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Il discorso integrale di Meloni in Parlamento sulla crisi in medio oriente
Iran ma anche Ucraina e sanzioni alla Russia, costi dell'energia e riforma dell'Ets, competitività e difesa, immigrazione. Cosa ha detto la premier a Camera e Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo
Grazie Presidente. Onorevoli Senatori,
Prima di entrare nei contenuti del Consiglio europeo della prossima settimana, avevo proposto di anticipare ad oggi le previste Comunicazioni per relazionare al Parlamento e confrontarmi con le forze politiche anche su come affrontare la crisi in medio oriente, che con i suoi effetti investe direttamente la sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei. Si tratta di una crisi complessa, certamente tra le più complesse degli ultimi decenni, che ci impone di agire con lucidità e serietà.
Mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare, come dimostra la presenza in Parlamento del ministro degli Esteri Tajani e del ministro della Difesa Crosetto per ben due volte in meno di una settimana, oltre alla mia presenza qui oggi.
Non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né un governo “isolato” in Europa, né un governo responsabile delle conseguenze economiche di questa crisi. Sono affermazioni che ho sentito in questi giorni e che non rendono giustizia all’impegno che l’Italia ha sempre portato avanti in questo delicato quadrante geopolitico.
Il governo italiano sta affrontando uno dei passaggi più complessi della storia recente, in stretto raccordo con i partner europei e in contatto costante con i leader del medio oriente e del Golfo, utilizzando tutti gli strumenti disponibili: diplomatici, militari, di sicurezza e di politica economica.
L’appello all’unità nazionale
Ci troviamo di fronte a uno dei tornanti più difficili della storia recente e sarebbe auspicabile che una Nazione democratica come la nostra sapesse compattarsi attorno alla difesa dei propri interessi nazionali.
Non propongo unanimismi di facciata né intendo neutralizzare la voce delle opposizioni. Tuttavia, uno scenario come questo richiede responsabilità, lucidità e capacità di adattare le decisioni alla rapidità degli eventi.
Ricordo che quando ero all’opposizione del governo Draghi, durante l’aggressione russa all’Ucraina, non esitai a sostenere il governo nelle ore più drammatiche della crisi. Significa che si può fare, senza rinunciare alla propria identità politica.
Mi auguro che questo spirito possa essere raccolto e che l’Italia possa parlare con una sola voce nelle prossime settimane. In ogni caso, il governo continuerà a rappresentare l’Italia con autorevolezza, serietà e abnegazione.
Crisi dell’ordine internazionale
Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. È un processo iniziato da tempo ma che ha avuto una svolta precisa con l’invasione di una Nazione da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto ripercussioni anche in medio oriente. Tuttavia l’attuale fase di conflitto ha una data di inizio chiara: il 7 ottobre 2023, con l’attacco terroristico di Hamas contro Israele.
Un attacco reso possibile anche dal sostegno finanziario, logistico e militare fornito dall’Iran al gruppo terroristico, lo stesso sostegno fornito negli anni a Hezbollah in Libano, a gruppi armati in Iraq e Afghanistan, agli Houthi in Yemen e al regime di Assad in Siria.
Il ruolo dell’Iran e la questione nucleare
Il sostegno iraniano si estende oltre il medio oriente. L’Iran fornisce alla Russia i droni Shahed utilizzati nella guerra contro l’Ucraina.
È in questo contesto di crisi del sistema internazionale che si colloca l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano. Un intervento al quale l’Italia non prende parte e non intende prendere parte.
Negli ultimi mesi l’Italia si è impegnata per evitare una escalation militare. Abbiamo ospitato a Roma due round di negoziati sul nucleare iraniano e mantenuto un canale di comunicazione con Teheran per favorire un accordo che garantisse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare.
Tuttavia rimane la questione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran fino al 60 per cento, un livello molto più alto di quello necessario per usi civili e vicino a quello richiesto per la costruzione di un’arma nucleare.
Viviamo in un mondo che spesso costringe a scegliere tra cattive opzioni. Da una parte consideriamo drammatico l’avvio di un nuovo conflitto e non sottovalutiamo gli impatti economici che può avere sull’Italia.
