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Le mappe
La vittoria del No al referendum in cinque grafici
Il comportamento degli elettori di centrodestra, quanto hanno pesato le grandi città, la compattezza delle opposizioni, il voto delle regioni meridionali, ma soprattutto la grande mobilitazione della Gen Z. La bocciatura della riforma della giustizia spiegata con i dati
Con il 53,74 per cento dei voti contrari, la riforma della giustizia è stata bocciata al referendum costituzionale che si è tenuto il 22 e il 23 marzo. Il Sì ha ottenuto il 46,26 per cento dei voti, con uno scarto di circa due milioni di voti in termini assoluti: 14,4 milioni contro 12,4.
La riforma prevedeva la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, l'istituzione di due diversi Consigli superiori della magistratura (entrambi posti sotto la presidenza della Repubblica), l'introduzione del sorteggio per i membri dei Csm e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, chiamata a emettere le sentenze disciplinari nei confronti dei magistrati di entrambe le funzioni. Tanti sono stati i fattori che hanno inciso su questa bocciatura alle urne a partire dall'alta affluenza che si è registrata (58,93 per cento). Dal comportamento degli elettori di centrodestra, al ruolo delle grandi città, fino alla compattezza delle opposizioni, al voto delle regioni meridionali e alla partecipazione al voto dei più giovani. Ecco cinque grafici per spiegare la vittoria del No al referendum.
L'alta affluenza della Generazione Z
Secondo le elaborazioni di Ipsos per il Corriere della Sera, nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 28 anni, quella che rappresenta la generazione Z, ha votato il 67,1 per cento degli aventi diritto, oltre otto punti percentuali in più della media nella popolazione generale (58,9 per cento). I dati sull'affluenza delle altre generazioni (baby boomer, gen X e Millenial) sono tutte sotto il 60 per cento. Secondo Istat in questa fascia d’età si concentrano 3 milioni e quattrocentomila persone, di cui il 58,5 per cento ha votato No, che corrispondono a a poco più di un milione e trecentomila giovani, circa 400 mila in più rispetto al fronte del Sì. Ma soprattutto una percentuale di oltre 4 punti maggiore a quella con cui, in generale (le altre generazioni si attestano tutte sotto e intorno al 54 per cento), il No ha trionfato sul Sì. Il picco di affluenza della Gen Z è particolarmente interessante. Infatti se si guardano i dati sull'affluenza alle ultime elezioni europee del 2024, l'astensione per questa generazione era stata del 54,1 per cento, in linea con quella registrata per le altre generazioni.
Nelle grandi città il No ha stravinto
Da Milano a Palermo, passando per Venezia, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catanzaro e Palermo non c’è stata partita: il No ha vinto e in alcuni casi stravinto. Nel capoluogo campano, per esempio, il No ha raggiunto il 75 per cento dei votanti, un record. Anche nelle regioni dove ha vinto il Sì (Lombardia, Friuli Venezia-Giulia e Veneto), nei capoluoghi la tendenza è stata la stessa: ha vinto il No.
Le abbiamo raccolte tutte in questo articolo:
Gli elettori di centrodestra hanno votato No più di quanto gli elettori di centrosinistra abbiano votato Sì
È forse il dato più allarmante per la compagine di governo e il più interessante per gli analisti politici. Ai blocchi di partenza lo scenario doveva essere esattamente l’opposto: l’elettorato di sinistra diviso e quello di destra compatto. Le avvisaglie che facevano pensare a questo esito, d’altronde, non mancavano. Tra i comitati del Sì ce n’era anche uno composto da esponenti politici in contrasto con il governo di Giorgia Meloni, ma che vedevano favorevolmente la riforma Nordio: il comitato “Sinistra per il Sì”. Una platea che per larga parte ha orbitato ed orbita intorno al Pd. Mentre tra le file della maggioranza non c’era nessun segnale di divisione interna. I risultati hanno smentito questo assetto iniziale: secondo la rilevazione di Swg per La7, all’interno di Forza Italia ha votato No l’8 per cento degli elettori. Sono numeri enormi: il partito che più si è speso per raggiungere la vittoria è anche quello che ha visto più defezioni, registrando inoltre il 32 per cento di astensione. Gli elettori di Giorgia Meloni, invece, sono quelli che hanno maggiormente contribuito al risultato del Sì con il 68 per cento favorevole alla riforma. Ma anche in questo caso, l’8 per cento degli elettori ha scelto di votare per il No. Gli elettori della Lega, infine, sono quelli che si sono astenuti più di tutti: il 37 per cento ha scelto di non recarsi alle urne. Non solo, considerando che il 6 per cento ha votato No, quasi la metà degli elettori leghisti non ha votato la riforma Nordio.
L’unità dell’opposizione
È un fatto raro, visti gli ultimi tempi. Eppure Pd, M5s e Avs, dopo una campagna unitaria, hanno visto i propri elettori seguire le indicazioni di partito in maniera quasi totalmente compatta e in modo inaspettato. Secondo i dati di Swg per La 7, a trainare la minoranza ci sono gli elettori di Avs, con l’86 per cento degli elettori che ha bocciato la riforma Nordio e solo il 2 per cento che l’ha invece promossa. Poi il Pd, con il 75 per cento degli elettori dem che ha seguito le indicazioni di voto della segretaria Elly Schlein e con solo il 5 per cento che ha invece scelto di votare Sì. Una percentuale bassa rispetto ai pronostici. Infine il M5s, probabilmente l’unica nota stonata del campo largo considerando l’impegno sul campo di Giuseppe Conte. Il 28 per cento degli elettori pentastellati si è astenuto, anche se solo il 5 per cento ha scelto di votare come la maggioranza.
In tutte le regioni del sud Italia ha vinto il No
Le mappe regionali del voto dicono che il No ha trionfato in diciassette regioni su venti. Al sud, in particolar modo, il giudizio negativo sulla riforma Nordio è stato netto. In Campania, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia a vincere è stato il No. I voti contro la riforma nelle regioni del sud corrispondono a circa 4 milioni di votanti, circa il 28 per cento dei quattordici milioni e quattrocento mila elettori che che si sono recati alle urne per bocciare il referendum. Un impatto importante che ha visto in alcune regioni un dominio totale: in Campania ha votato No quasi un milione e mezzo di cittadini, circa il doppio di quelli che hanno votato Sì, mentre in Sicilia il No ha raggiunto quota 60 per cento, con circa un milione di elettori.