“Dopo la batosta, Meloni dovrebbe riflettere sulle dimissioni”, dice Renzi
“Il prossimo anno per lei sarà una via crucis, ha perso il tocco magico. Contro la Carta si perde. Ora primarie per il campo largo”, ci dice l’ex premier
“Non è semplicemente una sconfitta: è una batosta, inattesa per dimensioni e per portata”. Una batosta più o meno forte della sua, nel 2016? Lei, al posto di Meloni, cosa farebbe? “Fossi in lei prenderei qualche giorno per riflettere”. E poi si dimetterebbe? “Meloni non ha voglia di dimettersi e andare a elezioni ora. Però sa perfettamente, e se non lo sa lo immagina, che il prossimo anno per lei sarà una via crucis”. A parlare al Foglio è l’ex premier Matteo Renzi. Renzi ossia la pietra di paragone: il benchmark d’ogni referendum costituzionale perso. “L’opposizione è ritemprata – dice il senatore, leader di Italia viva – ci saranno primarie libere e aperte, con una grande partecipazione popolare”. E alla premier, cosa accadrà?
Matteo Renzi, cosa accadrà adesso a Giorgia Meloni? “Semplice. Che avrà tensioni nella coalizione. E, soprattutto, che intorno a lei dubiteranno di una leader. Una premier che ha perso una battaglia. Che ha perso il tocco magico”. Il carisma di cui anche lei fu ridondante. “Io ci sono passato, appunto. E so che quando si perde il tocco magico, e anche i tuoi iniziano a dubitare, ogni sfida è difficilissima. Fossi in lei, insomma, rifletterei sulle dimissioni per andare a elezioni a giugno”. E questo è un consiglio. Già meno sibillino. “Sì, ma mi rendo conto che per dimettersi da Palazzo Chigi ci vuole un coraggio che pochi hanno”. Lei non esitò. “Il punto, qui, è che l’alta affluenza unita alla netta vittoria del No dimostra che si è rotto il racconto di Giorgia Meloni figlia del popolo”. Giorgia underdog? “Sì, oggi Giorgia Meloni è chiusa nel Palazzo, sfiduciata dalla gente”.
E invece il Campo largo? Che scenario si apre per l’opposizione? “L’opposizione deve fare le primarie, non ci sono alternative”. Anche Giuseppe Conte l’ha detto ieri. “Sì. Ma siamo stati i primi a proporle. Le primarie sono un elemento identificativo della storia del centrosinistra, sono una grande scommessa culturale. Conte fa bene a rilanciarle e crederci, come pure Elly Schlein. Noi iniziamo con le primarie delle idee, insieme a un gruppo di amministratori e professori, di volontari e giovani. La priorità, oggi, è confrontarci sulle proposte a fronte di un governo che in quattro anni ha brillato per immobilismo”. Perciò non è Schlein la leader naturale dell’opposizione? “Schlein, Conte… Vedremo chi sarà della partita. L’importante è stare sui temi della sicurezza, della sanità, delle bollette, della fuga dei cervelli. Non inseguiamo l’ideologia, oggi. Parliamo dei problemi degli italiani. Oggi è chiaro che possiamo vincere, non perdiamo l’occasione”.
Senatore, non possiamo credere che lei – come tanti altri dem – non sia sensibile al potere, o allo strapotere, di certa magistratura. Davvero ne scongiura ogni recrudescenza, adesso che il No ha vinto? “Ecco, è qui che sta l’errore più grande di Giorgia Meloni”. Cioè? “Nell’opinione pubblica italiana era passato il messaggio che si dovessero fermare gli eccessi di certa magistratura”. Non è così? “Nel momento in cui Meloni ha attaccato tutta la magistratura e le Bartolozzi di turno hanno parlato di ‘plotone di esecuzione’ paradossalmente hanno restituito forza ai magistrati, anche a quelli più ideologizzati”. Un’occasione sprecata in escandescenze? “Aver costruito la battaglia della vita su questo referendum è stato un errore tragico”. Se lo dice lei… “Sì, ma io almeno lo avevo fatto per una grande riforma che avrebbe cambiato davvero il paese. Meloni lo ha fatto su una riformicchia scritta male e finita peggio. Se a questo si somma che una parte degli italiani semplicemente non vuole mai cambiare nulla, meno che mai la Costituzione, tutto è più chiaro”. Contro la Carta perdono tutti? “Meloni ha fatto un autogol drammatico che pagherà ogni giorno nei prossimi mesi”.