Dall’altra sappiamo che le conseguenze sarebbero ben peggiori se ignorassimo il rischio di un regime fondamentalista dotato di missili a lungo raggio e di armi nucleari.
Queste sono le ragioni della nostra prudenza. Sarebbe più facile rispondere con slogan e frasi fatte, ma sarebbe anche molto meno responsabile.
Le tre priorità dell’azione del governo
Di fronte alla crisi, l’azione del governo si muove lungo tre direttrici principali.
La prima è quella diplomatica: lavorare per verificare se e quando possano aprirsi spazi per un ritorno alla diplomazia. Allo stesso tempo continueremo a chiedere che nelle operazioni militari venga sempre tutelata l’incolumità dei civili.
La seconda riguarda la sicurezza degli italiani nella regione. Abbiamo organizzato voli e convogli che hanno permesso di rimpatriare oltre 25 mila connazionali, con la collaborazione dei paesi del Golfo e grazie al lavoro della Farnesina, dell’intelligence e della Protezione civile.
La terza direttrice riguarda il sostegno alla sicurezza dei paesi del Golfo, ai quali l’Italia sta fornendo sistemi di difesa aerea insieme ad altri partner europei.
Le basi militari e il rapporto con gli Stati Uniti
Desidero chiarire ancora una volta il tema delle basi militari americane in Italia. Gli accordi bilaterali che regolano questa presenza risalgono al 1954 e sono stati aggiornati da governi di ogni colore politico.
Le autorizzazioni tecniche riguardano attività logistiche e operazioni non cinetiche. Nel caso di richieste per attività diverse, la decisione spetterebbe al governo, ma la nostra posizione è che la decisione debba essere condivisa dal Parlamento.
Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Ribadisco inoltre che l’Italia non è in guerra e non vuole entrare in guerra.
La situazione in Libano
Merita attenzione anche la situazione in Libano, dove Hezbollah ha deciso di trascinare il paese in un nuovo conflitto con Israele.
Ho parlato con il primo ministro israeliano Netanyahu ribadendo la contrarietà dell’Italia a qualunque escalation, pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi.
Condanniamo le vittime civili e esprimiamo solidarietà alle comunità costrette ad abbandonare le loro case. In Libano operano oltre mille militari italiani nella missione delle Nazioni Unite UNIFIL, che svolge un ruolo cruciale per la stabilità del paese.
Sicurezza interna e tutela economica
Il governo ha rafforzato le misure di sicurezza interne, aumentando la protezione degli obiettivi sensibili e monitorando il rischio di terrorismo.
Parallelamente stiamo monitorando l’andamento dei prezzi dell’energia e dei carburanti per prevenire fenomeni speculativi. Sono state attivate task force specifiche e il sistema di controllo dei prezzi.
Se necessario potremo ricorrere anche al meccanismo delle cosiddette “accise mobili” per contenere l’aumento dei carburanti.
Ucraina: sostegno a Kyiv e prospettive di pace
Al Consiglio europeo parleremo anche della guerra in Ucraina, entrata nel suo quinto anno.
La posizione dell’Italia non è mai cambiata: restiamo al fianco di Kiev e della sua integrità territoriale. Sostenere l’Ucraina significa difendere la sicurezza dell’intero continente europeo.
Gli sforzi diplomatici proseguono e l’Italia partecipa al coordinamento tra Europa, Stati Uniti e Ucraina per costruire le condizioni di una pace giusta e duratura.
Sanzioni alla Russia e sostegno finanziario all’Ucraina
Continueremo a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia.
Il ventesimo pacchetto di sanzioni europee rappresenta un passaggio necessario per ridurre le entrate che alimentano la macchina bellica del Cremlino.
Allo stesso tempo sosteniamo il nuovo prestito europeo a favore dell’Ucraina, fondamentale per la stabilità finanziaria del paese.
Allargamento dell’Unione europea
Il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea procede parallelamente agli sforzi diplomatici per la pace.
Tuttavia riteniamo che eventuali accelerazioni debbano coinvolgere anche gli altri paesi candidati, in particolare quelli dei Balcani occidentali, preservando l’equilibrio istituzionale dell’Unione.
