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l'accerchiamento
FI e FdI pressano per le dimissioni di Santanchè, la Lega tace. La ministra si rintana
La richiesta di Giorgia Meloni alla ministra del Turismo divide la coalizione di governo, con gli esponenti leghisti che preferiscono non commentare. Intanto Santanchè annulla gli appuntamenti pubblici in agenda e rimane bloccata al ministero
Dopo la richiesta pubblica della premier Giorgia Meloni per le dimissioni della ministra per il Turismo Daniela Santanchè, i colleghi di maggioranza stanno accogliendo e rilanciando le parole della presidente del Consiglio. Fatta eccezione per la Lega di Matteo Salvini: diversi esponenti leghisti, contattati dal Foglio, hanno preferito non commentare la situazione e non rilasciare alcuna dichiarazione, né sulle dimissioni, né tantomento su un eventuale voto della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti della ministra per il Turismo. Silenzio totale.
La stessa ministra per il momento evita ulteriori problemi e rimane trincerata al ministero. Nel primo pomeriggio, infatti, era attesa a Montecitorio per la presentanzione di un libro, un appuntamento che è stato cancellato dalla sua agenda.
In ogni caso, i primi a scaricare la ministra sono stati proprio i colleghi di partito. Il capogruppo in Senato di FdI Lucio Malan si è detto sicuro sul fatto che Santanchè "come tutti i ministri seguirà le indicazione del presidente del Consiglio". Poi il vicepresidente della Camera in quota FdI Fabio Rampelli, che ha scelto di seguire Meloni: "Chi fa parte di una squadra di governo dovrebbe apprezzare le circostanze e rimettere il proprio mandato. Se questo è ciò che viene richiesto dal presidente del Consiglio mi pare scontato che debba finire così". Un altro punto che potrebbe dividere la coalizione di governo, appunto, è la mozione di sfiducia che le opposizioni hanno già depositato e che potrebbe essere votata anche dagli scranni di Montecitorio dedicati alla maggioranza. Davanti a questa possibilità, però, Rampelli si sfila: "Sono atti parlamentari affidati al confronto tra maggioranza e opposizione, vedremo".
Secondo Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia, le dimissioni sono inevitabili e funzionali al continuo dell'azione di governo: "Se dovesse dimettersi per sensibilità politica e per evitare che l'opposizione continui a concentrarsi su questa vicenda, renderebbe un servizio, come hanno fatto Delmastro e Bartolozzi, alla serenità con cui il governo deve poter proseguire il proprio lavoro". Ma anche tra i forzisti, sull'ipotesi di votare una mozione di sfiducia delle opposizioni, c'è ancora molta titubanza. Nel pomeriggio è prevista una riunione tra i vertici del partito per decidere la linea insieme al vicepremier Antonio Tajani. La senatrice FI e presidente della commissione Affari esteri e Difesa del Senato Stefania Craxi, ha preferito evitare una presa di posizione netta: “Ognuno risponde della sua coscienza, non commento”. Ma lo scenario di una resistenza da parte di Santanchè metterebbe nei guai la maggioranza di fronte alla votazione di una mozione di sfiducia. Uno scenario che il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, esponente di Forza Italia, sembra aver colto: "Mi auguro che il problema possa essere risolto prima della mozione di sfiducia. Questi stress parlamentari non fanno bene a nessuno". Infine Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato di FI, che se da una parte dice che il suo partito "non sta chiedendo le dimissioni" di Santanchè, dall'altra afferma che "se c'è un rapporto di fiducia che si è interrotto, bisgona trarne le conseguenze".