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Dopo la vittoria del No

Cantieri primarie. Salis gela le speranze di chi la voleva in corsa per la “quarta gamba”. Ipotesi, nomi, idee

Marianna Rizzini

Manfredi non correrà e dice "le primarie non sono l'unico strumento". Ruffini si autocandida. Onorato dice: "Sceglieremo chi saprà interpretare al meglio il bisogno di cambiamento". Intanto la sindaca di Genova defisce le primarie "sbagliate"

E’ il giorno dopo, ma nel centrosinistra vittorioso del No si sta un po’ come il giorno prima, cioè comunque nell’incertezza: che fare delle primarie del campo largo, è infatti il dilemma? Farle (come hanno chiesto, uno dopo l’altro, a urne appena chiuse, gli ex premier Matteo Renzi e Giuseppe Conte)? O non farle in quanto “sbagliate”, come dice la sindaca dem di Genova Silvia Salis, proprio la donna che molti, nell’area civica, moderata, riformista e centrista del campo largo avrebbero voluto e ancora vorrebbero in corsa come aspirante leader, nonostante i “no” della medesima? Soprattutto, farle con chi, queste primarie del campo largo, ci si domanda, oltre che con i due concorrenti autodesignati Giuseppe Conte ed Elly Schlein, segretaria dem che lunedì, a ridosso dei festeggiamenti, a Conte ha risposto “sono pronta”?

 

Perché, in effetti, Renzi e Conte non avevano neanche finito di nominarle, le primarie, e Nicola Fratoianni – con Angelo Bonelli dioscuro di Avs – non aveva neanche finito di dire che i giovani “non chiedono un leader, ma il coraggio di una proposta di cambiamento”, che l’allerta suonava nei dintorni della cosiddetta “quarta gamba” del centrosinistra, e si cominciava a pensare, a contare e a contarsi, tanto più che, nei commenti a caldo, lo stesso Renzi ribadiva l’eventuale appoggio a Salis, sottolineando però la sua personale road map, le “primarie delle idee”. E comunque Salis dice no, e anzi dice che le primarie sarebbero un errore: “Ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che in realtà sono nella stessa alleanza”, dice, “per cui c’è un periodo di tempo nel quale tu dovresti fare campagna elettorale contro le persone che poi dovrebbero sostenere il tuo governo. Una cosa che trovo tecnicamente sbagliata, è un messaggio di divisione che non sostengo. E il fatto che ci avviciniamo alle elezioni non cambierà la mia posizione. Bisognerebbe fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”. Apriti cielo, nel precedente potenziale cantiere Salis: c’è chi pensa che “magari qualcuno o qualcosa più avanti la convincerà”; chi che la sindaca resterà a fare la sindaca. Ma, se si arriverà al punto, qualcuno per quall’area dovrà pur correre. Ed ecco che si autocandida, dicendosi “disponibile a partecipare”, l’ex direttore delle Agenzie delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, riemerso dal giro carsico per l’Italia alla testa dei suoi comitati “Più Uno”. Anche se, in area riformista-civica, c’è chi, nonostante le ripetute smentite dell’interessato, ancora guarda con speranza al sindaco dem di Napoli Gaetano Manfredi, presenza forte degli appuntamenti che vanno sotto le insegne del “Progetto civico” animato dall’assessore ai Grandi Eventi, Cultura, Sport e Moda del Comune di Roma Alessandro Onorato.

 

Ma niente: Manfredi dice che “le primarie sono una strada, ma non l’unica” e che “lo scenario è fluido e molto dipenderà dalla legge elettorale” e che “serve un programma che unisca la coalizione con una proposta chiara”. E parla piuttosto di “tavolo di coalizione”. L’idea corre nelle parole dello stesso Onorato: “Progetto civico Italia”, diceva ieri l’assessore, “parteciperà alle primarie con un proprio candidato. Sceglieremo chi saprà interpretare al meglio il forte bisogno di cambiamento che il paese chiede. Proporremo un programma concreto in grado di dare una visione dell’Italia da qui a vent’anni, ma anche di intervenire immediatamente sulla quotidianità delle persone”. Nella fetta riformista del centrosinistra, tuttavia, ci si confronta intanto in perimetri più o meno ristretti (e anche con l’Associazione Primavera dell’ex ministro dello Sport nel governo Conte II Vincenzo Spadafora). Dice il segretario di Più Europa Riccardo Magi: prima di tutto, anzi “subito”, deve partire “il tavolo politico”: “Le primarie”, è il concetto, “sono uno strumento che deve arrivare alla fine di un percorso, con il quale un gruppo di forze politiche costruisce l’alternativa di governo”. A buon intenditor? Chissà. Intanto, gli audaci buttano il cuore oltre l’ostacolo: per questa area moderata, dicono sottovoce, non potrebbe allora correre lo stesso Renzi,diverso da prima ma in fondo uguale? Chi conosce l’ex premier, però, lo vede più propenso a fare il kingmaker, magari sparigliando e lanciando una figura davvero “terza”, sullo stile, suggeriscono gli aruspici, dell’ex sottosegretario molto centrista ed ex capo della Polizia Franco Gabrielli.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.