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la decisione

Meloni vuole anche le dimissioni di Santanchè. Delmastro e Bartolozzi lasciano

Il sottosegretario e la capo di gabinetto del ministero della Giustizia hanno lasciato il loro incarico. E ora la premier chiede al suo ministro del Turismo "un'analoga decisione"

Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi hanno rassegnato le loro dimissioni dalla carica di sottosegretario e capo di gabinetto del ministero della Giustizia. E adesso la premier Giorgia Meloni chiede al ministro del Turismo Daniela Santanché di fare una scelta analoga. Scrive la presidente del Consiglio in una nota: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione.
Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè"

 

“Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio”, ha dichiarato in una nota Delmastro: "Non ho fatto niente di scorretto, mi dimetto per interesse della nazione e della lotta alla mafia".

Nei giorni precedenti al referendum, il sottosegretario è finito al centro delle polemiche per le sue quote di partecipazione in un ristorante, la Bisteccheria d'Italia, insieme alla figlia diciottenne di un prestanome del boss della camorra trapiantata nella capitale Michele Senese. Per giorni Delmastro aveva negato di conoscere il padre della sua giovane socia, ma sulla stampa sono apparse fotografie che lo ritraevano con l'uomo. Inoltre, è stata pubblicata una foto di una cena "ministeriale" dove al ristorante, insieme al sottosegretario, c'erano proprio Giusi Bartolozzi e diversi dirigenti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), il comparto del ministero della Giustizia di responsabilità di Delmastro.

Anche la capo di gabinetto del ministro Nordio era finito al centro di polemiche. Durante la campagna referendaria aveva fatto appello a favore del Sì al referendum costituzionale dicendo: “Così ci togliamo di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione”. Riguardo il caso Almasri, Bartolozzi è indagata per false informazioni al pubblico ministero, per via di una serie di dichiarazioni fornite durante un’audizione davanti al Tribunale dei ministri. 

La doppia notizia arriva il giorno dopo la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Guardando indietro, prima di queste due dimissioni il governo Meloni ha visto nel 2024 Gennaro Sangiuliano lasciare l'incarico di ministro della Cultura e Vittorio Sgarbi quello di sottosegretario per la Cultura. 

 

Bartolozzi e Delmastro in Via Arenula

Numerosi gli episodi raccontati dal Foglio su Bartolozzi, conosciuta anche come la "zarina". Dall’elenco chilometrico di dirigenti del ministero che, sfiancati dalle sue costanti ingerenze, hanno deciso di lasciare Via Arenula, fino al retroscena – inedito e tragicomico insieme – del parcheggio del ministero della Giustizia, a cui Bartolozzi ha deciso di negare l'accesso sia al viceministro Sisto che al sottosegretario Ostellari. In seguito, raccontiamo qui, un uomo ha dato fuoco a un’auto proprio nei paraggi del ministero e Bartolozzi ha dovuto revocare il divieto. L’unico a salvarsi dal divieto di sosta nel parcheggio imposto da Bartolozzi era stato proprio il sottosegretario Delmastro Delle Vedove: formalmente perché gode di un regime di protezione che implica la presenza di più auto e di una scorta, sostanzialmente – secondo fonti autorevoli del ministero – anche in virtù dell’amicizia che scorre tra la capo di gabinetto e il sottosegretario di FdI.

Quanto a Delmastro, dal caso Cospito, allo sparo di Biella fino alla bisteccheria del clan Senese, sono varie le vicende che lo hanno coinvolto negli ultimi anni. In una telefonata con il Foglio è arrivato addirittura a bocciare in maniera netta la riforma costituzionale della magistratura promossa dal suo ministro e dal suo governo: "Dare ai pubblici ministeri un proprio Csm è un errore strategico che, per eterogenesi dei fini, si rivolterà contro – aveva detto – I pm, prima di divorare i politici, andranno a divorare i giudici. L’unica cosa figa della riforma è il sorteggio dei togati al Csm, basta”. 

 

Le reazioni

Le dimissioni di Delmastro "erano assolutamente necessarie e per questo il M5S aveva presentato nei giorni scorsi una mozione di revoca. Il danno arrecato al prestigio della massima Istituzione di governo è stato pesantissimo", ha scritto sui social il leader del M5S, Giuseppe Conte, chiedendosi poi: "L'impatto di questo travolgente voto popolare riuscirà a far dimettere anche la ministra Santanchè?". 

Anche per Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa verde "sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi. Giorgia Meloni in questi mesi ha difeso gli impuniti: un sottosegretario condannato per rivelazione di segreti d'ufficio che ha continuato a esercitare le sue funzioni e che, non soddisfatto, apriva società con persone legate alla camorra". Secondo il deputato, se il fronte del No non avesse vinto il referendum, "Delmastro e Bartolozzi sarebbero ancora al loro posto. Ora aspettiamo le dimissioni della ministra Santanchè, rinviata a giudizio per truffa ai danni dello stato", ha concluso Bonelli. Dello stesso avviso Nicola Fratoianni di Avs: "Le necessarie e doverose dimissioni di Delmastro dal ministero di Grazia e Giustizia arrivano con imperdonabile ritardo. Devono essere chiariti ancora molti aspetti, e vedremo nei prossimi giorni quali sviluppi ci saranno. Intanto – ha concluso – accogliamo le dimissioni sue e della capo di gabinetto del ministro di Grazia e Giustizia Bartolozzi come una buona notizia".

"Un leader si assume le responsabilità e si dimette. Una influencer fa dimettere i sottosegretari", ha scritto su X il leader di Italia viva, Matteo Renzi, commentando la notizia. Mentre per Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, "le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile. Chi mette quantomeno in imbarazzo le istituzioni – ha proseguito la dem – non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, tanto più se si tratta di ruoli estremamente delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello stato".

 

 

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