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l'editoriale dell'elefantino
Io voto Conte. Nell'itinerario post garantista, è lui l'interprete migliore della sinistra. Si esagera? Forse no.
In vista delle primarie di centrosinistra, andrebbe sostenuto il leader dei pro Pal, nonché naturale prosecuzione dell’itinerario inaugurato dal voto referendario. Ma se si candidasse Renzi, bisognerebbe votare lui: uno che ha votato Sì ma senza parere si è lasciato abbracciare dal No sarebbe perfetto
Io voto Conte. Se la società civile sarà davvero ammessa alle primarie del Pd, facendone parte a gran titolo, io voto Conte. Intanto per vendicarmi di Conte, che fece votare Schlein contro Bonaccini, bel tutero, mettendo la parola fine all’idea che il Pd fosse e restasse un partito politico erede della Prima Repubblica. E poi perché desidero vedere a capo del governo un’espressione genuina della nuova classe dirigente di centrosinistra, un progressista a molti carati, uno con esperienza che sa trattare in Europa i soldi all’Italia, che nella sua ennesima incarnazione saprebbe come ripartire dall’agenda Draghi, lui, il coautore delle due principali riforme economiche a memoria di italiano, il Reddito di cittadinanza e il 110 per cento. Per non parlare del famoso “tempo sospeso” che ci ha separato per mesi da quei deficienti della generazione Zeta, ora di nuovo in piazza a celebrare la forca costituzionale, la nuova pandemia. Esagero? Sì, esagero. Ma non tanto. Gli potrei preferire Matteo Renzi, se si candidasse, in virtù del suo ruolo di consigliori di Bin Salman, il principe ereditario saudita che ha spiegato a Trump, immagino su input del Nostro, come l’Iran con gli ayatollah ancora al governo sarebbe una minaccia decuplicata alla pace nel mondo. Uno che ha votato Sì ma senza parere si è lasciato abbracciare dal No sarebbe perfetto. Esagero? Sì, esagero, ma non tanto.
Mi devono spiegare il senso di queste primarie. Il sostegno europeistico dell’Ucraina sarà nel programma? Il rafforzamento della difesa italiana e dell’Unione, ReArm Europe, sarà nel programma? Una definitiva apertura all’immigrazione illegale sarà nel programma? Un debito pubblico sostanzioso sarà nel programma? L’antifascismo sarà nel programma? L’antisemitismo sarà nel programma? Iniustitia et pax saranno nel programma? Meloni ieri sembrava fritta, ma nelle piazze si agitava un calderone in ebollizione di cattive emozioni che solo Conte, con uno, due, tre successivi governi, sarebbe in grado di amministrare. Conte oltre tutto esprimerebbe alla grande, su impulso di Marco Travaglio, il nuovo ruolo politico diretto della magistratura italiana, sarebbe la naturale prosecuzione dell’itinerario postgarantista inaugurato dal voto di domenica e lunedì. Fa l’avvocato, ma del popolo, e i magistrati sapranno perdonare la sua tara professionale. La generazione Zeta si identifica in lui, a ragione. E’ un pro Pal, e gode dell’affetto di padre Pio e immagino di padre Zuppi.
Non per spirito paradossale, non per scavalcare i problemi, penso che Conte sarebbe la giusta soluzione identitaria dei problemi di Franceschini e Bettini, suoi amici e sodali da tempo non sospetto. Se le correnti del Csm hanno prevalso, le correnti del Pd non possono restare con le mani in mano. Schlein ci farebbe correre un rischio demagogico. Saprebbe di femminismo, animalismo, veganesimo, armocromismo. Non è antipatica, ma come regista di cinema e teatro sarebbe ancora più simpatica. Conte è più sorvegliato, pimpante, ha già chiesto primarie aperte a tutti, e di quei tutti è bello far parte. Rivendica la sua parte nella vittoria del No, a giusto titolo. La Napoli di Gratteri al 75 per cento, quello che i camorristi votano Sì, sarebbe tutta con lui e Peter Gomez. Il Pd deve sfondare definitivamente nel Mezzogiorno imprestato a Meloni. Ubriaco di sconfitte, pronto finalmente a una squillante vittoria, io voto Conte.