrico Borghi e Davide Faraone, che stigmatizzano: “Un fatto politico inedito, ovvero la sfiducia a un ministro comunicata a mezzo stampa”. E povera anche la Santa. C’è persino chi ha sfogliato la giurisprudenza parlamentare per ritrovare un complicato precedente: la forzatura a dimettersi era avvenuta soltanto nel 1995, quando il Guardasigilli Filippo Mancuso rifiutò di dimettersi in seguito ai contrasti con il suo premier Lamberto Dini (e il Quirinale), e la faccenda fu risolta grazie a una mozione di sfiducia individuale gentilmente presentata dall’opposizione. Qui non è neppure stato necessario. Anche se il Cinque stelle Luca Pirondini ha tuonato indignato: “Se Meloni pensa di rifarsi la faccia trovando un capro espiatorio last minute sbaglia di grosso”.
Il giochino, elegante, ruffiano o grossolano, è insomma sempre lo stesso. Hanno reclamato le dimissioni di Daniela Santanchè a ogni passo e per anni, ad ogni intervista o intervento parlamentare. E oggi che le hanno avute, ecco che tirano fuori la teoria del Capro espiatorio, manco fossero andati a prendere appunti ai seminari sull’Anticristo di Peter Thiel. Solo che quella che vorrebbero esorcizzare non è la Santa, è la Giorgia.