Competitività europea ed energia
Il contesto internazionale mette alla prova anche la competitività delle economie europee.
L’Italia sostiene una strategia basata sulla diversificazione delle fonti energetiche, sullo sviluppo delle rinnovabili e sul nucleare di nuova generazione.
Allo stesso tempo è necessario eliminare i fattori interni che riducono la competitività europea, come l’eccesso di burocrazia e alcune rigidità normative.
La riforma del sistema ETS
Uno dei punti centrali del confronto europeo riguarda il sistema di tassazione del carbonio ETS.
Secondo l’Italia questo sistema necessita di una revisione perché contribuisce ad aumentare artificialmente il prezzo dell’energia.
Abbiamo chiesto una sospensione temporanea dell’applicazione dell’ETS alla produzione termoelettrica e una riforma strutturale che limiti l’impatto sui prezzi dell’elettricità.
Le proposte italiane per ridurre i costi energetici
Tra le proposte italiane figurano anche la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore e misure per ridurre la volatilità del prezzo delle quote ETS.
Chiederemo inoltre di intervenire sui costi infrastrutturali e sulle tariffe di trasporto del gas, oltre a valutare strumenti europei per garantire maggiore liquidità sul mercato energetico.
Su tutti questi temi continueremo a lavorare nei prossimi giorni in vista del Consiglio europeo, con l’obiettivo di tutelare gli interessi dell’Italia e rafforzare la competitività dell’Europa.
Il nuovo bilancio europeo e il sostegno alla competitività
Un altro tema centrale del prossimo Consiglio europeo sarà la discussione sul nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Il confronto si concentrerà sugli strumenti finanziari con cui rafforzare la competitività del sistema economico europeo.
La proposta presentata dalla Commissione europea il 16 luglio scorso segna un cambio di passo significativo, con circa 450 miliardi di euro destinati alla competitività e alla ricerca. Dal punto di vista dell’Italia, competitività significa sostenere le industrie di punta ma anche contrastare con decisione il rischio di deindustrializzazione che minaccia il continente.
Per questo il governo intende difendere alcuni principi fondamentali, a partire dalla piena applicazione del principio di neutralità tecnologica, che un anno fa l’Italia è riuscita a inserire nelle conclusioni del Consiglio europeo e che deve rimanere una bussola irrinunciabile. Particolare attenzione sarà rivolta anche alle industrie di transizione, a partire dal settore automotive, sul quale l’Italia si aspetta passi avanti rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea.
Sostegno alle PMI e rafforzamento del mercato interno
Un’altra priorità riguarda il sostegno alle piccole e medie imprese. L’obiettivo è garantire che nel nuovo Fondo europeo per la competitività vi siano risorse dedicate e strumenti realmente accessibili, così da favorire un afflusso equilibrato delle risorse europee verso tutti i territori.
Allo stesso tempo l’Italia intende affrontare con spirito propositivo il tema del rafforzamento e del completamento del mercato interno, incluso il cosiddetto ventottesimo regime, cioè un nuovo quadro giuridico semplificato pensato per le imprese innovative.
Le priorità italiane nel negoziato sul bilancio UE
Il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale resta molto ampio e dovrà affrontare questioni cruciali, a partire dalla dimensione complessiva delle risorse.
Per l’Italia è essenziale che gli investimenti sulla competitività non compromettano due pilastri fondamentali dell’Unione europea: la Politica agricola comune e la Politica di coesione. Competitività e politiche tradizionali non sono in contrasto, ma rappresentano due facce della stessa medaglia.
La coesione territoriale contribuisce infatti a rafforzare il mercato interno e a garantire la convergenza tra i territori europei.
Il tema delle risorse proprie e della fiscalità europea
Un altro nodo riguarda le cosiddette risorse proprie dell’Unione europea. La posizione italiana è chiara: sostenere la competitività non può tradursi nell’introduzione di nuove tasse europee.
Il governo è impegnato a ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese e non intende accettare soluzioni che reintroducano indirettamente nuove forme di tassazione.
