(foto Ansa)
Per sempre “Sì”
Meloni Da Vinci. A Milano sconfessa Bartolozzi: “Non vogliamo liberarci delle toghe. Votate”
Al Teatro Franco Parenti la premier chiama alla mobilitazione in vista del 22 e 23 marzo: "Non giratevi dall'altra parte". Uscite e imprevisti dall'evento milanese di Fratelli d'Italia. Il racconto
Meloni è Da Vinci e il referendum è accussì, accussì. Con la mano sul petto, da Milano, dal Teatro Franco Parenti, Meloni è versione ve lo prometto: “Non vogliamo liberarci dei magistrati, non vogliamo mortificarli”, (Bartolozzi, dov’ è il plotone?) “servono solo cinque minuti per votare. Non giratevi dall’altra parte. Votate”, “io non sono fatta per galleggiare”, “io non mi dimetterò in nessun caso e consiglio di votare Sì anche se il governo non vi piace. Non restate a casa”. Sembra una Leopoldina, con gli stacchetti di Sal Da Vinci, ma sul palco irrompe il tipo “ma questo chi è?”, uno sbandato, tale Orazio Maurizio Musumeci che chiede a Meloni, stranita, “aspetto le dimissioni di Mattarella”. Va bene cambiare la magistratura ma anche gli uscieri e servizio d’ordine. Ci sono i tavoli tematici, Paolo Del Debbio, vestito come se andasse a sciare a Cortina, e c’è Tommaso Cerno che loda Giuda: “Siate Giuda”. Uno di voi mi tradirà (o voterà sì?”). (Caruso segue a pagina quattro)
Nordio, o vinci o il 24 sarete tu e lei (Bartolozzi) a cantare ai matrimoni. Una tonnara, il teatro Parenti, la sala dei riformisti Pd, piena. Non si cammina. Il consiglio dei partecipanti è: eliminate le correnti (del Csm) ma aprite le finestre. Aria. Il sorteggio? Sentite Meloni: “Non ce lo siamo inventato noi. Sono scelti per sorteggio i giudici popolari della Corte d’Assise e non solo….”; “se la giustizia è lenta e si inceppa, le conseguenze le pagano tutti”; “lo stato vuole essere anche proprietario dei vostri figli”, “quando pensate che la giustizia non stia funzionando non potete fare nulla, ebbene, questa riforma è un’occasione unica”. Tre sale, con tavoli tematici e all’ingresso distribuiscono anche la borsa del Sì, colore verde, la maglia “io sono una persona perbene e voto Sì”. E’ una festa, un carosello di papillon, di occhiali alla Cruciani della Zanzara, doppipetti e bottoni d’oro. Non sembrano neppure elettori di FdI, ma i riformisti di Lorenzo Guerini tanto che Luigi Marattin, il segretario del Partito Liberaldemocratico, ammette: “Mancano solo Renzi e Calenda”. Che ci voleva? Schlein dice che Meloni, finalmente, l’ha chiamata e che “si aggiorneranno” (Bonelli e Crosetto è da mò che lo fanno) e questo evento per il “sì” alla riforma, credeteci, sembra copiato dai format di Giorgio Gori, dal Pd ztl. Ahi! Carlo Fidanza, che viene salutato come il prossimo presidente della Lombardia, dice che “è un simpatico bordello”. Non c’è furia, non c’è il “plotone d’esecuzione” di Bartolozzi, ma solo Andrea Delmastro che dicono vorrebbe candidare Bartolozzi in Sicilia. Insieme con Bartolozzi sono i “coniugi Macbeth” di Via Arenula. A qualcosa questo referendum è servito. La campagna del Sì è la trasmissione “Amici” di Maria De Filippi, un momento per scoprire talenti, i prossimi candidati alle politiche, i volti nuovi. C’è questa magistrata, Annalisa Imparato (Gasparri stravede già per lei) che definisce alcuni suoi colleghi dei “Savonarola” e un’altra, Margherita Di Giglio, che parla dei concorsi, delle faide fra magistrati, come fosse una storia alla Puzo: “Mi volevano uccidere ma la mia mente si è rafforzata”. Gli interventi hanno la durata di cinque minuti e si alternano Cerno, Francesco Filini che vuole la riforma che “attendiamo da trent’anni. Noi siamo purtroppo il paese di Orazi e Curiazi”. Gli chiediamo se vince il sì e Filini, che di Fazzolari è il fratellino di studio, pensa che “nei territori i comitati del Sì sono più forti di quelli del No. Si può vincere”. Attendono Meloni che i fotografi chiamano “la Madonna”. Ci sentiamo pastorelli del “Sì” insieme a Sallusti, Sechi, Belpietro, Cerno, il solo che sorride, anzi, più lo insultano e più sorride, con il due di picche. Esibiscono la spilletta del Sì sul bavero e Roberto Parodi, il Parods, l’influencer con il naftone, sfoggia una giacca di tweed che fa già tanto Alta corte. Ancora una volta, per il secondo giorno, si può scrivere che la migliore Meloni è la vulnerabile. Racconta una vecchia firma del Corriere, quello sensibile, quello che stringeva la mano, e aveva solo una parola, “che questo referendum potrebbe diventare il buffetto a Meloni, un modo per dire: “Attenta, alla tracotanza, attenta. Ti sei montata la testa”. Si sentono applausi ogni volta che qualcuno urla “Tortora” e fa davvero venire le lacrime questo poveraccio, Luciano Di Marco, trascinato in galera per un errore giudiziario e che sul palco ricorda: “Quando mia figlia vede una volante della polizia ormai ha paura”. Da Roma si collega Sabino Cassese che usa la frase perfetta per raccontare la separazione delle carriere, che non è la fine del mondo: “Immaginate che l’arbitro appartenga a una delle squadre in campo. Ecco, la partita può essere truccata”. Non è Meloni, quella degli ultimi comizi, di Atreju. E’ provata nella voce e rimane colpita da questo sbandato che sul palco si avvicina e le dice “aspetto le dimissioni di Mattarella”. Come si può parlare di sicurezza se quella della premier è messa in discussione dal primo che parte da un paesello, arriva a Milano, e si accosta a un presidente del Consiglio? Meloni chiede di aprire una “pagina nuova di storia” e garantisce che non è dilaniata, che “non ho mai avuto dubbi su questa manifestazione”. Manda in quarantena Bartolozzi quando anticipa: “Io penso che la legge attuativa della riforma debba prevedere un periodo di decantazione, cioè qualche anno deve passare perché chi è stato in politica possa aspirare ad entrare nei membri laici del Csm”. Ve lo promette, come Sal Da Vinci: “Non ci sarà deriva illiberale, la separazione esiste già in 21 paesi”. Anche la sua carriera si sta separando: si sta allontanando da Trump, dalla Meloni da furia epica. Non è stata Melonissima, ma è stata misurata e la telefonata a Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli conferma che il suo “sono sincera”, era sincero. Con la mano sul petto, saranno lei, Elly, Peppi e Angi e Nick, insieme per la vit… Non esageriamo.
Carmelo Caruso