Ansa

Prove di dialogo

Meloni chiama l'opposizione sul medio oriente. Guerini: “Bene la premier e Schlein. Tutti siano disponibili”

Ruggiero Montenegro

Dopo le polemiche la premier sente i leader dei partiti di minoranza: aggiornamento costante, ma per ora in via informale. Casini: “Il tavolo sull’Iran? Si faccia. Non perdiamo l’ennesima occasione”

Ci sono appelli e contro appelli. Accuse e veleni. Ma qualcosa si muove: dopo l’attacco alla base italiana di Erbil, Giorgia Meloni chiama Elly Schlein, Giuseppe Conte e gli altri leader dell’opposizione. “Credo che se il governo ritiene che, in relazione a una crisi internazionale così importante, ci siano elementi per aprire un canale informale di aggiornamento con le opposizioni per aggiornarle, è bene che lo si faccia. E le opposizioni, in tal caso, mostrino disponibilità. In un paese normale deve avvenire così, come avvenuto in precedenti situazioni della nostra storia anche recente. Nei giorni scorsi, con altri, ho lavorato in tal senso. Per questo giudico positivamente la telefonata tra la premier e la segretaria del mio partito. E’ un passaggio di responsabilità che avevo auspicato ed è bene che ci sia stato”, dice al Foglio il dem Lorenzo Guerini, l’ex ministro della Difesa. Il rischio, nemmeno tanto nascosto era che la bagarre referendaria potesse travolgere ogni tentativo di dialogo.

 

La notizia arriva nel tardo pomeriggio. E’ la segretaria del Pd Schlein la prima a farlo sapere a margine di un evento a Venezia per il No al referendum, dopo due giorni di tensioni e reciproci attacchi tra maggioranza e opposizione. “Mi ha telefonato la premier, siamo d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in medio oriente, molto preoccupante, anche in riferimento all’attacco che c'è stato alla nostra base a Erbil”, spiega la leader dem. Non sarà il confronto istituzionale a Palazzo Chigi, ma è già qualcosa. Di prima mattina era stata proprio la premier a riaprire la partita. “Per ristabilire quanto accaduto” durante il dibattito parlamentare di mercoledì. “Il mio è stato un appello al dialogo sincero e pubblico, a fronte del quale l’opposizione ha risposto con accuse, ironie e perfino insulti personali”, le parole della leader di FdI, rifiutando ogni addebito: “A dimostrazione di quello che dico, confermo che il mio invito resta valido”. Nella sua nota, arrivata dai canali di Palazzo Chigi, chiamava in causa direttamente Schlein, l’unica leader dell’opposizione a essere citata. Scintille che si inseriscono nella volata finale di questo referendum, in cui entrambe le leader si giocano molto. Devono tenere il punto.

 

E lo fa anche Giuseppe Conte, a suo modo. “No a finte passerelle”, aveva detto prima dello scatto di Meloni, parlando dall’Università del Salento nel corso di un evento per il No quello più istituzionale, “il tavolo più trasparente è il Parlamento”. Poi la premier ha sentito uno alla volta tutti i leader delle opposizioni trovando per ora una formula di compromesso, una sorta di tavolo telefonico, rispetto a cui anche il leader del M5s ha dato “ovviamente disponibilità”, assicurano da via di Campo Marzio. Da Italia viva i renziani, che pure qualche dubbio sulle intenzioni di Palazzo Chigi lo nutrivano, temendo un bluff, spiegano che “la proposta di Meloni arriva in ritardo ma è ben accolta da tutti noi. Per adesso l’accordo è che le informazioni saranno veicolate per le vie brevi di telefonate e messaggi”. Matteo Renzi e i suoi confermano quindi “la massima disponibilità a confrontarsi a tutti i livelli: in Parlamento, a Palazzo Chigi, nei tavoli che la premier vorrà convocare”. Si vedrà. “Piena disponibilità” arriva anche da Carlo Calenda, il leader di Azione che tra i primi, pur con qualche critica a Meloni, aveva aperto al confronto. “Ho capito – aggiunge – che le altre opposizioni, sbagliando, non si vogliono sedere. Lo ritengo un grave vulnus istituzionale perché ci sono due guerre ai confini dell'Europa e la disponibilità del governo a informare le opposizioni, anche in una sede più raccolta e riservata, oltre che in Parlamento è una cosa positiva che va accolta”. All’eventuale tavolo è pronta a sedersi anche Più Europa, “al di là del nostro dissenso sulla politica estera del governo”, ha detto il leader Riccardo Magi che in ogni caso manterrà un canale sempre aperto.

 

E pensare che per tutta la giornata l’ipotesi di un confronto, più o meno permanente, tra il governo e le forze di minoranza era sembrata quasi una prospettiva impossibile. Per dire, Galeazzo Bignami, ancora ieri pomeriggio invitava la sinistra a “chiedere scusa agli italiani” dopo aver rifiutato la proposta di Meloni in Parlamento. Poi qualcosa è cambiato, sono partite le chiamate della premier. Nel pomeriggio Pier Ferdinando Casini, il senatore (indipendente) eletto in quota Pd ed ex presidente della Camera – “Io sono un battitore libero” – parlando con il Foglio osservava: “Se non ci sarà questo tavolo dovremmo amaramente convenire che è più importante il referendum di quello che sta succedendo in medio oriente. Sarebbe francamente l’ennesima occasione persa, ma mi auguro che prevalga la ragionevolezza”. 

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