Allo stesso tempo riteniamo necessario modernizzare il bilancio europeo, superando i cosiddetti rebates, gli sconti fiscali ormai anacronistici di cui beneficiano alcuni Stati membri.
Condizionalità e regole europee
Nel negoziato sul bilancio europeo assume rilievo anche il tema delle condizionalità. In particolare, quelle legate allo stato di diritto non devono essere utilizzate in modo strumentale.
Allo stesso modo è necessario evitare che alcune regole ambientali, come il principio “do no significant harm”, vengano interpretate in modo eccessivamente rigido, rischiando di compromettere proprio la competitività europea che si intende rafforzare.
Commercio internazionale e nuovi accordi
Nel contesto geopolitico attuale è fondamentale rafforzare anche la strategia europea sul commercio internazionale.
L’azione dell’Unione dovrebbe muoversi lungo tre direttrici principali. La prima riguarda il consolidamento degli accordi esistenti, a partire da quello con gli Stati Uniti e dal recente accordo tra Unione europea e Mercosur che la Commissione intende attuare in via provvisoria.
La seconda direttrice è rappresentata dalla definizione di nuovi accordi commerciali strategici, tra cui quello con l’India.
Reciprocità commerciale e controlli doganali
La terza direttrice riguarda il rafforzamento del principio di reciprocità nei rapporti commerciali.
In questa direzione si muove il nuovo regolamento europeo che vieterà l’ingresso nel mercato dell’Unione di prodotti agricoli trattati con antibiotici e pesticidi vietati in Europa.
Parallelamente è necessario rafforzare il sistema dei controlli doganali per garantire condizioni di concorrenza eque tra i produttori europei e quelli extraeuropei.
Su questo fronte l’Italia ha proposto Roma come sede della nuova Agenzia europea delle dogane. Si tratta di una sfida importante sulla quale il governo è impegnato insieme a Roma Capitale e per la quale auspichiamo il sostegno di tutte le forze politiche e dell’intero sistema paese.
Difesa europea e sicurezza comune
Al Consiglio Europeo faremo anche il punto sullo stato di attuazione della tabella di marcia per la prontezza della difesa europea, un tema sempre più attuale e urgente, in particolare per quanto riguarda il piano di azione sui droni e sulla sicurezza anti-droni, cui l’Italia, con le eccellenze della propria industria della difesa, potrà dare un contributo essenziale.
In questo quadro intendiamo ribadire l’importanza di assicurare che questi progetti siano mirati a garantire la sicurezza di tutti i Paesi dell’Unione.
Ancora una volta, i fatti hanno confermato che tutti i confini dell'Alleanza hanno la stessa rilevanza, e che la prontezza europea nella difesa deve essere sviluppata a 360°.
Tutti conosciamo, e sosteniamo, la necessità di proteggere il fianco Est dell’Europa e della NATO. Ma non possiamo consentire – come ho già più volte ricordato in quest’aula richiamando i conflitti e l’instabilità nel Medio Oriente, in Libia, nel Sahel, nel Corno d’Africa – che si perda di vista il nostro fianco meridionale.
Il rafforzamento della difesa italiana
Intanto, l’Italia prosegue nel percorso di rafforzamento della sua difesa, anche grazie all’approvazione dei finanziamenti agevolati previsti dal programma SAFE (Security Action for Europe).
Sono stati assegnati 14,9 miliardi di euro a progetti che abbiamo attentamente selezionato per massimizzare lo sviluppo dell’industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali, privilegiando lo sviluppo di strumenti dual use, utilizzabili cioè tanto a scopo militare quanto civile.
Migrazione: il confronto europeo
In ultimo, anche in questo Consiglio torneremo a parlare di immigrazione.
Oggi, come non mai, c’è ampio consenso tra gli Stati membri sulla linea politica da seguire in ambito migratorio, tanto a livello di legislazione interna quanto di dimensione esterna.
Sono particolarmente fiera del fatto che stia prendendo corpo un pacchetto di norme importantissime che l’Italia ha fortemente voluto e sostenuto, lavorando per costruire su di esse il più ampio consenso possibile.
Mi riferisco alla revisione del concetto di Paese terzo sicuro, all’adozione di una lista europea di Paesi di origine sicuri, con la possibilità di designare Paesi di origine sicuri con eccezioni territoriali e personali, e alla revisione del Regolamento rimpatri con la previsione esplicita degli hub per i rimpatri in territorio extra-Ue.
I centri in Albania e il confronto con la magistratura
In sostanza, oggi l’Europa ci dice chiaramente, nero su bianco, che il Governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo.
Anche se temo che per alcuni non basterà neanche questo e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania.
Come accaduto nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e – è molto desolante doverlo raccontare – violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale.
Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso.
Le nuove misure del governo sull’immigrazione
Ma voglio dirlo chiaramente: nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini.
Intanto, in vista della piena operatività del nuovo Patto Migrazione e Asilo, con il recente DDL Sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri abbiamo disposto il potenziamento dei centri di accoglienza e di permanenza per il rimpatrio, anche attraverso il sostegno operativo della Croce Rossa italiana.
L’aggiornamento delle regole internazionali sulla migrazione
Continua inoltre il lavoro con i nostri partner per assicurare che le convenzioni internazionali siano adeguate alle sfide migratorie del nostro tempo.
Lo stiamo facendo sia a livello di Consiglio d’Europa, dove lavoriamo affinché il Comitato dei Ministri sposi la posizione italo-danese – adottata lo scorso dicembre da 27 Stati membri – sulla necessità di un aggiornamento della Convenzione.
Allo stesso tempo operiamo anche a livello di Nazioni Unite, in vista del prossimo “International Migration Review Forum”.
Migrazione, stabilità e protezione umanitaria
È chiaro a tutti che crescente instabilità può significare anche possibili nuovi flussi.
Di fronte a questo rischio, a maggior ragione la posizione italiana non cambia: una cosa è la protezione umanitaria, che deve essere riservata a chi davvero la merita, come abbiamo dimostrato da ultimo nei confronti del popolo palestinese; altra cosa è l’immigrazione irregolare, che invece deve essere scoraggiata, non soltanto perché problematica per i Paesi di destinazione, ma anche perché mette a repentaglio la vita e le prospettive di un’esistenza dignitosa dei migranti stessi.
La forte diminuzione in questi anni delle morti nel Mediterraneo sta lì a dimostrarlo ed è uno dei risultati di cui l’Italia deve andare maggiormente fiera.
Il ruolo dell’Italia in Europa
In conclusione, colleghi, quando andrò a Bruxelles la settimana prossima lo farò per rivendicare con orgoglio ciò che l’Italia può e deve fare, per sé stessa e per l’Europa.
Perché le crisi di oggi non ammettono né debolezze né ambiguità: o l’Europa trova il coraggio di difendere i propri confini, la propria libertà e il proprio benessere, o è destinata all’irrilevanza. In un mondo che non fa sconti a nessuno.
Per quello che ci riguarda abbiamo scelto da che parte stare.
Dalla parte del realismo contro l’ideologia, delle soluzioni contro i proclami, dell’orgoglio nazionale contro le tifoserie.
E poco importa che si tenti di dire che siamo isolati proprio mentre siamo al centro di ogni coordinamento internazionale.
Poco importa che a ogni tornante difficile debba sentirmi ripetere che il nostro governo dovrebbe scegliere da che parte stare tra uno e l’altro, che dovrebbe schierarsi con questo o con quello, che dovrebbe seguire l’uno piuttosto che l’altro, come immagino potrebbe accadere anche oggi.
Perché sapete già che non condivido questa visione provinciale della politica europea e internazionale, e ancora meno condivido l’idea che ci sia sempre qualcun altro da cui dobbiamo prendere esempio.
Noi seguiamo sempre e solo lo stesso obiettivo, ci schieriamo sempre e solo con un unico interesse: che è quello dell’Italia.
Una grande Nazione, che ha le radici nel Mediterraneo, la testa in Europa e il cuore con l’Occidente.
Lo facciamo con orgoglio e determinazione, ogni giorno. E a maggior ragione intendiamo farlo con determinazione in questo tempo molto difficile.
Vi ringrazio.